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La fine di uno Stato perfetto
Scritto da Djambo
Categoria: Narrativa - giallo/noir
Scritto il 11/06/2018, Pubblicato il 11/06/2018 01.14.54, Ultima modifica il 14/06/2018 22.53.44
Codice testo: 116201811454 | Letto 102 volte

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Nota dell'autore Djambo:
Un omicidio come tanti compiuto dalle forze dell'ordine. Ma la negligenza, a volte, si paga. Occhio al finale.

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[...]
“E un giorno lo potrò usare?”



“Si, certo che potrai, ma dovrai diventare grande e forte, e magari, questo giocattolo lo saprai anche produrre.”
“Wow. Ma come si chiama, papà?”
“Uhm, chiamalo missile intelligente.”
“Non mi piace come nome, non è divertente, che giocattolo è?”
“Eh, ma è una specie di giocattolo, non è proprio cos… aspetta!”
“Che c’è? Che succede?”
“Zitto, abbassa la voce, arriva qualcuno.”
“Papà, sto avendo paura.”
“No, stai tranquillo. Papà adesso si allontana un momentino… vuoi giocare a nascondino?”
“Siiiii!!!!!!!”
“Vai inizia a contare!”
“1, 2, 3, 4… ehm…ah…8, 9…20! Ti trovo, papà, io sono un asso…”
Silenzio, numerose voci a breve distanza.
“Papà?”
Una voce sconosciuta: ‹‹Patetico.››
Papà: ‹‹Avete iniziato voi.››


4a parte


L’arma era finalmente pronta. Pronto era anche l’animo del resiliente. La vendetta contro i bruti, gli sporchi assassini, stava per compiersi. Sapeva che non era facile, ma nessun compito è difficile per chi ha deciso di portarlo a termine ad ogni costo. Si avviò.
Lungo la strada che lo portava dalla regione inospitale al luogo prefissato per lo “sgancio della bomba”, ripensava (e come dargli torto!) a cosa lo avesse condotto fino lì. La perdita del padre, il suo unico faro, la sua sola guida nel marasma che lo aveva accolto alla nascita.
No. Non sapeva darsi pace. Le guardie erano colpevoli, e dovevano pagare. Semplice. Suo padre, lo sapeva bene, era un essere tranquillo, uno dei classici tipi che, se non lo disturbi, ricambierà la gentilezza non disturbando te.
Ma tutto ad un tratto si era trovato solo e indifeso, e con un figlio a carico per giunta! Letteralmente trascinato, come da un vortice, un tornado, una tempesta perfetta, in un luogo che lui non avrebbe mai voluto profanare. Ma, ahimè, le sentinelle erano troppo all’erta e, quando accadono certi eventi altamente distruttivi, esse agiscono per difendere il territorio.
E va bene, è giusto! Ma fate distinzione, per carità! Forse che un ladro, un assassino, uno stupratore e un corrotto debbano essere trattati allo stesso modo? No. E lo Stato ne è complice.
E allora si, lo Stato deve implodere. Lui non aveva niente contro il sistema, finché il sistema non ha avuto qualcosa contro suo padre. Basta, poche chiacchiere, era tempo di agire.
Era giunto nel punto prestabilito, dove la miccia poteva essere innescata. Non perse tempo, liberò la sua arma, e cominciò ad indirizzarla verso la catena di comando.
<<È tutto troppo calmo.>> Ebbe tranquillamente il tempo di attivare la sua arma infatti. Ebbe persino il tempo di seguirne il principio del percorso verso la meta. Poi si voltò, soddisfatto. Per poco.
Un’ombra prima, una serie di ombre poi cominciarono a fare capolino a poca distanza dal resiliente. Era in trappola! Non c’era via d’uscita alternativa a quella d’ingresso. Attese il suo destino, ma con gioia.
Poco dopo li vide. I sudici, i meschini, gli abbietti. Fu un secondo, forse due. Poi più nulla. Era finita, ma aveva vinto. Loro non lo sapevano ma aveva vinto.
Non passò molto, e lo Stato cadde, come un corpo morto crollò su sé stesso. Il resiliente li aveva sconfitti. Non lo poteva immaginare nessuno.
Già perché nessuno sapeva che, più o meno contemporaneamente, la rivolta aveva preso piede in tutto lo Stato. Tanti come l’eroe resiliente si erano battuti, e tutti per la stessa causa. E avevano trionfato. Una sola arma di quelle non era in realtà sufficiente a sconfiggere un intero Stato. Ma, si sa, in queste situazioni più si è, meglio è. Perché l’unione fa la forza.

Postilla
Un racconto banale dopotutto, no? Beh, prova a rileggerlo sotto questa chiave: lo Stato è un essere umano, le guardie sono il sistema immunitario, il ramingo è un batterio del tetano, il resiliente è una spora cresciuta e originatasi dal batterio, e l’arma è la tossina tetanica. Non è un’esagerazione. Questo è, mi sia concessa la metafora, quello che ci accade se non siamo coperti da un vaccino (tetano in questo caso, ma il discorso si potrebbe ampliare, coi dovuti distinguo, ad altre patologie). E guarda un po’, fino a quando non ho scritto questa postilla, stavi tifando contro la tua specie. Strano? No, perché forse la realtà è una sola, ma gli occhi per guardarla sono miliardi. Nel dubbio, sii consapevole. Vaccinati.



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