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ESTATE (capitolo 7)
Scritto da leonardo deck
Categoria: Narrativa - giallo/noir
Scritto il 10/07/2018, Pubblicato il 10/07/2018 08.27.05, Ultima modifica il 10/07/2018 08.27.05
Codice testo: 10720188274 | Letto 94 volte

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Un'altra telefonata nel cuore della notte.
Alberto mi ha riaccompagnato a casa verso le tre e non ha voluto rimanere, dicendo di non aver voglia di dormire. Aspetto prima di rispondere al telefono, lascio suonare e cammino per casa irrequieto, spaventato.
Nella strada davanti a casa mia i lampioni della luce sono spenti e non è mai successo prima, sono terrorizzato, forse qualcuno volutamente a fatto in modo che la strada non sia illuminata. Guardo fuori dalla finestra della camera dei miei genitori e mi sembra di vedere un auto nera ferma in strada. Osservo attentamente il punto dove mi sembra ci sia quest'auto e mi convinco che non sto sbagliando. Mi chiedo cosa ci faccia quest’auto con il motore acceso e i fari spenti ferma di notte nella strada davanti a casa mia.
Il drin del telefono continua ininterrottamente, insopportabile. Non voglio rispondere perché mi ricordo di quando ero un bambino e di quello che mi raccontava mio fratello. Io e mio fratello maggiore trascorrevamo una settimana ogni anno a casa dei nostri nonni materni, dormivamo nella stessa stanza e prima che ci addormentassimo lui mi diceva che la Morte ti telefona a casa di notte e se tu rispondi lei ti viene a prendere. Io non ci ho mai creduto e neanche ora ci credo, però non rispondo al telefono.
E temo sia vera la storia dei fantasmi guardiani che si aggirano nei palazzi più vecchi affacciati nel canal grande. E ancora di più credo nei fantasmi di quelle persone annegate a Venezia, il cui corpo non è mai stato ritrovato e sepolto. Per questo motivo, poi, quello di non aver ricevuto una sepoltura in un regolare cimitero benedetto, emergono dalle acque nelle notti più calde d'estate o nello stesso giorno in cui sono morte e vagano per la città impossessandosi della volontà dei più deboli e li fanno impazzire, o uccidere o altro.
Ci sono cose che non riuscirò mai a dimenticare. Notti che non potrò dormire.
Rispondo al telefono. Sollevo la cornetta adagio, non sapendo cosa mi aspetta, ho paura. Penso di avvicinare semplicemente la cornetta all'orecchio, senza parlare.
Sento la voce di Alberto. Singhiozza.
"Melania è morta", dice.
Non dico niente.
"E' morta, è morta...".
Aspetto. Forse tutto è solo un sogno. "Alberto, dove sei?", chiedo.
"Sono...", singhiozza.
"Alberto?".
"Ieri mi ha detto che pensava cosi tanto a me da sentirsi male".
"Ma come sai che è morta? Alberto?".
Silenzio.
"La mia vita è stata per te un regalo che non hai mai aperto, e mi ha detto addio e...".
"Dove sei?".

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