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TSUNAMI
Scritto da paolo s.
Categoria: Epistolare
Scritto il 10/04/2018, Pubblicato il 10/04/2018 01.02.58, Ultima modifica il 10/04/2018 01.05.16
Codice testo: 10420181257 | Letto 175 volte

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Un'esplosione di dimensioni cosmiche si propagò come un gigantesco tsunami a sconvolgere la vita dell'intero pianeta, travolgendo i vecchi profeti e le loro false certezze. Apparvero i nuovi messia per indirizzare le nuove generazioni dove mai i loro padri avrebbero osato.
I Juke Box, sistemati all'esterno per evitare che torme di giovani invadessero i locali, alimentati in continuazione dalle monete della paghetta settimanale, fecero conoscere al mondo intero le musiche e le voci di Elvis, Jerry Lee, Little Richard, Chuck Berry, accolte con irridente sufficienza dagli adulti, seduti ai tavolini tracannando le loro birre ambivano sentire le trite melodie di Sanremo.
Credevano forse che a noi sarebbero piaciuti i ghirigori vocali di Claudio Villa e di Luciano Tajoli?
Erano convinti che anche noi avremmo pianto assistendo ai melensi melodrammi di Amedeo Nazzari?
Perchè non condividevano con noi le dolci melodie di Paul Anka e dei Platter's che accesero i primi turbamenti allacciati alle compagne in improbabili evoluzioni di ballo lento?
L'apparire sulle scene nazionali di un giovane cantante dalle movenze disarticolate, scimmiesche dissero gli adulti, fu una cavalcata travolgente, insieme a pochi altri, sull'onda lunga dello tsunami per rivoltare come un guanto la calma piatta del mondo musicale.
Una gigantesca follia collettiva si impadronì delle giovani leve, giudicata temporanea da genitori, educatori, religiosi, i quali non compresero la reale portata di ciò che metteva in discussione le certezze di un'autorità consolidata.
“E' un complotto imperialista per annacquare le vostre menti”, ammonirono i padri. “Attenti alle diverse forme che assume il diavolo per corrompervi”, dissero i religiosi. La sospensione dalle lezioni per avere indossato i jeans a scuola fu vissuta come una medaglia al valore da esibire all'ammirazione dei compagni.
L'esito finale fu il prodursi del più traumatico ricambio generazionale che mai sia avvenuto, i cui effetti sarebbero apparsi chiari nei moti studenteschi del '68 e nella scelta di alcuni di opporre la lotta armata alla politica clerico-fascista dell'epoca.

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