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Se dovesse finire...
Scritto da ANDREA OCCHI
Categoria: Altro
Scritto il 12/01/2018, Pubblicato il 12/01/2018, Ultima modifica il 12/01/2018
Codice testo: 121201810038 | Letto 110 volte

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Nota dell'autore ANDREA OCCHI:
Ma non finirà

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Sono prono, con il cuscino tra le braccia, come se fosse una zavorra che contenesse non lievi piume, ma pesante piombo che mi consentisse di rimanere ancorato alla fantasia, a questa strana sensazione di vuoto pesante che mi schiaffeggia: foglie di platani aggredite dal vento. Sento il pompare del cuore attraverso il materasso che ne amplifica il ritmo, ho gli occhi aperti, ma non proiettano alcuna immagine al cervello, zattera galleggiante in un liquido amniotico alcolico, il mio respiro è calmo, come onde lunghe e sussurrate. Questo non è un prodotto della mia fantasia, confezionato per la lettura immediata. Non è un fast-reading estemporaneo e privo di gusto, che possa essere cestinato dopo il primo morso perché ha già saziato il nostro desiderio di consumo inutile. Questa è la realtà. La reale essenza del sentirsi privi di aria, di capelli, di unghie, di vita ovvero, forse è il contrario ed io respiro in un mondo sottosopra, ove il buio è luce e tu sei l’amore. Purtroppo, non è così: tu non sei l’amore. Non sei più il mio amore. Non accendi più miei sogni, ti sei adagiata nella tua lampada, illuminando unicamente ciò che ricade entro i limiti del tuo alone, ovvero sono io che non sono più sensibile alla tua luce, come se i miei occhi fossero nascosti dietro spesse lenti affumicate dall’abitudine? Non importa ove risieda l’inizio di questa mia disgregazione, ma che la fine di essa si sia completata. Non ti amo più. Non sento più quell’armonia rumorosa che ci avvolgeva e ci permeava come fossimo due note dello stesso rigo uscite dalla siringa di un fauno. Ora mi sento polvere, farina bianca nelle mani di un fornaio fanatico che mi impasta con ingredienti estranei ad ogni commestibile ricetta. Privo di ogni sapore è divenuto questo nostro rapporto. Mi mancano le parole per descrivere le mie emozioni in questo momento. Mi mancano le parole per esprimere il mio dolore. Recido ciò che reputo inutile eppure sono qui a sanguinare, come se la giugulare fosse stata attraversata da una lama affilata, una resezione degli arti. Non capisco. Dovresti essere serena del fatto che ti abbia detto che non c’è nessun’altra; è vero. Siamo solo giunti ad un punto in cui procedere sarebbe stato regredire. Prima o poi sarei scoppiato comunque. Mi hai detto: “Dormici sopra”. Tendi sempre a prendere tempo, contro la mia, a volte, insana impulsività nel prendere decisioni. Purtroppo, in tale circostanza, non servirà; sarà solo prolungare la nostra agonia. Sono triste, avverto la tristezza ed il silenzio cieco che zampilla dentro, ma non riesco a spremere neppure una lacrima da questi maledetti occhi. Sei qui che dormi accanto a me, mentre io sono aggrovigliato e strozzato da questi pensieri. Un ricciolo di capelli ti sfiora la bocca. Ti accarezzo la mano. Mi alzo in silenzio e ti scrivo questa lettera perché sono codardo. Non riuscirei a sopportare il tuo sguardo liquido e muto, la tua assoluta incomprensione di questo mio gesto. Ti sentirò, forse, urlare, piangere, morire…ma la mia indifferenza sarà assoluta, anche se, come sai, sei l’unica donna che io abbia mai amato così. Sei l’unica che ha saputo intrufolarsi nei miei più segreti cassetti e ad avere tra le mani la magia di aprirli e sfogliare quei ricordi che tengo sepolti, perché non sono allegri e degni di essere mostrati. Avrò sempre sulle labbra, il nostro primo bacio. Sarai sempre quella cui paragonerò chiunque altro vorrà avvicinarmi. Ti amerò per sempre anche se ora sono conscio e certo che tutto è finito. Come puoi leggere non ho scritto riferimenti al passato, al nostro vissuto, non ha senso. Esso è dentro di te e dentro di me, sempre vivo e colorato. Lo sai che non serbo mai rancore e non sono cattivo. Il dolore che provo non riesco a materializzarlo, ad esprimerlo a mostrartelo e, forse, è questo che ti ferisce di più. A differenza dell’amore, della gioia, dell’allegria, dell’euforia, della mia appassionata voglia di vivere che si manifesta anche con atteggiamenti al limite dell’incoscienza, tutto ciò che è sofferenza è, invece, privo di colori, privo di suoni è il nulla ovattato da un’apatica patina inodore, incolore ed insapore. Ora la penna terminerà qui il suo corso. Senza strepitare, diverrà analfabeta.

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