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AL SERCOL DEL DIAOL e AL BES GALILI
Scritto da Nulla
Categoria: Altro
Scritto il 12/01/2018, Pubblicato il 12/01/2018, Ultima modifica il 12/01/2018
Codice testo: 1212018201832 | Letto 276 volte

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Nota dell'autore Nulla:
Reperto preistorico e antica leggenda

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AL SERCOL DE NIGOLERA E AL BES GALILI

Il Circolo di Nuvolera, chiamato localmente: "Al Sercol de Nigoléra o anche "Al Sercol del Diaol" è quasi sicuramente la più misteriosa costruzione italiana.
Si tratta di una specie di trincea di circa 130 metri di circonferenza, profonda due metri, larga alcuni metri, in alcuni punti sepolta dalla vegetazione, interamente riempita con centinaia di tonnellate di pietre biancastre, che circonda la sommità del monte Cavallo, una collinetta locale.
Alcuni hanno ipotizzato si trattasse di una fortezza preistorica, ma al suo interno non ci sono segni di costruzioni e neppure di pozzi che sarebbero serviti per dissetare gli assediati, ma, soprattutto, non ci sono segni che in origine si trattasse di mura poi franate. Sicché i soldati di un ipotetico esercito nemico, al più avrebbero dovuto stare attenti a non prendere una storta attraversando la pietraia.

Si è anche ipotizzato si trattasse di un osservatorio astronomico, ma anche in questo caso non si capisce che vantaggio ci fosse ad osservare il cielo stando al centro di un cerchio di pietre sconnesse nel terreno.

Se si chiede qualcosa agli abitanti di Nuvolera, rispondono poco e di malavoglia, tanto che spesso anche persone di paesi vicini ignorano l'esistenza del circolo del diavolo. In sostanza, rispondono di sapere che c'è, ma non sanno cosa sia, e neppure gli interessa. Se poi si chiedesse a qualcuno di essere accompagnati sul posto, quasi sicuramente inventerebbe una scusa per dire che non può.

La gente del posto non ama il "Sercol del Diaol" e ai bambini capricciosi le mamme dicono: "Se non fai il bravo, ti porto al Sercol!"

Però, se si riesce a entrare in confidenza, si scopre perché gli abitanti del posto non amano parlare, e ancor meno andare, in questo preistorico cerchio di pietre: ci abiterebbe il "Bes Galili" (la biscia gallo).

Alcuni dicono che non esiste e si tratta solo di favole inventate dai vecchi, altri asseriscono che esiste, ma che si tratta solo di un normale serpente, anche se molto velenoso. Di strano avrebbe una macchia bianca sulla testa che potrebbe somigliare a una cresta.

C'è però chi dice di averlo visto, o di averne sentito parlare da persone di fiducia, e ne dà una descrizione ben differente. Com’ è naturale in questi casi, le descrizioni variano di molto a seconda di chi racconta ma, cercando di metterle assieme: si tratterebbe di un serpente che, però, avrebbe una cresta come un gallo, la testa somiglierebbe a quella di un uccello con un becco che ricorda quello di un casuario o di un uccello serpentario. Gli occhi sarebbero rivolti in avanti, e sulla testa ci sarebbe qualche piuma. Il collo, lungo circa trenta centimetri, sarebbe simile a quello di un pitone, della grossezza di un braccio piuttosto snello. La coda, simile a quella si un serpente, è però triangolare e termina dopo circa settanta centimetri con un ciuffetto di piume. Ma la particolarità più strana sarebbero due ali simili a quelle di un pipistrello, però molto più corte. Queste alette aderirebbero perfettamente al corpo, sicché il Bes Galili può strisciare come un normale serpente, ma terminerebbero con delle specie di uncini che permetterebbero all'animale di aggrapparsi ai rami e, soprattutto, gli consentirebbero lunghissime planate, anche se sembrerebbe che il serpente non sia in grado di volare come gli uccelli, sbattendo le ali.

L'animale sarebbe molto pericoloso, si dice che il suo sguardo magnetico sia in grado di ipnotizzare anche gruppi di sette o otto persone; il Bes Galili attirerebbe l'attenzione emettendo un grido acuto simile al canto di un gallo e, quando le persone si soffermassero a guardarlo stupefatte, lui le ipnotizzerebbe, e se nessuno le svegliasse, dormirebbero per diverse ore e spesso al risveglio non ricorderebbero nulla.

Non si sa se il morso del Bes Galili sia velenoso, però emetterebbe un soffio pestilenziale, forse simile a quello dei serpenti sputa-veleno del Sudafrica, che nel giro di alcuni mesi causerebbe la morte dello sventurato.
Si racconta anche che, nel Medioevo, dei monaci avrebbero cercato di esorcizzare la demoniaca presenza costruendo all'interno del Sercol un monastero, ma sarebbero stati costretti ad allontanarsi, terrorizzati da misteriosi canti di gallo e paurose apparizioni. Di vero c'è che su diverse pietre sono state incise delle croci di tipo bizantino.

Un'altra leggenda spiega perché il Bes Galili è uno solo: l'animale deporrebbe un uovo ogni 21 giorni, ma ogni volta che depone un nuovo uovo, divora il precedente. Il motivo sarebbe che si nutre esclusivamente di serpenti, per cui l'animale teme che il figlio, una volta cresciuto, lo uccida. In tal modo quando, raggiunti i cento anni, l'animale si stende al sole e si lascia morire, ci sarebbe sempre un solo uovo pronto a schiudersi. Il nuovo nato, al compimento di un anno si accoppierebbe con un rospo, o forse addirittura con un gallo, e questo gli basterebbe per deporre un uovo ogni tre settimane per i restanti 99 anni. Comunque, anche se dovesse accadere che il Bes Galili morisse accidentalmente prima, ci sarebbe sempre un uovo in attesa di dischiudersi.
La dieta dell'animale spiegherebbe anche perché gli uomini preistorici avessero scavato il circolo: la pietraia attirerebbe i serpenti che amano stendersi sulla roccia al caldo. In tal modo il Bes Galili avrebbe sovrabbondanza di prede e non avrebbe necessità di girare nella valle, riducendo di molto, per gli abitanti, il rischio di pericolosi incontri.
Naturalmente c'è anche chi racconta di un favoloso tesoro protetto dalla creatura alata.

Certo, nell'epoca moderna è difficile credere al Bes Gallili, però gli abitanti di Nuvolera non sono i soli ad attestarne l'esistenza. Un altro vivrebbe poco lontano, in val Trompia. Ma simili esseri sono attestati anche in molte altre parti d'Italia, col nome di Basilisco. Se ne parla anche in diversi manoscritti medioevali, e già ne scrivevano gli antichi romani. Inoltre anche fra gli antichi popoli del Sudamerica molteplici erano le leggende e le raffigurazioni del serpente piumato.

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