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La Lupa
Scritto da maz
Categoria narrativa, genere
Scritto il 13/08/2012, pubblicato il 13/08/2012, ultima modifica il 13/09/2015
Letto 2257 volte

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Nota dell'autore: Racconto originariamente scritto in versi liberi, poi riversato in prosa poetica.

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La Lupa

C’erano l’uomo, la donna, il bambino.
L’uomo era alto, magro, sui trenta. Portava i capelli, lunghi ed incolti, come la barba ispida e bruna. Vestiva male, spesso jeans e canotta, non si lavava che raramente, mentre il suo corpo dinoccolato, dal letto al sofà su e giù trasportava. Si ciondolava con la cicca in bocca, bevendo e girando scalzo per casa, mentre tra sé borbottava nervoso, maledicendo il mondo intero. Usciva di casa per recarsi al bar, quando la birra era terminata. Neppure un lavoro riusciva a trovare; conciato com’era sembrava uno spettro, senz’anima e cuore, orgoglio e pudore.

La donna, un tempo era stata carina, ma ora la vita l’aveva invecchiata, precocemente era sfiorita, mentre stanca e stordita trascinava i suoi dì.
S’era sposata ancor ragazzina, poi s’era divisa da un marito pentito, ma ancora anelava alla sua libertà. Delusa e sconfitta s’era gettata, per solitudine e disperazione, sull’uomo abbruttito di questa storia, che già a quel tempo si stava spianando la strada sicura del fallimento. In pochi mesi era nato Pietro, il bimbo che ora avea quasi due anni, che lei sosteneva esser prematuro, mentre l’uomo pensava fosse figlio dell’altro.

Pietro era un piccino assai trascurato, spaurito girava, come un gattino, per quella casa che sembrava un porcile.

Presto, al mattino, con un sospiro, la donna dal letto s’alzava già stanca, con uno scossone svegliava l’uomo che, noncurante, le volgeva le spalle, ricominciando tranquillo a russare …
La donna in bagno si sciacquava il viso, lavarsi non era che un vecchio ricordo, non si truccava oramai da una vita, e dopo un caffè bevuto in cucina, tra pile di piatti di settimane, a Pietro cambiava il pannolino, poi lo tornava a posar nel lettino, lasciandogli in mano un biberon pieno di latte freddo per colazione.
Lui la guardava andar via di fretta, con gl’occhi colmi di desolazione, ma non piangeva poiché ben sapeva, che presto o tardi sarebbe tornata, e a lui assai poco avrebbe badato …

Poi c’era il cane, il pastore tedesco.
Matilda, femmina di nobile stirpe, ereditata con il divorzio, da una padrona che non l’amava, ma che la teneva, denutrita e sporca, come custode del suo bambino.
E invero, Matilda, per lui solo viveva!
Appena il piccino piangeva e chiamava, Matilda al lettino s’avvicinava, il bimbo esultante, il latte porgeva, ridendo e saltando per giocar con lei.
Lei l’osservava col suo sguardo profondo, con tutto l’amore che aveva per lui, e tenera e dolce come una mamma, leccava le piccole, bianche manine, quindi le gote arrossate dal pianto, e si lasciava strappare il pelo, tra grida di gioia del suo cucciolo d’uomo!
Poi, per la fame, Pietro piangeva e lei con la lingua il visino lambiva a tergere il pianto e chetare il piccino.
Più volte aveva cercato coi denti, di trarlo dal letto afferrando le vesti, ma ora Pietro era troppo pesante e lei temeva di fargli male, così s’accucciava accanto al lettino, e mesta e silente restava in attesa che l’orribile padre alfine s’alzasse per occuparsi un po’ di suo figlio.
E così, infatti, prima o poi accadeva.

L’uomo s’alzava con la cicca in bocca, da terra agguantava qualche lercio indumento, e sputando bestemmie, andava dal bimbo.
A lui si volgeva con rimbrotti impastati, mentre il cuor di Matilda pel timor sussultava …

Ed anche quel giorno era andata così.
Lui s’era svegliato di malumore e per le braccine scarne e gelate, aveva iniziato a scuotere Pietro, gettandogli in viso alcol e fumo ed intimandogli di tacere!
Era stanco, era stufo, la testa scoppiava e la sua rabbia sul bimbo sfogava, ma nulla sfuggiva allo sguardo materno, attento e affettuoso del cane da guardia.
L’uomo imprecava e non la smetteva di scrollare il bimbo sempre più spaventato, che per il terrore continuava ad urlare …

E d’ un tratto, Matilda, seppe cosa fare.
Il cuore nel petto le si era gonfiato e il suo cervello s’era annebbiato per il dolore e l’odio repressi, da tanto, da troppo tempo, oramai..

Con balzo deciso fu addosso all'uomo, l’addentò alla gola in un unico morso. L’uomo, atterrito, lasciò andare la presa e Pietro cadde fra le lenzuola. Matilda teneva i suoi denti affilati, ben affondati nelle carni dell’uomo, gettandolo a terra con un tonfo sordo.
Quindi, staccatasi dal brutto individuo, lo vide portarsi le mani alla gola. Stava morendo in veloce agonia, lei lo sapeva e lo sguardo fiero, di pieno disprezzo, fissava sull’uomo con compiacimento: era la fine che si meritava …

L’uomo ansimava sputando sangue che a fiotti sgorgava dal collo squarciato, mentre la vita l’abbandonava …

Matilda, allora, tornò dal bambino, che urlava angosciato nel suo lettino, e con la lingua ancor pregna di sangue, tra le sbarre di legno cercò d’arrivare alla creatura per consolarla, per rassicurarla con il suo calore.
Con la sua calda e forte presenza, lei era lì, era lì per sempre. Nulla di male sarebbe accaduto.

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