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SALE, CLORO E ...OPPIO
Scritto da paolo s.
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 11/05/2018, Pubblicato il 11/05/2018 12.00.59, Ultima modifica il 11/05/2018 12.00.59
Codice testo: 115201812059 | Letto 125 volte

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Affermare con certezza di avere imparato a nuotare prima che camminare non è un'enfatica iperbole, fonti attendibili lo confermano. Nascere e crescere a pochi metri dal mare ha assecondato e accresciuto una naturale predisposizione, sempre col rispetto dovuto al suo umore balzano grazie alla saggezza di alcuni che vigilavano sulla troppa esuberanza giovanile, ha definitivamente fissato i paletti dei limiti e delle capacità.
A distanza di anni e di chilometri percorsi nuotare nel mare della giovinezza 2/3 miglia giornaliere in condizioni climatiche accettabili consente di immagazzinare emozioni e sensazioni difficilmente comprensibili per chi del nuoto paventa solo i pericoli insiti.
Immergendosi nel caldo abbraccio di quel mare si retrocede fino agli albori dell'esistenza e nuotare nel liquido amniotico di un gigantesco ventre materno regala momenti di straordinaria pace interiore, ma non sgorgano mai le parole giuste per definire queste emozioni, fino a quando uno sconosciuto Charles Sprawson nel suo “L'ombra del Massaggiatore Nero” chiarisce che nuotare è un ipnotico naturale in grado di stimolare concentrazione e nostalgia: “Il nuoto, come l'oppio, può causare un senso di distacco dalla vita quotidiana, i ricordi, in particolar modo quelli dell'infanzia, riemergono con sorprendente vigore, ricchi di particolari vividi e precisi”.
Da allora tutto è stato più chiaro, l'accavallare disordinato di quei ricordi ha generato un irresistibile desiderio di riordinarli e mantenerli vivi, così la passione dello scrivere ha trovato gli stimoli necessari per alimentarsi continuamente.
La piscina della città, priva di grandi spazi aperti e di affascinanti fondali è incapace di regalare le stesse emozioni, un surrogato con continue virate a sminuire la sacralità del nuoto in mare, fu costantemente trascurata.
Una felice intuizione ha consentito l'affrancamento da illustri ortopedici, famelici fisioterapisti e chiropratici di scuola vietnamita che dalle conseguenze di un trauma giovanile, opprimente la corretta funzionalità della cervicale, traevano indubbi vantaggi economici. Milioni di lire gettati al vento in un'inutile rincorsa a un benessere fisico irraggiungibile.
Una noia mortale e un'inaspettata fatica furono ostacoli non facili da superare, la ferrea volontà di non cadere nuovamente nelle grinfie dei sanitari fu determinante per superare crisi di rigetto sempre presenti nella fase iniziale e verificare dopo poche settimane sensibili migliorie fu la conferma che la strada intrapresa sarebbe stata ricca di soddisfazioni.
Dopo un anno e mezzo di duro sacrificio raggiunta la corretta funzionalità, proseguire negli esercizi in piscina per mantenere il benessere ritrovato e prevenire dolorose ricadute fu la logica conclusione di una passione ormai consolidata, sarebbero stati inoltre un'ottima preparazione per sperimentare distanze più impegnative in mare aperto.
Prima di tutto il conforto di un rituale concreto, gli spogliatoi, il goffo ciabattare con passo lento da papera fino al bordo della vasca, la scelta della corsia giusta, la cuffia obbligatoria, i tappi nelle orecchie, la pinzetta nel naso e l'accurato posizionamento degli occhialini, consegnarsi all'acqua, nuotare calibrando il movimento mentre la testa si svuota. Il corpo retrocede a organismo, la propria biografia si attenua fino a scomparire e al suo posto si materializza una successione di immagini assopite che allora, solo allora, al contatto con l'acqua si svegliano, si succedono in sequenza e acquistano lucidità. Il corretto alternarsi di bracciata e respirazione innesta il pilota automatico, la mente si distacca dal corpo e in un angolo sperduto della memoria un misterioso contatore biologico attiva il conteggio delle vasche segnalando la fine del tempo dedicato. Succede a volte che ricordi particolarmente emozionali nascondano i segnali del contatore e il nuoto procede costante, né veloce né lento, e potrebbe procedere per ore se qualche segnale esterno o il ricordo improvviso di un impegno da rispettare non risvegliasse l'attenzione.
Detta così sembrerebbe la ricerca di paradisi artificiali di un tossico che si fa di cloro. Ma non è una costante. Tutto ciò si manifesta con la corsia libera in una piscina semivuota, quando non avviene l'attenzione è distolta da nuotatori nelle corsie a fianco o da qualcuno che nuota nella stessa corsia e ciò impone un tacito accordo per non invadere gli spazi altrui onde evitare conflitti di competenza che possono essere molto dolorosi.

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