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FORMICHE
Scritto da Hermes
Categoria: Narrativa
Scritto il 12/01/2018, Pubblicato il 12/01/2018, Ultima modifica il 12/01/2018
Codice testo: 121201814122 | Letto 218 volte

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Nota dell'autore Hermes:
OSSIA IL KILLER ROMANTICO o semplicemente stanco o semplicemente vecchio

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FORMICHE

Uscì dalla sua camera, la 783; entrò nell'ascensore e con l'indice premette il tasto numero 89, l'ultimo piano del grattacielo. Posò la borsa e guardò ancora una volta l'orologio; tutto in perfetto orario. La porta dell'ascensore si spalancò su di un ampio corridoio bianco; sapeva che lassù a quell'ora non avrebbe trovato nessuno. Salì a piedi le ultime due rampe di scale; spinse una piccola porta di metallo rosso e fu sul grande terrazzo. Il vento della notte aveva disperso tutte le nubi; il sole era già alto e diffondeva il suo chiarore semicoperto dai grattacieli di Dubai, i cui vetri specchiavano come mille occhi l'intensa luce del giorno; le ombre dei grandi palazzi disegnavano un'altra città, scura e piatta sotto di lui, senza colori e senza voci. Posò la valigia vicino ad un muricciolo e alzò gli occhi; era sul tetto di uno dei grattacieli più alti della città, ma il cielo restava comunque lontano. Vide gli uccelli marini volteggiare sotto di lui; alcuni aerei rigavano l'azzurro. Si tolse la giacca e l'appese su un tirante di metallo. Si sporse dalla balaustra per guardare in basso: laggiù nell'indistinto era tutto un brulicare di auto e persone che si muovevano freneticamente da una via all'altra; sembrava che tutto quel movimento non avesse alcun senso. Bocche che respiravano e di cui non sentiva alcun suono, nessuna parola, nessun rumore. Formiche, soltanto formiche. Era un'immagine che spesso gli tornava alla memoria; lui bambino che si divertiva a snidare le formiche dal loro nido, a buttarle per aria, a schiacciarle, a disperderle, a colpirle; e non sentiva nulla, nessun lamento, nessun rumore; pareva che avesse percosso il vento o granelli di sabbia. Ogni volta che faceva quel gioco ne uccideva cento, duecento, senza udire alcun lamento. Quando decise di diventare un killer del Cartello pretese una precisa clausola; non voleva sentire grida o vedere spargimento di sangue, niente coltello, pistole o bombe. Un colpo solo, da lontano; ecco, con un fucile a cannocchiale, un colpo sparato con precisione, nel mucchio, in mezzo a tutte quelle formiche; un solo colpo per una sola formica, quella designata, scelta accuratamente col cannocchiale, da molto lontano, mentre lui era in alto, vicino al cielo, dove sentiva solo il rumore frusciante dell'aria tra i tiranti d'acciaio e le antenne. Aprì la borsa e srotolò il panno; per primo prese la canna, la rigirò tra le mani e poi la posò sul pavimento, su di un altro panno; quindi prese il calcio e il cannocchiale; controllò l'otturatore ed il caricatore; dall'altra borsa estrasse il cavalletto. Montò tutto in pochi secondi; si chinò e prese a scrutare la strada col cannocchiale; non c'erano volti, persone vere, fatte di carne, ma solo fantoccini, formiche. Accanto a sé aveva posato la foto della persona da uccidere: un uomo di circa trentanni, capelli chiari, occhiali da vista; segni particolari: una piccola cicatrice di quattro centimetri sulla guancia sinistra; di lui non sapeva altro, da dove venisse, né cosa facesse nella vita. Sapeva solo che doveva ucciderlo con un solo colpo. Lo avrebbe visto arrivare da quel marciapiede; era più alto della media; sarebbe stato facile centrarlo in pieno viso. Mancavano ancora alcuni minuti; posò l'occhio nuovamente sul cannocchiale e prese a ruotarlo lungo la strada. Dentro di sé si ripeteva “ formiche, nient'altro che formiche”; era come volesse convincere se stesso che nulla era cambiato, ma non era così; da un po' di tempo gli capitava di ricordare quei volti su cui casualmente il cannocchiale si posava, nei minuti d'attesa, prima di premere il grilletto. Ricordava due ragazzi che ridevano spingendosi l'un l'altro; e un bambino che mangiava un gelato verde e rosso, più grande di lui. E quel suonatore di chitarra: dagli accordi aveva intuito che stava suonando un blues. Anche lui da ragazzo aveva provato a suonare la chitarra . Ricordi... In quel momento, nel cerchio della lente, vide avanzare una donna, d'improvviso, come fosse fiorita tra la folla e sola sembrava avere il sole tra i capelli; bellissima! notò gli uomini che si voltavano a guardarla; camminava rapida e sicura; forse andava ad un appuntamento o al lavoro; avvicinò ancora più a sé l'obiettivo: gli occhi erano verdi e grandi, forse rincorrevano un segreto. Si disse che le avrebbe dato un nome, come per gioco; Carla, la chiamò Carla; alzò la mano, la protese nell'aria, come per volerle sfiorare la guancia: ciao Carla. Ma rammentò che era lassù perché doveva uccidere un uomo; ruotò il cannocchiale ed inquadrò il marciapiede. Pochi secondi e l'uomo spuntò; era solo; il campo visivo era libero; doveva sparare prima che compisse il decimo passo, dove avrebbe svoltato nuovamente l'angolo per scomparire; ma proprio in quell'attimo davanti alla sua traiettoria imprevedibilmente passo nuovamente la bella donna che aveva osservato poco prima; ecco, ora gli parve che si voltasse proprio verso di lui e che gli sorridesse. Un sorriso luminoso che durò esattamente dieci passi; girò il cannocchiale e la vittima designata non c'era più. Ma non ebbe il tempo di rammaricarsi; proprio in quel momento sentì una spinta violenta alle spalle; si guardò il petto e vide che all'altezza del cuore stava sbocciando un fiore rosso che rapido s'allargava sul suo petto. Gli riusci, in un ultimo sforzo, ancora per un attimo solo, di guardare la strada; nessuna di quelle formiche , che continuavano a muoversi frenetiche laggiù, s'era accorta che lui stava morendo, neppure la bella ragazza che gli aveva sorriso. Chiuse gli occhi e si lasciò cadere.
Dopo qualche ora, in un altro luogo della città due uomini erano seduti ad un tavolo e parlavano.
< Tutto finito ?>
< Tutto sistemato. Un lavoro pulito. Di lui non è rimasto niente, neanche il nome>
< E l'uomo da uccidere ?>
< Se l'è cavata; ma è una questione di pochi giorni, sta arrivando un' altra persona mandata dagli amici>
< Dici che l'abbia mancato ?>
< No, non ha sparato, il figlio di puttana !>
< Pensi che l'avessero pagato gli altri per fregarci ?>
< Ma va là! Era solo rincoglionito; era vecchio ormai; e sapeva bene che col suo lavoro non si va in pensione>.

< whisky, debbo sciacquarmi il cervello>.
Presero la bottiglia da un mobiletto e si riempirono i bicchieri.

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