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Lo strano sogno di Vidharr
Scritto da vajmax
Categoria: Narrativa - fantasy/fantascienza
Scritto il 12/06/2018, Pubblicato il 12/06/2018 17.48.54, Ultima modifica il 12/06/2018 17.48.54
Codice testo: 1262018174854 | Letto 197 volte

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[...]
— Mio adorato intrico di peli e muscoli— replicò lui



— Certo che siamo nel mezzo, ma non più di quanto ogni cosa è nel mezzo di tutte le altre cose—
Ghedra si trattenne dal mollargli una gomitata nelle reni e non insistette oltre, l’avrebbe stangato più tardi, a casa, ché non le andava che i bambini la potessero vedere.
— Dopo, non so dire quanto, cominciai a sperare d’incontrare anche un pericoloso cinghiale, pur di mettere sotto ai denti qualcosa di peloso e diverso da Ghedra— disse, guardandola di sottecchi con la coda dell’occhio, autorizzandola così a suonargliene di santa ragione, una volta che fossero ritornati alla loro casetta — Ma trovai solo dei piccoli funghi magici…—
I nani, nessuno escluso, potevano mangiare quei funghi solo quando volevano parlare di persona al Padre Celeste, e poiché la storia del piccolo popolo racconta che col Padre Celeste si parla solo da morti, nessuno li voleva assaggiare.
— Ho dovuto farlo, il coniglio prima e il labirinto poi mi hanno costretto—
Nessuno gli credette, perché sapevano tutti che Vidharr era un ingordo imbroglione, certamente anche buono, ma si sarebbe mangiato persino le sue unghie se non le avesse avute così corte e nere
— Dopo un’oretta il drago dormiente si prese cura del mio spirito e lo svegliò con un calcio nel sedere—
Ghedra si sentì improvvisamente in sintonia con quel drago anche se, non avendone mai visto uno, non credeva alla loro esistenza, raccontata dalle leggende del popolo dei vecchi nani, sempre ubriachi di frottole.
Il folto gruppo che lo attorniava curioso parve sollevarsi dall’erba, e l’erba sembrò anch’essa in un’aspettativa ansiosa.
— Terribili vampate mi allargarono gli occhi e vidi nel buio, sia quello che incupiva il labirinto magico che quello che sigillava con un opercolo il mio occhio interno—
Nessuno aveva mai parlato di un occhio interno nei nani, e tutti parvero sul punto di dover sbattere una palpebra che non sapevano dove andare ad aprire.
— Sì, nemmeno io avevo mai immaginato di avercelo, eppure i funghi ti fanno guardare il buio illuminando dall’interno il cuore, e i pensieri che vengono fuori da lì diventano, di colpo, più chiari e diversi, capaci persino di considerare il mondo partendo dal suo centro, e non come facciamo noi nani, pesandolo dal di fuori—
Commenti sommessi si accavallarono tra loro come una marea di disapprovazione, e gli sguardi si nascosero dietro sottili fessure, come quelli che caratterizzano i preti dei gambalunga.
— Bambini a nanna!— dissero, alzandosi in coro, voci femminili e preoccupate — che domani si deve andare nel bosco interno a raccogliere le bacche dolci—
Così, accompagnati in fretta da una nana anziana alle loro capanne, la foresta di pensieri ancora giovani non avrebbe chiuso occhio, cercando di sbirciare tra le canne del muro che li avrebbe divisi dalle parole di Vidharr, il “quasi mago” del labirinto oscuro.
 
— Ma che significa guardare il mondo dall’interno?— chiese una voce che esauriva il pensiero di tutti
— Vuol dire che lo sguardo sul mondo osserva prima le ragioni e dopo gli effetti che provengono da quelle ragioni—
A tutti sembrò un’ovvietà, perché nessuno di loro si sarebbe mai sporto a chiedersi dell’uovo e della gallina, il piccolo popolo le uova e le galline se le mangia, mica ci si fanno sopra i discorsoni
— Così tu, Vidharr, nel labirinto magico hai saputo se viene prima l’uovo o la gallina?—
I nani erano poco inclini ai sofismi impegnativi, in compenso però, sapevano andare al sodo, anche quando non si trattava di uova cotte.
— C’è stato un tempo— riprese Vidharr — nel quale il tempo non scorreva, ed era come se fosse stato immobile sopra al vortice degli eventi che si preparavano per stringere le pietre nella morsa degli accadimenti futuri—
Non un respiro si fece udire, in quella marea di teste pronte a ridere a crepapelle dietro le balle che sarebbero uscite dalla bocca di Vidharr, che adesso tutti avrebbero volentieri chiamato: “il guerriero rintronato”
— In quel “non tempo” c’erano i semi del mondo, e anche le uova che sarebbero state galline, e oche e uomini e, infine, persino i nani—
Da ancora più in basso di dove stava la ressa un chicchiricchìcchì tentò di avvisare dell’arrivo dell’alba, ma fu interrotto subito e poco gentilmente da un calcione che sollevò una manciata di piume che caddero velocemente a terra, svenute come fossero state di piombo.
— Sicché noi nani saremmo dello stesso lignaggio dei gambalunga, spilungoni che si credono più vicini di noi al cielo?— chiese una nonnina che aveva la voce curva come la sua schiena.
— Non ho detto questo, ma solo che tutti proveniamo dalla “Non esistenza”, la quale precede l’esistenza, ed entrambe zampillano dal Mistero scuro che si è fatto chiaro senza che i nostri occhi lo riescano a vedere—…
— Almeno fino a quando i funghi non ne mostreranno l’assenza di forma—
A quel punto nessuno ebbe, per quello scorcio di ormai mattino, più niente da aggiungere, e persino il gallo fu soddisfatto di avere avuto la conferma di ciò che aveva sempre sospettato essere la verità, senza aver mai avuto il coraggio di rivelarla al mondo: viene prima l’uovo della gallina e lui, che era il papà dell’uovo… veniva prima ancora…

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