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Einstein e i giovani
Scritto da Sally
Categoria opinione, genere
Scritto il 11/07/2009, pubblicato il 11/07/2009, ultima modifica il 11/07/2009
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Einstein rivolgendosi ai giovani disse: “Tenete bene a mente che le cose meravigliose che imparate a conoscere nella scuola sono opere di molte generazioni: sono state create in tutti i paesi della Terra a prezzo di infiniti sforzi e dopo appassionato lavoro. Questa eredità è lasciata ora nelle vostre mani, perchè possiate onorarla, arricchirla e un giorno trasmetterla ai vostri figli. E così che noi, esseri mortali, diventiamo immortali mediante il nostro contributo al lavoro della collettività”.
Einstein al giorno d'oggi è considerato un genio soprattutto per il suo brillante ingegno. L'uguaglianza da lui coniata fra le opere di molte generazioni e l'eredità che ci viene “passata” come un testimone in una staffetta, è la dimostrazione del fatto che solo partecipando all'arricchimento di tale eredità si ottiene la consapevolezza del suo valore immenso.
Purtroppo ultimamente tale presa di coscienza risulta carente tra i giovani, che considerano la scuola o come un obbligo o come un lavoro o come un'inutile perdita di tempo. Dovrebbe invece essere considerata dai ragazzi come un'opportunità per emergere, per dimostrare quanto si vale e per contribuire al lavoro della collettività in modo positivo, onorando le opere delle generazioni passate e trasmettendole ai figli.
I grandi della storia sono sempre stati ricordati per le loro gesta e sono dunque i “grandi” che hanno fatto la storia; ma realmente chi sono questi uomini definiti “grandi”? “Grandi” non si nasce, ma li si può diventare. Le masse sono il livello base dal quale tutti partiamo al pari e con le stesse opportunità; non è dunque nemmeno totalmente giusto dire che le masse fanno la storia o l'hanno fatta. Con ciò non voglio sostenere l'individualismo, anzi sono dell'idea che solo attraverso la collaborazione si diventa “grandi”.
Cosa ancora più importante è la rilevanza della chiarezza in questi discorsi: a mio parere è completamente sbagliato confondere l'umiltà con la viltà o l'intraprendenza con la follia; sono questi i limiti che bloccano l'arricchimento del bene culturale ereditato; è bene che tali barriere siano sdoganate al più presto attraverso un giusto utilizzo della meritocrazia nelle scuole.
Inoltre penso che la curiosità debba essere stimolata fra i giovani e non repressa costringendoli allo studio; è necessario dare loro motivazioni: solo attraverso il confronto con gli altri si riesce a chiarire o a scoprire passioni che prima erano oscurate da false convinzioni.
Infine concludo dicendo che la fama, se raggiunta, non vale nulla se fine a se stessa, bensì acquista valore se utilizzata come simbolo, promotore o stendardo della ricerca.




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