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il sassolino nella scarpa (seconda puntata)
Scritto da ilvindiceincazzato1
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 01/04/2018, Pubblicato il 01/04/2018 07.43.21, Ultima modifica il 08/04/2018 19.22.47
Codice testo: 14201874321 | Letto 167 volte

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Nota dell'autore ilvindiceincazzato1:
SONO ACCETTI COMMENTI. GRAZIE

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IL SASSOLINO NELLA SCARPA (seconda puntata)

Vi chiedo con gentilezza, di immaginare seriamente, il sacrificio che un essere umano, doveva fare
per mandare avanti la famiglia, nei primi anni del secolo scorso.
Nel nuovo lavoro. Il sabato, mio padre, smetteva di lavorare alle ore diciotto, una veloce lavata e, si preparava per il lungo viaggio in bici, zaino in spalla e via sulle strade cosparse di ghiaia, dato che ancora le strade non erano asfaltate.
Se qualcuno di voi ha mai viaggiato in bici su una strada inghiaiata da poco, sa cosa significa, chi non l’ha mai fatto cerchi di immaginare, sembra di essere dentro un tritatutto, ed ogni più recondito punto del corpo viene vibrato, come fosse un gettito di cemento armato.

Tutto questo, fin dopo la fine della seconda guerra, e pure per tutti gli anni cinquanta, le strade provinciali, non erano asfaltate. Per chi aveva la bici, oltre al sacrificio era anche un consumo di pneumatici e di forature molto frequenti. Dopo svariati km di pedalata, il corpo era sfibrato al massimo causando una stanchezza che portava allo sfinimento.
Stanco della settimana lavorata, più il lungo viaggio, arrivava a casa non prima delle 22,30.
Mio padre, come tanti altri, era un uomo con le palle, e quando arrivava a casa, non ci faceva pesare la sua stanchezza. La mamma gli faceva trovare qualcosa di caldo da mangiare, dopo aver desinato, faceva delle domande a me e a mia sorellina e,( in quel periodo eravamo ancora soltanto due figli) subito dopo aver sistemato noi piccoli, andavano a letto. ( forse, dico, non solo per dormire, visto che mia madre ha avuto otto figli, di cui cinque in vita). La domenica andava a messa, rientrava per pranzo e dopo faceva il solito pisolino domenicale. Sul tardo pomeriggio si riuniva con i suoi amici e trascorreva con loro il tempo fino al rientro a cena. Verso le 22,00 andava a letto, per poi alzarsi alle 2 di notte per riprendere il lungo viaggio verso il posto di lavoro, e così via per ben due lunghi anni, a condurre una vita, che se si dovesse fare oggigiorno, molti rinuncerebbero lasciandosi morire di fame. Ma erano altri tempi, fatti per gente cuor di leone.

Poi le cose migliorarono. Un bel giorno, venne contattato da un’impresa che doveva aprire il cantiere giusto a cinque KM dal paese, stessa buona remunerazione, con tutte le assicurazioni di quei tempi. Con molto tatto, spiegò tutto al capo cantiere dove già lavorava, e d’accordo avviò il licenziamento.
Dopo che cominciò il nuovo lavoro, io, che avevo poco meno di cinque anni, verso le 17.30 andavo ad aspettarlo a circa duecento metri da casa, quando Lui arrivava smontava di sella e giorno dopo giorno (in quei duecento metri)mi insegnava a portare la bici, pedalando da sotto il telaio, tra l’ammirazione e l’invidia del nugolo di ragazzini che in quel periodo affollava le strade del mio e di tutti i rioni dello Stivale. Teniamo presente, che in una famiglia, ogni mamma partoriva un figlio, circa ogni diciotto mesi, ma molte erano quelle che se lo vedevano arrivare di anno in anno, per tutto il periodo della fecondazione. Non era raro vedere famiglie di dodici e quattordici figli, era un periodo di forte procreazione, incentivata dal fatto, che per le famiglie numerose, Mussolini aveva istituito un sussidio per ogni figlio messo al mondo. (Io ebbi modo di conoscere molti amici, nati in queste famiglie numerose, e tanti di essi raccontavano, che, chi si alzava disgraziatamente più tardi del normale, non trovava più in "casa" ( casa? catapecchie talmente mal ridotte, che, quando soffiava vento forte c'era sempre pericolo di crollo) i suoi vetusti stracci, non c’era un ricambio, quindi la giornata la doveva passare in casa, impossibilitato ad uscire, a meno di non uscire in mutande) //////Scusate il mio scrivere un po' grezzo , ma posso pregiarmi solo della onorata quinta elementare. /////// La vita in famiglia migliorava a vista d’occhio, anche perché, papà era contento e soddisfatto del lavoro, per di più vicino a casa, che ormai ci sentivamo fuori dalla povertà e dalla miseria. Dopo qualche anno mio padre venne assunto nelle Ferrovie complementari, nell’importante stazione ferroviaria sita nella periferia del nostro paese, e li aspettò i giorni della sua sudata pensione. (Nel frattempo (con i sudati risparmi) aveva acquistato vari ettari di terreno, dove aveva continuato a lavorare in proprio fino all’età di settantacinque anni, poi si godette la pensione fino all’età di ottantotto anni.
Domanda. ((( Chi aveva istituito ed avviato la grande riforma della pensione?))) .
Non scrivo il nome del fautore, lascio a Voi la risposta, dato che molti di Voi lo sapranno meglio di me. Però una cosa posso dirla, non è certo un’idea dei “savoia”
Perché vi ho raccontato un poco della storia della mia famiglia? (e scusate se vi ho annoiato)
Perché con questo, volevo far capire: che tutti i mali non sono venuti per nuocere.

Fino a questo momento il sassolino sulla scarpa mi ha lasciato camminare discretamente, ma non vedo l’ora di levar+lo, prima che mi causi qualche grosso disturbo, non intendevo al piede, ma al
sistema nervoso. CONTINUA.






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