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Delitto e castigo
Scritto da athos
Categoria: Narrativa
Scritto il 10/01/2018, Pubblicato il 10/01/2018, Ultima modifica il 10/01/2018
Codice testo: 10120189134 | Letto 277 volte

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Nota dell'autore athos:
La nemesi è sempre dietro l'angolo

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Delitto e castigo

Era dalle otto di mattina che girava nella lunga strada che attraversava il paese, e aveva già bevuto tre caffè per passare qualche minuto al caldo. Intabarrato in un cappotto marrone abbastanza grande da coprirgli la giacca nera e la cravatta gialla, Si sentiva un damerino che andava all'esame universitario. Vecchi ricordi di gioventù, di speranze naufragate in un mare di errori e d’incomprensioni con se stesso. Antonio non aveva mai avuto grandi ambizioni riguardo al suo futuro e, i risultati raggiunti in quarantaquattro anni di vita, erano lì ogni mattina, impietosi e duri, a testimoniarglielo davanti allo specchio dove ogni giorno si osservava le rughe.

Come aveva previsto, verso le dieci vide Carolina, la figlia maggiore di Anna Mescuti, entrare in casa per farle la solita visita. La madre aveva da poco compiuto ottantatré anni ed era ancora in gamba. Aveva quel tipico sorriso delle signore anziane, un che di bonario e amorevole che le facevano amico tutto il vicinato. Le ragazzine del quartiere la chiamavano nonna Anna, e lei distribuiva a piene mani caramelle e dolci preparati in casa. Era sempre vissuta nel quartiere, in quella grande casa che aveva visto passare tre generazioni. Recentemente era stata ristrutturata, una ventata di fresco e di nuovo dopo la morte del marito.

Antonio aveva abitato in quella zona dell’alta Brianza tanti anni prima, e da un po’ di tempo tornava per fare qualche colpo. Si travestiva con facilità. Il suo campionario di vestiti era composto di un paio di tute da lavoro e un completo stazzonato giacca e pantalone con cravatta. La tecnica con il tempo si era raffinata, si presentava nel bel mezzo del mattino nelle case delle sue vittime, spacciandosi per tecnico di una fantomatica società che gestiva l’energia elettrica. Oppure in giacca e cravatta provava a vendere degli improbabili computer. Le vittime erano sempre anziane, e ci voleva ugualmente una certa tecnica per imbrogliarle. Parlantina veloce, sguardo fisso e richieste che cercavano sempre una risposta immediata. In gioventù, dopo aver offuscato la luce dei sogni e silenziato la coscienza, aveva fatto qualche colpo in banca, poi sette anni di prigione gli avevano fatto cambiare idea. Le rapine erano diminuite perché non giravano più contanti come un tempo, e i trucchi delle polizie erano diventati troppo difficili da evitare. Allora era passato a questi imbrogli che fruttavano ancora bene. Il fatto di non avere un’arma, gli garantiva una pena minima nel caso qualcosa fosse andato storto, Ogni colpo, ne riusciva in media uno ogni sei tentativi, fruttava dalle cinquecento alle mille euro. Né armi né violenza, il suo bazooka era la lingua. Veloce, avvolgente, amica, pronta a dare consigli sulla salute e a come difendersi dal freddo o dal caldo. Le sue vittime le coccolava, prima di arrivare al plot dell’azione, chiedeva loro lo stato di salute, la famiglia, i nipotini. Riusciva ad avere in poco più di cinque minuti la fiducia di questi anziani. Certo, pensava Antonio ogni tanto, questo tipo di truffa aveva qualcosa di meschino, di vigliacco. Però lui doveva sbarcare il lunario, e si convinceva che le sue vittime fossero benestanti e che non avrebbero subito troppi danni da quelle piccole somme che si erano viste indotte a consegnargli. Naturalmente degli aspetti psicologici che ne seguivano dopo ad Antonio non gliene fregava quasi nulla.

Quel giorno aveva già calcolato tutto. Una volta vista la figlia salire in macchina e allontanarsi verso sud, si avvicinò alla casa. Si sistemò la cravatta e la giacca, si ravviò i capelli. Estrasse dalla valigetta ventiquattrore il foglio che rappresentava la fattura da incassare, e suonò il campanello. Dopo circa due minuti Anna aprì la porta principale. Faceva freddo.
“Buongiorno signora, sono Alessandro Manzoni. Vengo da parte della Ergas per farle vedere una fattura non ancora incassata.” Le disse a voce alta per farsi sentire meglio.
La donna lo guardò e aprì il cancello d’ingresso. Antonio entrò osservando la zona. Non vide nessuno e proseguì con passo più veloce. Si presentò, e Anna lo fece subito entrare.
“Sa che lei somiglia tanto a mio cugino Giorgio. La stessa altezza, lo stesso portamento, la stessa voce.”
Era tipico che le vittime riconoscessero qualcuno nella persona che avevano davanti. Era uno strano meccanismo psicologico che Antonio non aveva mai compreso appieno, ma che spesso si trovava ad affrontare e a gestire. Facilitava il dialogo e la vicinanza, rendeva intimo ed eterno un incontro che sarebbe durato una decina di minuti al massimo.
“Oh bene signora Anna, una buona notizia. Lo vede spesso questo Giorgio?” chiese incuriosito.
“Ora molto meno, abbiamo la stessa età e tanti acciacchi, ma abbiamo compiuto tanti viaggi insieme. “Le rispose Anna.
“E dov'eravate stati di bello?” insistette Antonio.
Era necessario far parlare la vittima, rimanere attenti e colpire nel momento di stasi della conversazione.
“Allora, mi faccia pensare. A Parigi, Londra, Berlino, New York e tante altre città, la lista sarebbe lunghissima.”
Antonio cominciò a pensare che sarebbe stata un osso duro. La signora era ciarliera e lucida. Aveva voglia di parlare e introdurre l’argomento non sarebbe stato facile. Doveva passare subito all'azione, perché non poteva dilungarsi troppo nella conversazione.
“Ecco signora, le spiego il motivo della mia visita. Sono qui per incassare una fattura della Ergas, la società che eroga il gas a casa sua. Come sicuramente si sarà accorta, o glielo avrà detto sua figlia, l’ultima bolletta non è stata addebitata in banca. Poco male, non si preoccupi, non le è sospeso il collegamento, soprattutto con questo freddo! Sono cinquecentoottanta euro riguardanti il bimestre di ottobre e novembre. Meglio se mi paga in contanti, perché l’azienda non incassa assegni. Sa com'è, tutte le spese bancarie ci mangiano il guadagno.” Disse alla signora Anna tutto di un fiato. Le sottopose una fattura con riportato il suo nome, una serie di numeri, riquadri colorati e il totale in fondo ben evidenziato in rosso.
La signora lo guardò incuriosita.
“Come al solito Carolina non mi ha detto nulla. Le dico di tenermi al corrente di tutte le spese, sì mamma, non preoccuparti. Ecco invece cosa succede. Adesso la chiamo.”
Antonio diventò rosso in viso. La situazione era già oltre il limite giallo del pericolo.
“No signora” intervenne a precipizio “non disturbi sua figlia. Legga la fattura, è tutto chiaro.”
“Ah.” La donna era pensosa, era rimasta ai ricordi del cugino e ora si ritrovava con un bel problema da risolvere. I debiti le avevano sempre fatto paura, tutto, anche i grandi lavori di manutenzione, li aveva sempre pagati subito, senza cambiali e scadenze che le toglievano il sonno.
“Il problema è che non tengo soldi in casa. Mi sono rimasti solo cento euro.” Gli rispose la donna delusa perché non poteva saldare il debito.
Antonio intuì che aveva trovato un bel pollo da spennare ma era stato sfortunato. Maledì la figlia e disse alla signora.
“Facciamo così: prendo i cento euro e le lascio un biglietto che lei terrà come ricevuta di acconto. Settimana prossima passerò per il saldo. Intanto lei avrà parlato con sua figlia e potrà sistemare tutto. Non la chiami adesso per una cosa così semplice.”
Anna lo guardò stranita, accennò un andirivieni indeciso, poi gli sorrise, aprì il cassetto del tavolo da cucina e gli mise davanti i cento euro. Antonio prese un foglio dalla valigetta e le rilasciò una ricevuta. Per completare l’opera riportò anche il numero della fattura.
Mise i cento euro nel portafoglio e si apprestò a salutare la signora.
“E la fattura? Non la prende?”
“Oh, che sbadato. Grazie signora, è stata gentilissima. Ci vediamo settimana prossima.”
”Va bene signor Alessandro. Buon lavoro.” Gli disse accompagnandolo alla porta. Lui uscì a passo molto spedito, si girò un momento e vide che la signora lo salutava con la mano.

Era tanto freddo, il vapore dalla bocca usciva come fumo da una ciminiera. Antonio aveva studiato tutto nei minimi dettagli e l’azione era stata precisa e senza tentennamenti. Purtroppo, non tutte le ciambelle uscivano con il buco, si disse mentre saliva in macchina imprecando a voce alta. Poteva essere una grande giornata, e invece si era rivelata un mezzo fallimento. Ormai la piazza era diventata terra bruciata, ora avrebbe dovuto spostarsi di una cinquantina di chilometri per tentare altri colpi. Ma ci voleva tempo. Aveva dei basisti che gli passavano le informazioni. Questo però non era sufficiente, perché toccava a lui controllare la zona, seguire gli spostamenti dei parenti per poi apprestarsi a sferrare l’attacco. Ci voleva tempo e i rischi aumentavano. Forse anche quel tipo di truffe avevano i giorni contati.

Uscì dal paese e imboccò la tangenziale. Viaggiava a velocità di crociera rimuginando l’accaduto. La signora era sveglia e attiva, però aveva pagato senza il minimo dubbio. Si congratulò con se stesso per essere stato così convincente. Perlomeno aveva rispettato tutti i tempi e i modi dello schema prefissato.
Si fermò in un bar a mangiare un panino. Si sedette vicino all'entrata e nell'attesa dell’ordinazione prese in mano il giornale. Politica e sport erano gli argomenti principali. Antonio era informatissimo, perché aveva già sentito una decina di giornali radio. In fondo a destra, nella cronaca locale, lesse di alcuni misteriosi personaggi che ipnotizzavano le persone anziane e poi le derubavano. Lì per lì non fece mente locale che questi non erano altri che suoi colleghi. Fu il barista, arrivato con il panino su un piatto e un bicchiere di vino in mano, che glielo fece capire.
“Bastardi, come si fa ad avere il coraggio di approfittare degli anziani. Ne trovassi uno, lo appenderei subito a quell'albero.” Gli disse l’uomo.
Antonio lo guardò, intimorito dalla mole possente del suo fisico e addentò il panino.
“È vero.” Disse laconicamente.

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