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Memorie di Adriano, Margherite Yourcenar
Scritto da darkness02
Categoria: Recensione
Scritto il 12/09/2018, Pubblicato il 12/09/2018 14.30.18, Ultima modifica il 12/09/2018 14.30.18
Codice testo: 1292018143018 | Letto 86 volte

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M. Yourcenar, Memorie di Adriano, titolo originale Mémories d'Hadrien, Einaudi, Torino 1984, traduzione di Lidia Storoni Mazzolani.

Il volume racconta la storia della vita dell'imperatore Adriano, il cui periodo di governo si estende dal 117 al 138 d.C. Originario della Spagna, fu adottato dall'imperatore Traiano poco prima della sua morte. Per tutto il periodo in cui detenne il potere Adriano si curò dello Stato, consolidando i confini ed avviando imponenti piani di urbanizzazione. Ma l'autrice non vuole narrare le sue imprese, quelle sono già descritte nei libri di storia, ci parla invece di Adriano come uomo, con i suoi pregi e difetti, nel ruolo di amico, figlio, marito ed amante, su cui si innesta e si fonda poi quello imperatore.

Il ritmo della narrazione è moderato ed omogeneo, ricco di sequenze riflessive che però non appesantiscono la lettura, che è invece molto scorrevole. Data la presenza di numerose anacronie, create attraverso l'uso di prolessi e analessi, fabula e intreccio non coincidono rendendo avvincente il racconto. Le vicende sono ambientate in un arco di tempo ben preciso, cioè quello del governo di Adriano, e si svolgono nei territori dell'Impero Romano, dove si alternano spazi chiusi, come Villa Adriana, e molti aperti, quali l'accampamento dell'esercito o la sponda di un fiume. Il narratore interno è Adriano stesso ed i personaggi sono descritti da suo punto di vista, e in base al tipo di rapporto che avevano con lui. Si suddividono in primari come Adriano, protagonista indiscusso, Antinoo, il medico oppure secondari, come la moglie Plotina o comparse come l'esercito. Il loro pensieri, in particolare quelli dell'imperatore, vengono riportati con ordine e coesione tramite soliloqui. Il registro stilistico è medio-alto, con un linguaggio ricercato ma comprensibile.

Il testo si presenta come una lettera scritta dall'imperatore stesso a Marco Aurelio, giovane destinato dopo la morte del padre Antonino, scelto come successore da Adriano, a salire al trono, nella quale appare in tutta la sua chiarezza la vera essenza dell'uomo. Perché il protagonista di questo libro è proprio l'uomo, senza nessun tipo di filtro, con i suoi pensieri più nascosti, le sue paure e i suoi vizi. Il lettore entra in diretto contatto con quello che Adriano era, dai suoi momenti più privati, come l'amore con il giovane Antinoo, a quelli in cui il suo ruolo di capo dello Stato prendeva il sopravvento. La straordinaria abilità della scrittrice di "cancellare sé stessa" permette al lettore di estraniarsi dal mondo reale, offrendogli una visione dell'uomo che Adriano è stato.

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