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Nun me tojete er preciutto
Scritto da pensiero_libero
Categoria: Poesia - Dialettale
Scritto il 11/06/2018, Pubblicato il 11/06/2018 19.24.45, Ultima modifica il 11/06/2018 19.24.45
Codice testo: 1162018192445 | Letto 56 volte

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Valli a capì ‘sti saggi scenziati,
studieno 'a robba che se magna
da 'e frittelle infino a 'a lasagna
sortanto pè dacce tristi risurtati.

Mo ce l’hanno cò a carne rossa,
‘e sarsicce e er cotto cò a legna
dicennoce che si ce se ‘mpegna
a magnalle finimo tutti ‘n fossa.

E manco er preciutto s’è sarvato
da li strali de ‘sta banda dottorata,
corpevole pur’esso d’esse reato
si te sazzi cò du’ fette a giornata.

‘Nzomma, io che cò li preciutti
e ‘e bistecche ce sò ito a nozze,
sò destinato a viveme de cozze
oppuro a sazziamme cò li frutti.

Ma ‘sti soloni nun pasteggeno?
Come ‘e capre brucheno li prati?
Nun credo proprio, s’abbuffeno
ridenno de noi, poracci disperati.

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