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Immaturità
Scritto da ANDREA OCCHI
Categoria: Altro
Scritto il 12/01/2018, Pubblicato il 12/01/2018, Ultima modifica il 12/01/2018
Codice testo: 1212018221350 | Letto 47 volte

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Lo specchio di fronte al mio sguardo mostra una rilevante lettera “Y” tracciata sulla pelle, non soggetta ad alcuna azione anestetica, che dalle clavicole, dopo essersi incrociata sotto lo sterno, si protende sino a sotto l’ombelico e, per grazia ricevuta, stante lo stato di ubriachezza cronico del chirurgo, non oltre. Sono un bambino che ricorda di averti donato uno dei suoi tanti cuori, accarezzandosi quel segno greco, poiché non credevi all’amore che ti raccontavano le mie parole, i miei sguardi, le mie labbra. Volevi vedere con i tuoi occhi quanto il mio sentimento fosse reale e quanto fosse di sola e tua esclusiva pertinenza. Te lo porsi nelle mani perché in quel momento era il gioiello immateriale più prezioso che avessi e che, ne ero convinto, avrebbe potuto trasformare il tuo dolore in gioia allo stesso modo in cui la tua condizione era l’unica e sola causa efficiente del mio amore per te. Non ho nascosto alcun odioso sentimento, quando il barattolo che conteneva il mio cuore annegato in una soluzione di formalina, lo hai scagliato a terra ed hai osservato quel pugno di carne saltellare, come un pesce rosso, sul pavimento dello squallore ai tuoi piedi, senza alcuna pietas negli occhi. Se amo è per sempre, anche se il tempo s’interrompe a metà della pagina, privo della sua china, prima che si possa leggere “E vissero felici e contenti”. Adoro credere nelle favole, adoro credere che se baciassi le lacrime sulle tue gote di strega, la mela avvelenata con cui mi hai ripagato ci renderà immortali.

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