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Chiamatemi Ismaele (e un'ambulanza)
Scritto da kurtz
Categoria: Narrativa
Scritto il 10/10/2017, Pubblicato il 10/10/2017, Ultima modifica il 10/10/2017
Codice testo: 1010201712958 | Letto 129 volte

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Et voilà, centraal station di amsterdam.
Dalla bocca del sottopassaggio fino a vari metri fuori dalla stazione vengo avvicinato da individui che proclamano “crack, brown, coke, ecstasy…"come una litania.
Chi segue costoro, se è fortunato compra zucchero di canna e aspirina sbriciolata, se no finisce rapinato e senza scarpe a pochi metri da un vero spacciatore di crack e/o eroina.
Poso la valigia per un caffè.
Un gruppo di tossici che si guardano in cagnesco per decidere chi si avventerà per primo sul mio bagaglio.
Raccolgo la valigia e me bevo dal bicchierone di caffè, camminando, senza spargimento di sangue.
Arrivo in warmoestraat, prendo possesso di letto e armadietto nello stanzone dell’ostello kabul.
Saluto i miei coinquilini, un cuoco di arezzo con l’immancabile gazzetta dello sport, un arabo che farà strane domande sull’italia, tipo romanzo di le carrè (mah!), un tizio in cappotto nero il cui bagaglio è costituito da una scatola di cartone zeppa di vino e liquori, un blocco da disegno, una pipa di ottone e hashish, foto di ragazza che rimira di tanto in tanto, tra l’altro nessuno sa come fa la scatola dei liquori ad essere sempre piena dato che nessuno l’ha mai visto uscire, anzi, nessuno l’ha mai visto in piedi.
Entro in un negozio di cagate per turisti e compro pipa da crack e coltello a scatto.
Seguo a distanza due tossici per vedere dove comprare brown e crack e coca in polvere, senza farmi fregare.
Mi apparto in un vicolo, pipa nella sinistra, così se la mano deve estrarre il coltello, sarà l’accendino a volare via e se non mi sbrigo a fumare, l’accendino volerà via presto: due rapaci curvi e diabolici guardano la mia pipa bella grassa.
Via, go, let’s go, thè ghiacciato e via in smart shop e coffee shop a fare una compulsiva incetta di droghe, dall’efedrina al peyote, erbe sudamericane, funghi hawaiani e sa il demonio cos’altro.
START!!!
Quattro del mattino, mentre sono in un club di drum and bass, rapito dalle luci, quando un ragazzo mi offre dello speed, bang, il peyote sale in pole position, su un letto di funghi hawaiani e an suspect de brown sugar.
Non riesco più a stare al chiuso.
AL CHIUSO?
Nossignore manco per il cazzo
L’hai detto
Babbo natale fuori servizio chiacchera con un ultrà dell’ajax
“italian tivì!” urlo
Alzano le lattine di birra


Rieccomi al chiosco della centraal station.
Due checche si buttano come iene su un ragazzino ritardato offrendo questo e quello.
Un tipo grassoccio, una palla di un metro e mezzo, con una coppola che gli da l’aria di un pac man mi mostra la lingua, per lui doveva essere un gesto lascivo.
“AHAHAHAHAHAHAHAHA bella lingua pacman bella sul serio UAHAHAHAHHAHA”
Sbarra gli occhi e sgomma via, senza camminare, come su rotelle, comecazzofaaaaaa?
Sono forti ste checche di ’damm.
Un’auto della madonna guidata da un anziano in cappotto di cachemire scarica un ragazzo con capelli blu, un bacio con la lingua e via.
“spero per te che paghi bene, io per poco non butto fuori la cena”
“?”
“no no right right, nine inch nails”
“!”
Un tale scheletrico, suona una slide guitar più grande di lui.
Ma come cazzo? Sono in flower markt square!
Perché?
Chi se ne fotte questo qua è un arcidio con la chitarra
Il blues ha il suo profeta
Applaudo
Schiumo

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