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QUESTA VECCHIA FOLLE VITA
Scritto da Domenico De Ferraro
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 14/04/2018, Pubblicato il 14/04/2018 15.51.41, Ultima modifica il 14/04/2018 15.51.41
Codice testo: 1442018155141 | Letto 103 volte

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QUESTA VECCHIA FOLLE VITA




Quante domande mi sono posto nella mia vita avrei potuto mandare tutto a quel paese, rifarmi una nuova esistenza ,comprarmi un nuovo vestito , mettermi in proprio con una prolifica attività tutta mia di robivecchi , avrei girato la città con il mio triciclo urlando a squarciagola chi compra roba vecchia, c’è qui il vostro rigattiere , c’è qui un uomo che piange per un amore senza speranza che vive d’illusione di amori lontani che giace in una fossa di passioni e cammino per la città con i mie laceri vestiti con un cuore grande come un mondo che palpita nello spirito del tempo trascorso . E passo per strade gridando: vendo cose antiche e non so cosa mi trattiene dal trasformarmi in un supereroe o in un gabbiano, in un uomo illustre.
E La mia sorte mi trascina verso questo baratro di mondi possibili. Sono cresciuto in un quartiere affumicato, alto come una pianta con tante strane idee in testa, piccole luccicanti idee, avrei voluto essere un ingegnere o un grande pittore dipingere quadri favolosi immagini divine che avrebbe lasciato a bocca aperta ogni uomo di questa terra ma il tempo e la lussuria il senso malvagio altrui mi ha reso schiavo di una umanità ingorda che gode a farti male ti costringe ad essere ciò che non sei.
Questa mia vita nata ai margini di un mondo senza nome animato da tanti assassini ed assessori gettata in pasto in varie riunione per rubare un sorriso per morire e vivere, mi hanno tatuato una morte addosso , silenziosa tanto bella che in me le passioni si sono trasformate in fiori ed allucinati viaggi verso terre sconosciute.
Mia madre poverina mi diceva sempre: figlio mio non tirare la coda al gatto.
Ed io madre non sono tanto matto
Vedi si può essere ciò che non sei per nulla
Avrebbe senso tutto ciò sé l’ avrei preso per buona
Figlio credi che io non ti voglia veramente bene
Madre sono cresciuto dentro il tuo seno incapace oggi di credere a quest’amore
Mi tormenti
Non avrei voluto
Prova a cambiare
Avrei voluto volare via
Fai bene , ora scorri nella logica che schiude a nuovi intendimenti
Nella mia morte stagione rinasco in nuova giovinezza
Figlio, non perdere la strada del ritorno
Madre ti voglio tanto bene
Non lasciarmi in questo inferno
Sarò di ritorno alle prime luci dell’alba
Non dimenticare di uccidere il male ed il bene in te
Sarò quello che sono
Eccomi ora un bel mattino a raccattare dentro una montagna di rifiuti una morte gettata la che s’anima, prende vita davanti a me prende vita dentro i sogni di milioni di persone, si fa bella tanto bella che rischi d’impazzire di morire in rime e ritmi convulsi. Raccolgo questa morte mi faccio coraggio l’affronto come un cavaliere errante , combatto e non voglio dargliela vinta, vivo la mia vita aggrappato ad un sogno, l’attraverso con tutta la mia voglia di vivere fino in fondo dentro il cuore di una donna , dentro l’anima del mondo, dentro un bacio , dentro la passione di un gioco che mai giungerà al termine. Cosa cerco la morte , quella cosa orribile che si muove tra i rifiuti , ha mille facce ed è un mostro orribile e vorrei scappare gridare aiuto ma la cosa s’avvicina e mi dice :
Robivecchi non aver paura
Paura di te giammai
Sei carino
Grazie e faccio l’inchino
Vorresti essere il mio pupillo
Oh dio allibisco al pensiero
Perché mai io posso essere ciò che voglio
Ed io diventerei un tuo servo
Non vuoi
Beh la cosa non m’attira tanto
Pensaci robivecchi che oggi potrebbe essere il tuo giorno fortunato
Maledetta sorte penso dentro di me sono tentato dal dubbio e dalla passione.
Cosi vado in giro per la città vedendo roba vecchia , vendendo un sogno che non ha più tempo che dorme sopra i tetti della città che spicca il volo verso terre lontane si desta nell’alba poi scende tra la folla , sorride , muore fa l’amore con chi vuole. Cosi vado in giro con il cuore in gola aggrappato ad un immagine solo verso il confine di un sapere che non riserva il vano dire ne le meste ricorrenze , dedicate ai morti e nel senso di una frase che scoppia all’improvviso , tutto quello che credo , dentro me stesso in un mare di colori di giorni ingrati e navigo sul confine di un altro sogno.
Cosa mi regali oggi mondo

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