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Né seta, né pelle
Scritto da ANDREA OCCHI
Categoria: Altro
Scritto il 14/12/2017, Pubblicato il 14/12/2017, Ultima modifica il 16/12/2017
Codice testo: 14122017203436 | Letto 303 volte

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Nota dell'autore ANDREA OCCHI:
Né seta, né pelle

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Era riuscito ad annodarsi la cravatta, dopo innumerevoli tentativi, come voleva, finalmente Si guardava allo specchio con soddisfazione. Perché il nodo alla cravatta non è mica un particolare di poco conto. Puoi anche indossare un abito di raffinata sartoria, ma se la cravatta la annodi come lo spago che stringe fasci di vimini, parrai sempre trasandato. Persino lo spaventapasseri, conficcato nel fondo a fianco era elegante, con il suo cravattino sgargiante, nonostante le toppe e le lacerazioni delle stoffe che gli conferivano un atteggiamento quasi umano. Sì. Era soddisfatto di quel bel nodo, gli era venuto proprio bene. Si rimirò nello specchio. Era elegante al punto giusto. Sarebbe rimasta senza fiato quando lo avrebbe visto con i fiori in mano, a fianco del parroco. Glielo aveva chiesto così, quasi per gioco, qualche giorno dopo che lei lo aveva travolto con la sua Harley, mentre lui, in sella alla sua bicicletta, a causa di un maledetto insetto che decise di conficcare il suo pungiglione nella carne della coscia destra, sbandò verso il centro della carreggiata. Quando si tolse il casco e gli si avvicinò per soccorrerlo, non credeva ai propri occhi. Era bella: con piglio androgino, libero, ma delicato. Non trovava parole per descriverla. Se ne innamorò all’istante. E forse anche lei, non si era mai imbattuta in un tipo come lui: con piglio femminile, timido, ma ruvido. Formavano una bella coppia. Così dicevano i pochi amici comuni. La prima volta che fecero l’amore, lui rimase sorpreso dalla pelle di lei. Un reticolo di tatuaggi e cicatrici. Ogni bettola che aveva frequentato le aveva impresso ricordi e souvenir sulla pelle. Fu lei a prendere l’iniziativa. I suoi bicipiti lo avvolsero con vigorosa dolcezza. Si sentiva al sicuro con lei e lei si divertiva con lui. Quando arrivò con le sue amiche roboanti davanti alla chiesa, arrossì. Si avvicinò a lui. La prese sottobraccio e le disse: “Sei bellisima. Sono felice di essere qui oggi”. Poco dopo la classica frase: “Ed ora può baciare la sposa” – ci fu un attimo di imbarazzo: chi era chi? Ma che importava. Era una giornata perfetta, come il nodo alla cravatta, come i tre piccoli teschi del cane tatuato al suo inguine, a guardia del suo antro, come il riso nel solco tra i suoi seni. Non saprei dirvi dove siano ora, la storia mi è stata raccontata, così come l’ho scritta qui. Non credo sia necessaria una chiusura, comunque. Le storie non sono nodi né tatuaggi, non occorrono né seta né pelle.

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