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A Martina
Scritto da Gallerani Gianluca
Categoria: Poesia - D'amore
Scritto il 30/06/2006, Pubblicato il 01/02/2018, Ultima modifica il 28/03/2018 01.34.37
Codice testo: 12201817294 | Letto 134 volte

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Pazzia irrazionale. Ogni percorso circolare, per quanto sia perfetto ed equilibrato nella forma, rimane senz’altro limitante nella sua prospettiva di estensione. Tutto rientra quinci in sé stesso, e nulla si risolve.
Mio vile sentimento, a quale fine mi tormenti? Tu conduci insano alla rovina e alla disperazione dell’anima, come onda di burrasca che si diletti a travolgermi per poi affogarmi, celando alla vista l’uscita ver’ la via della pace.

Ahi! Il mio costato vien trafitto da una lama affilata. Una e più volte. Mortalmente.
Ahi! Il pensiero che m’opprime rende me schiavo di una passione cruenta e generosa, autentica follia, gioia trasmutata in tristezza, propria di un uomo il quale ammira ammaliato la salvezza, tentando in vano di afferrarla.
Ahimè. Come le parole di un intero libro non son atte in verun modo ad esplicare le ragioni di cotal passione, né di esternarne compiutamente le emozioni, così un tale fardello non può reggersi sopra la schiena d’un individuo mortale.
Non potrà esservi sollievo nel terrore. Questo male oscuro mi condanna, e non v’è nullo che abbia la facoltà di placarne il dolore.

Noi, servi ignavi d’un pravo destino, alieni alla misericordia, fummo toccati fatalmente dalla maledizione della paura.
Consolante illusione, o quanto è malinconico il permanere del nostalgico ricordo!
I suoi occhi risplendono gentili fra le tetre immagini, fagocitando il nostro vissuto.
L’affettuoso saluto e il sorriso, l’esile tocco della tenera mano. Lieve melodia che lenisce lo strazio del cuore.
Qui, nulla che eguagli purtroppo l’antico calore affettuoso della tua voce, segno ormai fugato del sommo e gratificante e puro, o mia bella Martina, indefettibile amore.

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