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Rocco Lupo vs Triangolo dei Bermuda
Scritto da Giò
Categoria narrativa, genere giallo/noir
Scritto il 12/05/2017, pubblicato il 12/05/2017, ultima modifica il 12/05/2017
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Nota dell'autore: Rocco Lupo vs Triangolo dei Bermuda

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Rocco si era messo la camicia a fiori, quella che teneva nell’armadio in alto a destra, riparata dal cellophane. L’aveva acquistata tanti anni prima, ispirandosi al look di Tom Selleck, protagonista del telefilm “Magnum P.I.”, il suo serial preferito.
Tutti i venerdì sera , da venticinque anni, Rocco si piazzava sul divanone con la mamma, per gustarsi le imprese del detective coi baffoni, registrate nelle videocassette WHF e lette dal fidato Pioneer, collegato al vecchio televisore col tubo catodico. Un rito irrinunciabile per Rocco Lupo: l’àncora di sicurezza, il punto fermo nella sua vita privata.
A quarant’anni suonati da un pezzo, il leggendario naturalista si trovava per la prima volta, forse, a vestire i panni del seduttore. Francesca Ravanini lo stava aspettando alla piadineria Balù, sul lungomare di Cesenatico. “La tua pelle, quanto l’ho desiderata, mia piccola Francie. Con te l’unico bacetto della mia adolescenza e della mia esistenza, con te l’unico amore possibile. Dove ci baceremo, amore mio? Sulla spiaggia, dopo aver mandato giù lo squaquerone della piada? In macchina da me? Oddio, mi sono dimenticato di pulire le pedanine dietro, che stupido! Se recliniamo i sedili in giù te ne accorgi..”
Mille pensieri affollavano la testa dello scienziato, mille emozioni gli sconquassavano il cuore. Rocco avanzava a passi lunghi verso il Balù, dopo aver parcheggiato la Fiat Punto in una piazzola di sosta per disabili.
“Cazzo, non c’è un posto neanche a pagarlo, a Cesenatico. Mi dispiace fare il furbo, ma non posso mettere la macchina sulle colline, a dieci chilometri di distanza. Tutti qui ad affollare la Riviera per diventare marroni come delle emme, abbronzandosi al sole. Io sono pallido come un ermellino d’inverno, ma se la Francie mi ha chiamato vuole dire che le piaccio lo stesso. La gente è come un gregge di pecore, fanno tutti le stesse cose. Come le pecore!”
Senza volere Rocco si immaginò la Ravanini posizionata come una pecora e si vergognò di quel pensiero turpe. “Uffa, maledetto che non sono altro. Prima ci si conosce, poi ci si da un bacetto, poi ci si fidanza; insomma prima ci sono un sacco di cose da fare, sono solo un povero sporcaccione.”
La vide, bella come ai tempi delle medie, seduta accanto al primo tavolino del Balù,con le gambe accavallate, abbronzatissime. “Cavolo, lei però non è una pecora, è semplicemente un incanto.”
-Ciao Rocco, finalmente!- lo accolse la donna, invitandolo ad accomodarsi. Gli diede tre baci sulle guance, facendolo arrossire. “Spero che con la luce del tramonto non se ne accorga, capperelli!”
-Ti va una piadina con lo squaquerone?- chiese lui. Non era abituato ad approcciare, non sapeva come muoversi in quella situazione insolita.
Lei rise un po’ sguaiatamente alla domanda, ma si ricompose subito.- Certo, allo squaquerone va benone. Fa anche rima!-
Rocco rise, vedendo lei che faceva altrettanto. “Non ho capito la battuta, ma devo stare al gioco.” Era nervoso, impaziente di giocarsi le carte al meglio. Si concentrò sulla camicia, ricompattandosi sulla personalità di Magnum P.I. Fece un cenno sicuro alla tipa del banco del Balù, che sapeva già cosa preparare, essendo lui un habituè.
-Che hai combinato di bello in questi anni, bambola?- chiese con aria vissuta. Francesca si piegò in avanti, facendo sparire la faccia alla vista di Lupo. Finse di allacciarsi la zeppa del piede destro, ridendo a crepapelle dentro di sé.
Riprese controllo e risalì con il busto.
-Rocco, avrei tante cose da raccontarti, ma devo parlarti immediatamente di un problema. Tutto il mondo sa quali imprese stai compiendo, tutti sanno che sei un eroe; io so che su di te posso contare. -
“Contare? Le pecore? Oddio, mi sta venendo duro, che figura!”
-Le viene a prendere lei le piadine, Lupo?- chiese a voce alta la tipa al banco, rivolta a Rocco.
-No, no, no.-
-Troppa gente adesso, mi farebbe un enorme piacere.-
Rocco era una persona perbene, incapace di non fare un piacere, ma aveva un problema tra i jeans, per via della parola “pecore”, appena udita.
-Mi puoi dare la borsetta, Francie?-
La Ravanini lo guardò sbalordita e delusa: pensava che lui le volesse fare pagare le piade allo squaquerone.
-Prendi pure.- rispose. Rocco nascose la insopprimibile reazione ormonale con la borsetta, guadagnando il bancone del Balù. Pagò coi suoi soldi e prese le due piade bollenti con una sola mano, scottandosi e massacrandole. Non aveva scelta: l’altra mano serviva per tenere la borsetta.
-Ti ho visto.- disse Francesca.
“Oh, cazzoooooo”.
-Ti ho visto, sai? Hai pagato con i tuoi. Ma allora perché hai voluto la mia borsetta, Rocco?-
-Boh!-
-Lo so che non sei come tutti gli altri, sei un cavaliere e non un pecorone.
“Oddioooooooooo, basta parlare di pecore!”
Sbranarono le piade, poi lei venne al dunque.
-Rocco, ti parlo fuori dai denti. Il mio fidanzato è sparito nel “Triangolo dei Bermuda”, l’altro giorno. Sono insieme a Tebaldi Stefano, che tu conosci bene, no?-
“Che ti venisse del bene, ha il fidanzato, quello stronzo di Tebaldi. Quello strafighetto del carrozzaio di Via Pascoli”.
-Non mi telefona più, non riesco a comunicare, insomma non so dove sia andato a finire. Ho aspettato a dare l’allarme, perché so di poter contare soltanto su di te. Tu sei l’unico che può aiutarmi a ritrovarlo sano e salvo, senza che muoiano altre persone.-
Dunque Francesca Ravanini aveva perso il fidanzato, Tebaldi, nel famigerato Triangolo dei Bermuda? Il Triangolo: l’area maledetta del Mare Adriatico dove tanti erano scomparsi negli ultimi decenni. Un triangolo della morte come quello dell’Oceano Atlantico. Là, vicino agli Stati Uniti, molti transatlantici enormi si erano inabissati, qui in Adriatico molte barche e tre motovedette della Marina militare, per tenere le debite proporzioni con la superpotenza anche in tema di tragedie. I vertici del triangolo erano Rimini, Grado e Rovinio (in Istria), tutti luoghi affollati da turisti in bermuda, da cui il nome.
-Lo farai per me, Rocco?-
Lo scienziato rispose di si, deglutendo. I progetti sulla serata erano saltati in un attimo.
-E’ partito con la sua barca da Marina di Ravenna, mercoledì. Voleva pescare qualche quintale di sgombri, quel testone, ma io non sono andata perché mi annoio a stare tre o quattro giorni in mezzo al mare.-
Rocco aveva ripristinato la situazione nel cavallo dei suoi pantaloni; anzi, ora era depresso come un panda senza bambù ed ascoltava soltanto.
-Di solito va verso nord, verso la Laguna di Venezia. Fa il giro che abbiamo fatto anche noi in seconda media, ti ricordi?-
“Mi ricordo sì, bel faccino. Eravamo sulla prua della motonave, io e te, a mangiare i pesciolini fritti che ci avevano portato, ancora bollenti. Partenza da Cesenatico sulla PRINCESS, il mare piatto, i gabbiani..che bella gita.. quanti bei momenti, amore mio..”
-Mi aggiustasti la radiolina, con quella specie di pila che avevi costruito non so come. –
“L’avevo fatta nel garage, con il kit regalatomi da Bonini. Non era una pila, ma un generatore elettromagnetico.”

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