Cari autori, stiamo riscontrando problemi con l'invio delle email dal sito. Al momento sono quindi sospesi gli invii email delle notifiche di commenti e testi. Nel caso non riceviate l'email di conferma di iscrizione, potete scrivere a staff@alidicarta.it per la conferma manuale.




Ultimi pubblicati  |  Ultimi modificati  | Cerca un testo | Archivio degli autori  | Ricevi il feed dei testi di Alidicarta.it  Feed Rss dei testiRegistrati come autore!

Il twitter degli autori

Caricamento twitter... (reload in caso di blocco)
Fai il login per twittare
mostra/nascondi twitter degli autori


Solo un Sogno?
Scritto da malefic
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 12/12/2015, Pubblicato il 12/12/2015, Ultima modifica il 12/12/2015
Codice testo: 12122015221647 | Letto 338 volte

Attendere caricamento dei dati...(reload in caso di blocco)

1/1

Gli ampi saloni e i lunghi corridoi della casa erano immersi nel più assoluto silenzio. La luce livida della sera autunnale proiettava lunghe ombre dalle finestre mentre Alice leggeva un libro di favole al suo coniglio di pezza, seduta sul pavimento della sua camera, appoggiandosi al letto per stare più comoda. All’improvviso però, prima di finire di leggere la storia, si accorse che quel silenzio interrotto solo dalla sua voce le dava un pò di inquietudine, per cui decise di uscire in giardino, per continuare a giocare con il coniglio all’aria aperta. Chiuse il libro e lo rimise su uno scaffale, poi con il coniglio sotto il braccio uscì dalla sua stanza e richiuse la porta dietro di sé. Il rumore dei suoi stivaletti sulle mattonelle del pavimento risuonava lungo il corridoio principale come il lento rintocco di un orologio a pendolo. Nell’aprire il portone di casa Alice ebbe l’impressione di distinguere in lontananza il vago suono di un flauto. Scesa in cortile rimase in ascolto, pensierosa. Il campanile batté le sei, e quando l’ultimo rintocco si fu spento anche il suono del flauto era scomparso. "Mi domando cosa fosse quel suono che ho sentito" disse tra sé Alice allontanandosi dal vialetto verso un lato della casa. il cortile era ampio e ben curato, circondato da fiori e cespugli ornamentali che nascondevano la vista della strada dalla facciata della casa, e la proprietà era situata ai margini di un grande bosco di faggi e castagni, che la circondava su tre lati. Quella sera i rami degli alberi mossi dal vento riempivano l’aria di un fruscio inquieto. Alice si diresse verso il retro della casa. Poco distante dal cortile, prima di entrare nel fitto del bosco, si trovava un piccolo stagno. Era capitato raramente ad Alice di andare a giocare in quel posto perché sapeva che alla mamma non piaceva. A volte le era sembrato che ne avesse quasi paura... "una paura irrazionale" pensò. Nonostante facesse molto spesso una gran quantità di cose irrazionali, prima fra tutte quella di parlare con i suoi pupazzi di stoffa come se potessero risponderle, si preoccupava sempre di farsi un’opinione sulla razionalità di tutte le cose che la circondavano. Quel giorno si fermò su una sponda del piccolo stagno, lo osservò per qualche istante e poi, appoggiando delicatamente il piccolo coniglio bianco davanti a sé si distese sull’erba. "Senti il rumore che fanno gli alberi? Secondo te è possibile che stiano parlando?" assunse un’espressione pensierosa "In questo caso mi chiedo se stiano parlando fra loro, oppure a qualche altra creatura... Sarebbe bello capire quello che dicono gli alberi; loro sono qui da molto più tempo di noi, sai?" Fece scorrere una mano sulla superficie dell’acqua. Il riflesso nero degli alberi si increspò. All’improvviso si accorse di sentirsi un pò stanca. "Sarebbe bello sapere le cose che hanno visto gli alberi" disse appoggiando la testa su un braccio, e così dicendo si addormentò. Nel sogno rivide la sua immagine riflessa sull’acqua dello stagno, incorniciata dai lunghi capelli biondi, solo che quella non era la sua immagine. E stava diventando sempre più nitida, come se non fosse riflessa dalla superficie dello stagno ma piuttosto da uno specchio. Adesso l’immagine era quella della madre, anche lei con i lunghi capelli biondi e i grandi occhi azzurri, che osservava dietro di sé nel grande specchio della camera da letto. Osservava il padre di Alice che teneva il braccio attorno alla vita di una donna dai lunghi capelli scuri e gli occhi verdi e profondi, e che Alice aveva già visto in alcune fotografie. Era la sorella di sua madre. Era sepolta in un cimitero costruito ai limiti del bosco, non molto lontano dalla casa, e ogni tanto l’avevano portata a far visita alla sua tomba. Era morta alcuni anni prima che lei nascesse, le aveva raccontato il padre: la madre invece non parlava molto della sorella. Le tornò in mente questo particolare quando spostò lo sguardo dalle due persone abbracciate sullo sfondo allo sguardo euforico della madre in primo piano - quando vide la luce pungente di quegli occhi azzurri e il sorriso simile ad una tagliola con cui li stava osservando. E all’improvviso quello stesso sorriso era riflesso sulla superficie dello stagno, mentre la madre spingeva sott’acqua la testa della sorella, con i lunghi capelli castani che le si attorcigliavano alle dita e quella luce fredda che saettava negli occhi azzurri. A quel punto nel sogno irruppe un frastuono assordante, come lo schianto di una bara fatta a pezzi dal peso di mille radici. Protuberanze che si spostavano sottoterra a velocità vertiginose. Un abbraccio soffocante di arti legnosi, che come grossi vermi succhiavano il nutrimento da corpi morti. E lo sciacquio convulso dell’acqua che diventava reale mentre Alice, svegliandosi di soprassalto, si sentì trascinare sul fondo buio dello stagno da una stretta nodosa che dai piedi le stava velocemente risalendo tutto il corpo.

1/1



Menu

Home Page
Iscriviti come autore
Scrivi il tuo testo
Forum
Cerca


Pubblicità

Su di noi

Strumenti

Help

© 2001-2018 - Layout, grafica e contenuti sono protetti da diritto d'autore
Vietata la riproduzione - PI:02102630205 Hosting www.dominiando.it