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Adolescenti Tra Indipendenza E Dipendenza.
Scritto da Mauro91
Categoria: Opinione
Scritto il 12/12/2017, Pubblicato il 12/12/2017, Ultima modifica il 12/12/2017
Codice testo: 1212201794223 | Letto 53 volte

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La crescita di un individuo è sempre in equilibrio tra i vari bisogni di identità e l’affermazione del sé, insieme con i bisogni di appartenenza e di identificazione con gruppi di pari o altro.
Nell’età infantile la necessità di avere un supporto fisico e psicologico dei genitori per la crescita rende il bambino dipendente dagli adulti, anche se questi cercano, progressivamente, di rendere il soggetto sempre più autonomo ed indipendente. Tutto con il presupposto che il processo educativo svolto dai genitori si articoli intorno appunto al tema di una progressiva autonomia partendo da un massimo di dipendenza.
Con l’adolescenza si presentano anche, in modo contemporaneo, delle spinte psicologiche verso l’affermazione del sé e verso la dipendenza. Quest’ultimo, la dipendenza, diventa anche un problema centrale dell’adolescente: come superare senza troppe resistenze questa tendenza che lo seguirà durante tutto il corso della sua vita? Da questa ambivalenza nascono sia le grandi potenzialità e le opportunità di crescita di cui l’adolescente può godere, ma pure i pericoli della dipendenza stessa: gregarismo, subalternità, adesione acritica a miti, valori e comportamenti.
Il bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di condividerne i valori ma soprattutto i comportamenti e i rituali diventa per l’adolescente un modo per sfuggire all’influenza della famiglia oppure un modo per superare le difficoltà con una maggiore sicurezza. Emerge quindi il bisogno dei “Riti Di Passaggio”, definiti anche Riti Iniziatici: nelle popolazioni antiche il passaggio all’età adulta era ritualizzato , codificato da un insieme di prove che avevano un valore sociale riconosciuto dagli adulti per accettare il ragazzo nel loro gruppo. Nel mondo moderno questi riti sono stati ormai abbandonati, e questi riti sono stati sostituiti dall’assunzione di comportamenti che assumono il ruolo di rito informale, ma per lo più trasgrediscono le regole e che non sono codificati all’interno di un sistema sociale e sono definiti comportamenti a rischio.
L’autonomia si realizzerebbe compiendo piccoli passi con piccoli scostamenti rispetto alla morale familiare con semplici e informali riti di passaggio, e per molti adolescenti i primi riti riguardano il fatto di marinare la scuola quando vi è un compito in classe o per sfuggire alle regole di un gruppo e semplicemente per fare compagnia d un amico che snobba la scuola. La punizione severa per questi comportamenti potrebbe provocare vari risentimenti e piccole rivalse, trasformandosi in una sfida all’autorità genitoriale: è una delle tante modalità per affermare ancora la propria appartenenza, la propria lealtà al gruppo dei pari. Un altro fenomeno molto comune è l’iniziazione al fumo: consumato spesso in semi-clandestinità è un rito che fa sentire adulti. Non bisogna dimenticare nemmeno la cultura trasmessa dai Mass-Media che tendono ad incoraggiare l’uso di sostanze d’abuso lecite come alcol e tabacco, dando ad esse il significato più o meno esplicito di elementi validi a determinare un’immagine vincente.
Le metodologie di intervento che si limitano ad illustrare i danni provocati dalle dipendenze producono un aumento significativo delle conoscenze ma non un cambiamento degli atteggiamenti e dei comportamenti. Molti giovani consumatori continuano infatti ad assumere queste sostanze pur conoscendone gli effetti a breve e lungo termine. Gli interventi che si sono dimostrati più efficaci sono quei programmi che prevedono una metodologia interattiva e partecipativa quali l’orientamento all’educazione affettiva per sviluppare il senso di autostima e la capacità di risolvere problemi e prendere decisioni, nonché i programmi per la resilienza e il rinforzo sociale che riguardano lo sviluppo della capacità di riconoscere la pressione sociale relativamente all’uso di sostanze e l’uso delle abilità necessarie per dire no pur continuando ad appartenere comunque al gruppo. I risultati di questi gruppi di intervento dimostrano che non si sono modificate soltanto le conoscenza, ma pure il confronto esplicito con gli altri ha condotto pure ad un cambiamento negli atteggiamenti e nei comportamenti stessi.

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