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Una storia (4a parte)
Scritto da Enrico Ba.
Categoria: Narrativa - erotico/romantico
Scritto il 12/01/2018, Pubblicato il 12/01/2018, Ultima modifica il 12/01/2018
Codice testo: 121201818113 | Letto 176 volte

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Ci volle quasi tutta la mattina per smaltire quello che avevamo bevuto. Lisa decise di darsi malata ed io mi rinchiusi nel mio studio, mentre Doortje uscì con la sua pianola a suonare in giro probabilmente, nessuno di noi parlò di quello che era successo la notte precedente, niente fu affrontato e tutto ricominciò come nulla fosse. Si era forse preso atto dell’inizio di un menage a trois? Io non sapevo quello che avevano in testa le due donne, dell’olandese non me ne fregava niente, ma di Lisa avrei voluto sapere tutto quanto, tutto ciò che pensava e se per lei questa poteva essere una soluzione. Di sicuro da parte mia avrei potuto sostenere una tale situazione per un periodo limitato di tempo, di questo ne ero consapevole per non incrinare quella positiva sensazione di tranquillità che avevo provato la notte precedente, almeno finché sarebbe durata la stesura della sceneggiatura del Peer Gynt. Lavorai tutto il giorno completando il primo atto, non avevo neanche pranzato perciò decisi di andare in cucina a mangiare qualcosa, in frigo c’era pochissima roba. Mangiai una mela e degli avanzi di patate fritte. – Bisogna che qualcuno vada a far le spese non è rimasto niente.- disse Lisa scendendo la scala interna. – Andiamoci insieme, ti va?- le dissi. Mi colpì il fatto che accennò un sorriso e si mise il cappotto per uscire. Andammo insieme al supermercato più vicino, mi piaceva l’idea di ritornare a fare le cose di tutti i giorni accanto a lei, questi piccoli gesti di vita quotidiana erano una difesa di fronte alla follia del vivere e della situazione in cui ci trovavamo, cose banali e ripetitive come fare la spesa potevano avere un ottimo effetto placebo sulla mente ed i nervi. Mi godei con piacere quella mezz’ora di normalità, questa mi rafforzò ancora di più nella convinzione di dover riconquistare l’amore di Lisa. Più che una convinzione sarebbe stata un’illusione, noi pensiamo sempre di poter disporre dei sentimenti degli altri, di adattarli ai nostri e spesso non accettiamo se questa coincidenza non c’è, allora ci intestardiamo pensando di trovare il nostro equilibrio nel mondo forzando le persone a provare per noi ciò che proviamo per loro, credendo poi che questo ci aiuti.. I sentimenti sono come gli uccelli migratori, possono anche decidere di volare da un’altra parte, dove si sentono più protetti e sicuri, quindi è meglio cercare di essere la parte di mondo scelta come dimora da essi, anche se non è facile essere sempre l’equatore per qualcuno, a volte si può far finta regalando un’illusione che scomparirà al primo sciogliersi della neve e della noia d’inverno. Lungo la strada di ritorno volli toccare l’argomento con Lisa, temevo un regolamento di conti, ma dovevo assolutamente sapere cosa ne pensava della nostra situazione, se voleva continuare così o no. Cercai di avere un tono più neutro e diplomatico possibile. Lei rimase ambigua all’inizio, poi però non poté rifiutarsi di rispondere alle mie domande di chiarimento. – Penso di essermi innamorata, ma non mi sento pronta a rinunciare a te anzi ieri notte mi è molto piaciuto come ci siamo lasciati andare- questo disse in tutta serenità, io sbagliando continuai a pensare che sarebbe stato un momento di smarrimento passeggero, mi appigliai a quel “non mi sento pronta a rinunciare a te” per caricarmi di speranze o soltanto di illusioni e continuare a pensare che presto con il passare del tempo questa cosa si sarebbe risolta da sé. Mentre tornavamo a casa era difficile nascondere la nostalgia del passato e di quello che invece era l’attuale presente. Entrammo in casa, c’era Doortje in cucina, seduta stava guardando nel vuoto e quando sentì che eravamo arrivati ci squadrò con uno sguardo inquietante da cui traspariva il delirio che l’avrebbe colta poco dopo. Non era contenta di vederci assieme e cominciò ad inveire contro Lisa definendola una puttana. – Ottima occasione per sbatterla fuori a calci- pensai, intervenendo prontamente e dicendole di stare zitta, lei straniera in casa altrui abusivamente, un mestolo preso dalla cucina mi colpì violentemente la fronte, l’olandese scatenata l’aveva lanciato contro Lisa colpendo me che mi ero messo davanti a lei come per proteggerla durante lo scontro verbale contro Doortje, la quale ormai era in preda ad una vera e propria crisi nervosa e così fui costretto a portarla con la forza in camera da letto e chiudercela dentro, visto che stava per spaccare tutto. La porta della camera rimbombava per i calci e pugni che venivano tirati all’impazzata dall’altra parte, me ne fregai del tutto pensando che si sarebbe calmata, l’importante era sfruttare il momento propizio e convincere Lisa a liberarci da quell’intrusa, mandarla via dalla nostra vita e riprendere tutto come era prima. Scesi giù in cucina e rimisi a posto il disordine che l’olandese aveva causato, poi andai in salotto dove trovai Lisa. – Spero ti sia resa conto che sarebbe meglio mandarla via, non è normale, è una pazza scatenata, io la caccio domani mattina – le dissi in maniera risoluta, ma lei non volle sentire ragione diceva che dovevamo darle un’altra possibilità e che non si butta fuori di casa una persona senza dimora, insomma sragionava con queste assurdità, il problema fu che le andai dietro, ero stanco di discutere ancora su questa cosa folle, inutile argomentare con chi è innamorato o fanatico, queste persone cadono in una sorta di sonno della mente e della percezione della realtà da cui si svegliano solo dopo aver toccato il fondo, il problema è che sarei stato trascinato anch’ io nel fondo. Cenammo io e Lisa da soli, lasciando l’olandese in camera in modo che smaltisse la crisi rabbiosa che aveva avuto tempo prima. Lisa decise, finita la cena, di portarle un piatto di quello che era rimasto in tavola per non farla digiunare. Le risposi che per me poteva benissimo non mangiare, che se voleva qualcosa poteva venirsela a prendere, tanto non mi importava nulla. Me ne andai nel mio studio per riprendere il lavoro sulla sceneggiatura del Peer Gynt. Lisa ovviamente non tornò dalla camera. Devo ammettere che mi ero tristemente abituato a questo menage, nulla mi faceva più effetto. Continuai a lavorare fino a notte fonda, scrivendo e quasi completando il secondo atto, mentre stavo finendo la porta dello studio lentamente si aprì, la donna olandese entrò quasi senza fare rumore, io la vidi perché ero seduto voltato di fronte alla porta. Successe quello che potevo immaginare venisse fuori da una situazione come quella : lei si sedette sopra di me e mi chiese scusa per il comportamento fuori luogo tenuto qualche ora fa, io la strinsi addosso a me molto forte e da lì in poi salpammo per un viaggio carnale. Ci addormentammo insieme sul pavimento del mio studio. Mi svegliai, lei stava ancora dormendo, quando guardai l’orologio che segnava le cinque di mattina e decisi di alzarmi ed andare in camera da letto cercando di non disturbare il sonno di Doortje. Mi distesi accanto a Lisa, volevo avere almeno un’ora per stare in intimità con lei, mi sorprese che fosse sveglia e che dopo un po’ si distese sopra di me, come se fosse una coperta, la migliore che potessi trovare e che mi avrebbe riparato dal freddo dell’alba e del mondo.
Era un periodo strano ricco di energia soprattutto mentale. Le energie fisiche che si disperdevano nei miei frequenti incontri notturni con le due donne, venivano compensati da una straordinaria attività intellettuale ed artistica. E questo voleva dire che il mio lavoro di sceneggiatore procedeva estremamente veloce. In poco tempo completai il terzo ed il quarto atto del Peer Gynt, il quinto lo buttai giù una domenica pomeriggio, dopo aver passato tutto il giorno precedente con Lisa e Doortje. Il mio lavoro nello scrivere la sceneggiatura era finito, dovevo solo portarla a Gianni lo scenografo, che contattai e che mi diede appuntamento per il giorno successivo a casa sua. Passammo la domenica sera fuori a cena, andammo in un bel ristorante a festeggiare la fine del mio lavoro, io, Lisa, Doortje. Ormai non sapevo più come definire la nostra relazione, tutto si era trasformato e tutto era in evoluzione, ero preoccupato perché non sapevo fino a che punto ci saremmo spinti e quanto sarebbe durata, fatto sta che il mio amore ed i sentimenti che provavo per Lisa erano stati affinati dal piacere e dal godimento derivanti da una situazione nuova e mai vissuta se non nelle mie fantasie. Questa sensibilità sentimentale veniva raddoppiata dal fatto che cominciavo a provare qualcosa per l’olandese, se prima avevo avuto l’intenzione di buttarla fuori di casa, adesso le cose erano cambiate, ma non erano ancora stabilizzate, era come aver costruito un qualcosa sopra l’acqua in movimento, in eterno movimento senza un ancoraggio solido. Mangiammo e bevemmo, c’era una bella atmosfera, l’unico argomento di conversazione fu il mio lavoro e quello che sarebbe potuto accadere alla mia carriera di scrittore. Ero al centro dell’attenzione di due donne, ciò mi riempiva di piacere, mi sentivo coccolato e protetto come un sovrano, un re barbaro padrone della sua corte di concubine e lacchè, mi sentivo immortale e terribile. Me ne fregai e bevvi tantissimo, ubriacandomi anche delle nostre risate come mai mi era capitato di recente, eravamo contagiati dall’ebbrezza di vivere un momento di totale assenza di pensieri, che la vita regala quando si stufa di comportarsi da matrigna mostrandosi in tutta la sua bellezza. Tornammo a casa barcollando felici ed incoscienti, abbandonandoci totalmente ad un piacere sublime gravido di conseguenze che si sarebbero manifestate in futuro, dal quale le nostre menti erano molto lontane. Il lunedì successivo alzatomi con il mal di testa, salutate le due donne, mi recai da Gianni lo scenografo con il mio lavoro racchiuso in una cartella che tenevo sotto il braccio; quando mi vide disse: - Ti vedo bene, hai una faccia più serena e rilassata del solito, bene, ottimo, andiamo su così mi mostri il lavoro che hai fatto-. Andammo nel suo studio, gli diedi la cartella con la sceneggiatura, lui si sedette e cominciò a leggere il lavoro che avevo fatto. All’improvviso mi ricordai che non avevo fatto una attenta rilettura per correggere eventuali errori o refusi, questo mi rese abbastanza nervoso, cosa questa che evitai di mostrare distendendomi con grande disinvoltura sul divano dello studio. Passò un’ora abbondante prima che Gianni finisse di leggere la mia sceneggiatura, durante questo lasso di tempo un pesante silenzio calò nella stanza creando un’atmosfera che conciliava molto bene con il sonno, infatti mi addormentai. L’acqua, l’oceano azzurro, un’enorme balena spiaggiata….. mi sentivo scosso, il mio corpo sbattuto dalle onde contro gli scogli, enormi scogli. Gianni mi stava scuotendo nel tentativo di svegliarmi, cosa che gli riuscì ed io mi ritrovai nel mondo reale aspettando il suo giudizio sulla mia sceneggiatura. – Non male direi, proprio non male, hai reso bene le atmosfere fantastiche del Peer Gynt, credo che verrà fuori una bella cosa, una bella rappresentazione. Strano a dirsi ma non mi aspettavo un lavoro così ben fatto da te-. Queste furono parole che mi fecero molto piacere tranne per l’ultima parte del discorso, non capivo infatti perché non si aspettava da me un lavoro ben fatto, ma lasciai da parte ogni tipo di recriminazione e cominciai a pregustare, in maniera prematura, il mio futuro da scrittore e sceneggiatore, come se fossi già arrivato e non solo all’inizio di quella che sarebbe stata una scalata molto faticosa e dispendiosa. Gianni mi disse che la prima rappresentazione si sarebbe tenuta all’inizio della primavera e poi ci sarebbe stata una tournee che sarebbe durata per gran parte dell’estate. Mi disse che avrei potuto anch’io partecipare ed io pensai che era una cosa ottima da cogliere al volo perciò accettai molto volentieri, poi cambiò argomento, mi guardava incuriosito, i suoi occhi erano pieni di malizia che ovviamente cercava complicità, una sordida complicità. – Te lo ripeto, ti vedo molto bene, rilassato, disteso, non è che per caso hai ascoltato il mio consiglio? Te la sei goduta vero?- nel dire ciò mi continuava a strizzare l’occhio e ad ammiccare, la cosa mi irritò parecchio ed io gli risposi che non era affar suo quello che facevo o non facevo, mi fece anche capire che avevo fatto colpo sulla sua amica, che poi era un’attrice della compagnia, io non gli diedi corda avevo già una situazione terribilmente incasinata da gestire, lo salutai rimanendo d’accordo che ci saremmo visti per le prove che sarebbero iniziate a gennaio dopo le vacanze di natale. Mentre stavo camminando verso casa pensai al fatto che forse io non stavo gestendo un bel nulla, era la situazione che si era venuta a creare che stava gestendo me. Pranzai da solo, le due donne erano probabilmente andate insieme alla galleria, era strano come non pensassi più a Lisa come ad un essere singolo ma la affiancavo sempre a Doortje, l’abitudine aveva avuto il suo nefasto effetto sulla mia mente e, quel che è peggio, sulla mia immaginazione dalla quale scaturivano le mie fantasie. La sera arrivò e noi tre ci trovammo in un’atmosfera di irreale serenità ignari di camminare su una corda tesa, ovviamente festeggiammo alla grande l’approvazione del mio operato come sceneggiatore.
Arrivò dicembre ed il corollario di feste, tutto continuava con imperturbabile serenità, io scalpitavo per le prove teatrali di gennaio e per i successivi mesi, che mi avrebbero visto impegnato nella tournee teatrale a cui volevo partecipare. Impegnato in tutti questi pensieri ed a confrontarmi con la realtà di una conclamata relazione a tre, non mi stavo accorgendo del fuoco che covava sotto la cenere e che ero seduto sopra un vulcano di sentimenti, passioni, cose queste tra le più inesplicabili della natura umana. Infatti poco prima delle feste di Natale, Doortje sparì. Ce ne accorgemmo una mattina, constatandone, al nostro risveglio, la sua assenza e con lei di tutto i suoi bagagli pianola compresa. Se ne era andata, senza lasciare nulla, un biglietto, una lettera, nulla. La cosa lasciò il sottoscritto quasi del tutto indifferente, sconvolse invece profondamente Lisa. Era strano come, soprattutto nell’ultimo periodo, avevo cominciato ad affezionarmi a quella donna, ma anche come la sua partenza non avesse suscitato in me grandi emozioni, né tantomeno commozione o qualche forma di empatia. Presi la faccenda come una specie di liberazione, i problemi arrivarono in seguito, in modo piuttosto pesante. Innanzitutto Lisa per tre giorni consecutivi non volle uscire dalla camera da letto costringendomi a dormire in divano, si comportava come un’innamorata tradita e delusa, ma ancora fortemente legata alla persona che era partita. Io per lei ero diventato quasi trasparente, una specie di fantasma, inoltre avevo il sospetto che la partenza dell’olandese fosse stato il colpo di grazia per la nostra relazione, anziché essere lo stimolo per un possibile riavvicinamento. E questo la diceva lunga su chi fosse stato scelto da Lisa, il nodo della sua indecisione era stato completamente sciolto a quanto pare. Vivemmo il periodo delle festività natalizie e poi in seguito i giorni del mio impegno teatrale come se fossimo due estranei per caso sotto lo stesso tetto. Presto arrivò il momento di occuparmi di altre faccende, ero su di giri per l’inizio delle prove ed il giro dei vari teatri che mi avrebbe atteso, cominciai a pensare che infondo le mie vicende personali meritavano di essere accantonate e lasciate allo scorrere degli eventi. Questa forma di fatalismo mi preservò dalla distrazione facendomi rimanere concentrato su quello che dovevo fare, ma fu anche causa di molti problemi che sarebbero arrivati. Frequentavo le prove regolarmente, provavo una forte emozione nel vedere tanti attori impegnati a recitare seguendo la mia sceneggiatura, finalmente qualcosa di mio si sarebbe impresso nella memoria e nei gesti di altre persone, era entusiasmante. Ignorai completamente ciò che Lisa aveva intenzione di fare, sembrava completamente trasformata: sempre di cattivo umore, cominciò anche con il non parlarmi più. Arrivò il momento della prima, lei si dette malata ed io, delusissimo, feci l’indifferente. Il teatro, piccolo usato prevalentemente dalla stessa compagnia, era pieno, segno questo che Gianni ed il regista avevano pubblicizzato bene l’evento. La serata ebbe un ottimo esito, ovviamente finito lo spettacolo la festa fu inevitabile e l’alcol fu un ottimo giustiziere delle malinconie private. Arrivai a casa quasi all’alba scortato da due attori, che mi reggevano in piedi come un bambino che sta imparando a camminare, appena entrammo fui buttato sul divano e lasciato lì a smaltire la sbornia che alimentò un sonno agitato.

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