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DALL'ALTRA PARTE
Scritto da Yidaliren
Categoria narrativa, genere
Scritto il 13/01/2018, pubblicato il 13/01/2018, ultima modifica il 13/01/2018
Letto 47 volte

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DALL'ALTRA PARTE

Mi viene sempre l'ansia davanti questo pallone, proprio ogni volta che devo tirare un rigore, sugli spalti un ragazzo in carrozzina mi guarda,
penso abbia seguito tutta la partita, intanto sbaglio l'effetto la palla va fuori e i miei compagni di squadra si trasformano in professori,
ma che sarà mai un semplice errore, e poi mica faccio l'allenatore.
Cammino verso casa e poi guardo la luna, non so se è l'impressione ma sembra sempre più scura, apro la porta e sento "Paolo vieni quà!",
la cena è pronta vai a chiamare papà, non capisco perchè la sera passi così in fretta, il ripetersi del giorno in una valigia troppo stretta.
E' mattina e la giornata non inizia tanto bene, la pioggia batte forte e assale le ringhiere, mio padre dice sempre "non aspettarti mai niente quando
chiedi qualcosa", e nel frattempo la giornata è diventata pure ventosa. Finalmente arrivo a scuola, perchè quel giorno non ne vedevo davvero l'ora, un mio amico
mi vede attraversare, stramazzare al suolo e poi urlare.

2 anni dopo ...

Ciao a tutti, mi chiamo Paolo, ho 19 anni e sono sulla sedie a rotelle da due. Mi hanno iniziato subito a tranquillizzare, dicendo che potevo migliorare,
di non preoccuparmi, perchè loro ci sarebbero stati sempre, ma la paura premeva forte nelle tempie.
Ricordo ancora gli occhi gialli che mi hanno investito, poi il nero totale, ora do importanza a ciò che prima era banale. All'improvviso però sono diventati
tutti più simpatici e gentili, così dannatamente finti, i loro volti sembravano dipinti, ma io me ne frego altamente, ora apprezzo il mondo come nessun'altro,
le persone non capiscono cos'hanno tra le mani, una potenza straordinaria come quella dei vulcani, ma io sono quì, fermo in un punto perenne, a guardare
il mondo girare come avessi due antenne, a me non piace, però mi mettono sempre al centro della scena, trattami come vorresti essere trattato,
non voglio fare pena, e nel possibile delle mie abilità , sarei felice di far parte della normalità.

Dicono che il nostro paese sia uno dei più belli e che sia in atto una fuga di cervelli, dicono "Siamo tutti fratelli" e poi si ammazzano con i coltelli, dicono
che l'Italia sia una rarità, uno stato purtroppo estraneo alla disabilità.

Alba dopo alba penso ancora più forte, in un mondo grigio e spento dove va via anche la morte, accettare me stesso, diventa complicato quando non ti rivedi nel
riflesso, inizio a leggere con ingordia facendo salti nel tempo, entrare ed essere parti di una storia, rivedermi in ogni singola memoria.
Questo incidente mi ha in un certo senso costretto ad osservare, a capire che è proprio dal dolore che si può ricomiciare.
E' sera ed ormai i giorni sono tutti uguali nella mia testa, ma tra poco andrò ad assistere alla partita della mia squadra di calcio, non sopporto essere applaudito
per ogni singola cosa che faccio. Sono arrivato e proprio difianco a me, c'è il solito ragazzo in carrozzina, iniziamo a parlare, conversare, si chiama Mario,
mi disse così, proprio come me una macchina lo colpì.

Ci sono disabili senza un braccio, una gamba o addirittura senza entrambe, che fanno sport e si mettono in gioco, poi ci sono i disabili come me e Mario,
che sono costretti a vivere nel solitario, dalla vita non avremmo voluto poi così tanto, qualcuno da amare e che ci stesse accanto, un'appello a tutte quelle anime
sole, che volano via con la mente e fanno quello che vuole.

FORSE UN PESO TROPPO GRANDE DA SOPPORTARE, AMICIZIE E AMORI FINITI PER IL SEMPLICE ACCANTONARE.

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