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DI PROSSIMA ROTTAMAZIONE
Scritto da paolo s.
Categoria: Altro
Scritto il 12/02/2018, Pubblicato il 12/02/2018, Ultima modifica il 12/02/2018
Codice testo: 1222018175938 | Letto 173 volte

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Un recente articolo su una rivista certifica la conclusione del percorso sociale negli Stati Uniti dei cosidetti “baby boomers” che avrà fra qualche anno un impatto devastante sui conti pubblici, quando gli ultimi nati a metà degli anni '50 giungeranno al traguardo della pensione. Se le nuove generazioni non riusciranno a produrre reddito che garantisca emolumenti uguali o superiori alla precedente generazione, la bancarotta sarà assicurata.
In Italia, nonostante le smentite dei diretti interessati che guidano il carrozzone previdenziale non sembra più rosea, anzi si potrebbe affermare con certezza che sia molto più grave di quella americana. Anni di mancata crescita, di nuove forme di lavoro dagli acronimi ridicoli, spacciate da economisti in libera uscita, guidati da un commercialista improvvisatosi Ministro Delle Finanze, come la Nuova Frontiera che avrebbe guidato i giovani verso un riscatto sociale ed economico pari o superiore ai loro padri, producendo invece uno sterminato esercito di giovani precari che devono attingere continuamente al reddito dei genitori per garantirsi un minimo di decente sopravvivenza. Da tutto questo si evince che l'ottimismo dei diretti interessati è di pura facciata, oserei dire una colossale presa per il culo.
Cominciano a frullare vorticosamente i “capasisi” al pensiero che per far fronte alla definitiva uscita dal mondo del lavoro degli ultimi “baby boomers” nostrani si debbano ritoccare al ribasso le pensioni, meritate dopo oltre quarant'anni di lavoro, non certo esercitati nella scrivania di qualche pubblico ufficio, senza offesa per nessuno. Ho maturato l'intenzione di vivere fino a cent'anni per vedere l'effetto che fa e lo voglio fare con un reddito che non mi costringa a mendicare nel sagrato di una chiesa, o chiedere un ipotetico e velleitario aiuto filiale.
Sono nato all'inizio del “baby boom” nazionale, quando l'Italia era una gigantesca sala parto con le macerie ancora fumanti, sono in pensione da qualche anno approfittando di una finestra incautamente lasciata aperta da qualcuno che stava provvedendo a sbarrarle tutte, allarmato da governi che si succedevano come ciliegie il cui compito principale era sbandierare incessantemente l'intenzione di mettere mano all'età pensionabile, rallegrando gli economisti in libera uscita e facendo incazzare una moltitudine di lavoratori. Non era mia intenzione smettere di lavorare e ho proseguito per 5 anni ancora, lavoro, non in nero, regolarmente denunciato che mi ha permesso di superare di poco l'importo della pensione, falcidiata senza ritegno da leggi ingiuste e vessatorie per chi non osava rassegnarsi a una vita in poltrona.
Adesso seduto nella stessa poltrona assisto al malinconico tramonto della mia generazione, senza più la presenza di qualche compagno sfortunato. Mi consola il pensiero che la mia è stata una generazione ineguagliabile che ha edificato le fondamenta su cui si basa il benessere di cui ancora si gode, non per molto, che ha vissuto l'esplosione del Rock'n Roll, del quale le nuove generazioni non ne capiranno mai la portata storica, di non aver mai fatto la coda per acquistare il nuovo Apple, troppo impegnati a sfuggire ai manganelli dei “celerini” che ci inseguivano, di aver vissuto e gioito alle memorabili gesta di quel grande eroe omerico che risponde al nome di Gigi Riva, di aver conosciuto e stretto la mano a uno dei rarissimi galantuomini della politica italiana e di aver pianto come un vitello al suo funerale, di aver conosciuto un autore quando ancora giovanissimo strimpellava alla chitarra una commovente “La canzone di Marinella”e la pacifista ante-litteram “La guerra di Piero”, il ricordo di qualche compagno che scelse la lotta armata come forma di estrema ribellione, e tanti altri personaggi ed episodi con l'ineguagliata colonna sonora di tanti anni indimenticabili dove Dylan, gli Stones, Jim Morrison, Led Zeppelin, Pink Floyd gareggiavano per regalare le più esaltanti emozioni.
Adesso basta malinconie, devo recarmi in piscina dove me la cavo piuttosto bene, anche nelle lunghe distanze. Spengo il televisore dove la pubblicità (fortunatamente) ci ignora, proponendoci solo paste adesive per evitare che la dentiera abbia vita propria o miracolosi rimedi per la “disfunzione erettile” che non ho mai capito bene cosa sia, forse si riferisce a quel rettile moscio, tutt'al più barzotto al risveglio, che pende fra le gambe trascinandosi un sacchetto, anch'esso moscio, con due palline dentro? Oppure la soluzione dei problemi prostatici? Questo mi ricorda l'appuntamento con altri due compagni di merende nell'angolo più nascosto di un parco cittadino, al riparo da occhi indiscreti per non essere accusati come vecchi sporcaccioni, e proseguire nella gara a chi piscia più lontano per battere il record dove due di noi sfiorano la punta delle scarpe e il terzo, che nella sua vita ha speso più di quanto avesse, invariabilmente annuncia la nostra vittoria, non essendo riuscito ad andare oltre la cerniera. Lo stesso che, seduti nelle panchine del parco leggendo il giornale per assicurarci che non ci sia il nostro nome nella cronaca mortuaria, fissando una procace mamma seduta di fronte, che renderebbe rigido anche un cadavere ( questo però è facile), mormora imbaldanzito con gli occhi fuori dalle orbite “ SE GHE PIAXE MOLLU, 'A FASSU MUI' ! '”

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