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Scritto da nottesenzaluce
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 11/07/2018, Pubblicato il 11/07/2018 17.16.09, Ultima modifica il 11/07/2018 17.16.09
Codice testo: 117201817169 | Letto 212 volte

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[...]
Gli altri si fermarono per un attimo, osservandomi con gli occhi socchiusi per il sole, poi ripresero il lavoro. L'uomo si fece più vicino alzandosi con la mano la visiera del berretto. Posai le mie due valige a terra e porsi la mano in segno di saluto, lui contraccambiò la stretta.



“ Devo arrivare all'albergo Penna Grigia, saprebbe indicarmi la strada? “.
“ Ce n'è una sola come vede “ e indicò con la mano oltre i camioncini.
“ Si scende o si sale “.
“ Deve salire, ma se ha prenotato all'albergo di sicuro Antonio sarà già per strada, normalmente i turisti li viene a prendere lui “.
“ Non lo sapevo, grazie “.
“ Se non arriva le darò un passaggio, non sarà comodo, dovrà stare con le merci “.
“ Va bene, grazie ancora magari me la faccio a piedi “.
“ Con due valige non le conviene, la strada è ripida, ma faccia pure come desidera “.
Tornai verso la sala d'aspetto. Era chiusa a chiave. C'era una panchina riparata sotto l'ombra di un enorme e alto albero, posai le valige vicino alla panchina e poi mi sdraiai sopra di essa. Non stavo comodo, ma fra la stanchezza e la fame, il caldo e l'attesa forse avrei potuto perdere i sensi.
Mi addormentai.
Il treno emise un lungo fischio. Lentamente prese a muoversi fino a prendere velocità e scomparire nella direzione opposta, tornando sui suoi passi, verso i pascoli e ancora oltre di nuovo inghiottito dal bosco. L'uomo dell'albergo non si era visto. Uno degli operai mi aiutò a caricare le valige sul cassone del camioncino, presi posto si di una cassa e lentamente ci avviammo finalmente verso il paese. La strada saliva ripida e tortuosa, da un lato ora apparivano scure rocce millenarie, dall'altro in leggera discesa ancora rocce che però si diradavano fino a scomparire e lì il bosco riprendeva il suo dominio fino a perdita d'occhio.
Erano le due del pomeriggio da un quarto d'ora quando presi possesso della mia stanza. La camera era ampia, lo stile era quello classico di montagna, tutto o quasi era di legno, un buon legno scuro. Il bagno aveva solo tre articoli: un minuscolo lavabo, cesso e doccia. Era piccolo e ben curato. Avevo a disposizione anche un minuscolo terrazzino, dove ci stava a malapena la sdraio, ma la vista che si aveva mozzava il fiato.
Disfeci le valige. Sistemai la roba nell'armadio e nei cassetti. Nello zaino trovai un panino alla mortadella schiacciato ma ancora commestibile. Come pranzo non era un granché. Trovai un piccolo frigo bar. Aranciata coca birra e acqua. Presi l'acqua. Pranzai sul terrazzino, la sdraio era comoda. Guardai verso ovest dove un mare calmo di cime d'alberi ondeggiava cullato dal vento, sull'altro versante la vegetazione mordeva la roccia imponente e maestosa fin dove riusciva o fin dove le era permesso. Buttai giù l'ultimo boccone, tornai nella stanza presi la birra e la stappai.
Mi appoggiai alla ringhiera di legno del terrazzino, buttai giù un altro sorso di birra, accesi una sigaretta e fissando quell'interminabile verde mi chiesi se venire fin quassù fosse stata una scelta giusta o semplicemente la più facile.





3




Piero, il proprietario dell'albergo, mi fece accomodare nella spaziosa sala da pranzo. Una ventina di tavoli o più erano disposti al centro e lungo le due pareti a vetri scorrevoli che davano sui tetti delle case più in basso da una parte, mentre dall'altra una piana erbosa saliva leggera verso il bosco, ovvero: alberi alberi e ancora alberi. Un maestoso camino padroneggiava sulla parete a est. Avevo l'imbarazzo della scelta, ma lo scoppiettio rassicurante delle legna che ardeva, in quel camino che avrebbe potuto contenere un uomo, mi attrasse e come ipnotizzato dalla fiamma, presi posto al tavolo più vicino.
L'unica tavola imbandita era la mia, gli altri tavoli erano scarni: niente tovaglie né posacenere, nudi, legno scuro e possente, anche le sedie erano pesanti e spartane, fatte per durare.
Al soffitto erano appesi due enormi lampadari in ferro battuto, al posto delle candele che forse un tempo vi erano state, un cerchio di lampadine a incandescenza illuminavano a giorno l'intera stanza.
Una credenza di un legno simile ai tavoli, conteneva: piatti bicchieri posate e svariati contenitori per sale pepe olio aceto e chissà che altro.
Immaginavo di trovare teste di animali appese al muro, cervi cinghiali o altri animali del posto. Niente, trovai il cervo in versione ragù nella pasta fatta in casa, cinghiale stufato con contorno di patate e insalata. Piero sparecchiò la tavola, rimase la tovaglia bianca e il copri tovaglia macchiato, tornò dalla cucina con il caffè, poi scomparve di nuovo in cucina. Tornò con una bottiglia di grappa e due bicchieri, li appoggiò sul copri tovaglia macchiato, spostò rumorosamente la sedia, si sedette e versò da bere ad entrambi.
“ Questa grappa la fa mio fratello, vive più in basso, vicino a Torino, l'assaggi, non è di quelle industriali “.
Ne buttai giù mezzo bicchierino, il fuoco del camino si era trasferito nella mia gola nello stomaco..
“ Mi scusi ho poca memoria qual'è il suo nome.. “.
“ Davide “.
“ Davide.. possiamo darci del tu, uhm.. d'altra parte lei, no, tu sarai l'unico ospite da qui a un mese “.
“ Certo.. alla salute “ e buttai giù l'altra metà del bicchiere.
“ Salute “ disse portandosi il bicchiere alla bocca e scolandolo in un sol colpo, “ facciamocene un altro, quanto tempo pensa di rimanere?
“ Probabilmente tornerò indietro quando il treno avrà scaricato i primi turisti in arrivo “.
“ Il treno viene una volta a settimana, ma solamente ogni due settimane aggancia e porta su i due vagoni passeggeri, d'inverno a volte per la neve non si vede arrivare per settimane, ma non si preoccupi siamo quasi in estate “ e si alzò per buttare un tronco di legno sul fuoco “ e a mali estremi c'è l'elicottero eh eh.. ma non è ancora servito mi pare di ricordare “.
Erano appena le nove di sera, oltre le vetrate le rade luci del paese e fitta oscurità.
“ Se non le dispiace spengo uno dei lampadari, consumano troppo e siamo solo noi due “.

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