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Castelli di rabbia, Alessandro Baricco
Scritto da darkness02
Categoria: Recensione
Scritto il 12/09/2018, Pubblicato il 12/09/2018 14.28.13, Ultima modifica il 12/09/2018 14.28.13
Codice testo: 1292018142813 | Letto 43 volte

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Nota dell'autore darkness02:
Utopia

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A. Baricco, "Castelli di rabbia", BUR La Scala, febbraio 2003.

Il volume è un intreccio di più storie diverse, degli abitanti della piccola cittadina di Quinnipak e di altri personaggi, al confine tra realtà e fantasia, storia e finzione. Ai sogni impossibili del "signor Rail", al talento per la musica di Pekisch, ai momenti seminati nell'animo di Mormy, Baricco alterna elementi storici e di tipo tecnico quali il funzionamento delle prime locomotive o la biografia dell' architetto Hector Horeau e il suo progetto di un palazzo di solo vetro.

La trama è complessa ed articolata, ricca di analessi e prolessi. Il ritmo è veloce, rallentato in alcuni punti da digressioni di tipo storico, utili per conferire veridicità al testo. I luoghi sono poco descritti per lasciar spazio all'immaginazione ed il tempo, l'Ottocento, sebbene non sia esplicitato, è comprensibile da testo. Il protagonista è Dann Rail; attorno a lui ruotano tutte le vicende degli altri personaggi principali. Vi sono inoltre anche personaggi secondari, tipo Andersonn, e delle comparse, come la folla. Essi sono sia presentati che caratterizzati ed i loro pensieri sono resi noti tramite tecniche diverse. Il registro è medio e il lessico comprensibile a tutti. Nel finale si scopre che le vicende sono narrate da una giovane ragazza in viaggio verso l'America, che funge da narratore di secondo grado, preceduta dal narratore onnisciente, che è l'autore stesso.

Il titolo del libro ne riassume l'essenza. Esso è la fusione di due concetti distinti: i sogni e le speranze dell'uomo, che sono come castelli campati in aria, perché inattuabili; e il dolore provocato dalla loro impossibile realizzazione, che si tramuta in rabbia. I fatti narrati non sono fini a sé stessi ma sono parte di un meccanismo più complesso; ambientati in un luogo che non esiste, divengono il mezzo per far risaltare, quasi come in un ossimoro, il contrasto tra il concetto di infinito delle aspirazioni iniziali dei personaggi e la loro fine cruda e pessimistica, ma molto reale. Se per le storie degli abitanti di Quinnipack non c'è speranza, Baricco ne riserva molta alla ragazza che le narrava e, lasciando il lettore col fiato sospeso, termina con un unica parola, quasi fosse un'utopia: America.

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