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" 1961... L'Ultimo Natale "
Scritto da Edo-e-le-storie-appese
Categoria: Narrativa - erotico/romantico
Scritto il 10/12/2008, Pubblicato il 10/12/2008, Ultima modifica il 30/12/2008
Codice testo: 101220088735 | Letto 3515 volte

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Quell''ultimo Natale...

Natale 1961...
Il crepitio del fuoco nel camino, scintillava in giocosa e pirica coreografia, cogliendo gli astanti di quel focolare in gioiosi gridolini di fantastico raduno...
Si... era un inverno alquanto tosto, fuori sibilava il vento con folate di libellule bianche che s'andavano ad ammottichiare negli angoli del cortile, dove gli ostacoli creavano quel turbine fermando molta più neve, eravamo appena tornati dalla messa di mezzanotte con i miei nonni e gli zii... ero io il preferito dei nipoti, perchè assiduo frequentatore di quella patriarcale famiglia, che oggi conserva solo qualche sopravissuto, un mio ricordo emozionale e commosso va a coloro che non sono più di questo mondo.
Attorno a quel camino stavo vivendo ignaro, l'ultimo Natale in quella fattoria antica, era quasi pronta la nuova casa colonica dotata di confort moderni, ci si radunava sempre attorno al fuoco oppure nelle stalle durante l'inverno, per godere del tepore che gli animali producevano, gli adulti discutevano, raccontavano, facevano lavori ai ferri con la lana le donne, mentre gli uomini costruivano ceste, contenitori vari con il giunco ecc..., la TV non aveva invaso la vita come oggi, la stalla era un punto caldo di ritrovo anche per noi ragazzi, si giocava con giochi di società, a carte , a dama ecc, oppure a nascondino nei fienili, dove si sperimentavano i primi approcci amorosi.
Quel Natale è stato l'ultimo per me con quella unica ed insostituibile atmosfera, ancora non sapevo che a febbraio, a 17 anni e mezzo, avrei preso un treno per lasciare la campagna Padovana per andare in città... Milano...
Avevo l'animo scosso in quei frangenti festosi, da degli eventi più grandi della mia giovanissima età, la mia unica colpa era di essere nato in una famiglia povera di mezzi ma con serenità nel cuore, con il papà emigrante stagionale e la mamma bracciante agricola, presso una fattoria di ricca gente, costoro avevano una figlia 16enne... Sissy.
Erano ben due anni che io e Sissy andavamo molto daccordo in tutto e per tutto, sempre insieme in ogni occasione, una di quelle frequentazioni che riempivano il cuore d'emozioni impagabili, con purezza d'intenti, niente maliziosità, semplicemente un primo immenso amore o cotta come la si volesse chiamare, niente baci arditi, toccamenti o similitudini... come si nota con i ragazzi d'oggi che fanno sesso prestissimo, noi no, avevamo dei principi morali inattaccabili allora, tutto era demandato all'età adulta, dirlo così di questi tempi si viene presi per degli sprovveduti, ma non è così, anche oggi ci sono in giro questi valori assoluti.
Mentre le fiamme allegre del ceppo illuminavano la festosa compagnia, 12 persone attorno al focolare vivevano la notte di Natale godendo di poche cose ma di tanta compagnia, come i popcorn fatti con quel granoturco scuro in padella... di nostra campagnola produzione, era una festa sentire quei botti sul coperchio della pentola, si mangiava il pane dolce con l'uva sultanina, cotto sulla graticola con coperchio... , il panettone era sconosciuto a noi... il vino rallegrava gli animi adulti, era vino sempre di nostra produzione, per i ragazzi c'era la " Graspia " ottenuta dalla macerazione del raspi d'uva pigiati, dentro un un Tino con abbondante aggiunta d'acqua, molto simile alla Sangria spagnola... ma molto meno alcoolica, una bevanda di solo profumo del vino, adatta a noi ragazzi, ora invece i superalcolici abbondano nelle brave notti in discoteca degli adolescenti.
Avevo però la morte nel cuore in quel Natale, Sissy era stata mandata presso parenti in Venezuela, solo per toglierla dalla mia compagnia, indegna, secondo il metro di misura della ricchezza della sua famiglia, paragonata alla mia di famiglia, complice anche la mia poca fortuna scolastica, ero additato come uno spiantato, solo perchè inseguivo sogni di gloria calcistica al posto di studiare, errore fatale per molti giovani di sempre, oltre a questi ostacoli detti... la famiglia ricca licenziò i miei genitori, così sentendomi colpevole di quegli eventi... vivevo quell'ultimo Natale aspettando la partenza, che dopo due mesi si verificò puntuale stravolgendo la mia vita...
Ricordo bene quell'ultimo Natale straordinario... vivendone altri con i miei attuali affetti, natali che si sono susseguiti con alterne gioie e dolori, dimenticati forse... perchè normali, ma quel ricordo ancora oggi è vivissimo... di quell'Ultimo Natale della mia fanciullezza.

Edo e le storie appese

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