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il mondo accanto
Scritto da nottesenzaluce
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 14/06/2018, Pubblicato il 14/06/2018 19.50.35, Ultima modifica il 14/06/2018 19.50.35
Codice testo: 1462018195035 | Letto 267 volte

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Il mondo accanto





1






Non sopporto le orecchie alle pagine dei libri. Quella cavolo di piegatura nell'angolo in alto della pagina. Il segnalibro che si fa per pigrizia, per poco amore. Basterebbe prendere qualsiasi altra cosa sottile da inserirvi per indicare il punto di arrivo. Ricordare il prossimo punto di partenza.
Di nuovo lei ha tormentato uno dei miei libri. Come sempre un mio libro. Lei non ne compra.
Abusa dei miei. Rimangono a zonzo per casa. Sotto i cuscini del divano o sperduti in un cassetto, soffocati dai vapori nel bagno, mai dove li aveva trovati: ma in fondo cos'è una libreria?
Dal lunedì al sabato vivo nella mia piccola edicola, la domenica sto chiuso per non impazzire e perché sono lontano dal centro città. L'unico giorno della settimana in cui prendo il possesso totale della casa, è questo. Lei la domenica lavora. Il negozio di antichità della madre rimane aperto, sempre. Dopo il caffè tiepido e la sigaretta che lei mi fa trovare sul comodino io so che dovrò pazientemente cercare i libri della settimana. Non è un dovere è una routine. Prima mi arrabbio con lei mentre cerco i libri, poi esco a fare un po' di spesa, mi tranquillizzo mentre preparo il pranzo, stappo una bottiglia di vino rosso e l'aspetto. Faremo l'amore dopo pranzo, lo facciamo quasi sempre. Lei prepara il caffè, nell'attesa prende il suo baule in miniatura dove tiene l'occorrente per fumare. Ne prepara una bella forte e ce la fumiamo dopo il caffè sdraiati sul divano. Restiamo in silenzio con la tv accesa e .... .
A parte un libro sul suo comodino, e questo le è concesso. Il bagno è libero. La sala appare in ordine. Mi abbasso, niente sotto il divano o nei suoi meandri. Cassetti sportelli tutto in ordine. La piccola camera che fa da ripostiglio per ogni oggetto in disuso acquistato negli anni... non oso pensare sia arrivata a tanto. Mi rifiuto di guardarci, non vorrei impugnare un atto di divorzio.... passo oltre.
Un libro lo trovo in cucina proprio sopra il frigorifero, nell'angolo più umido della casa. Non è un libro di ricette, un opuscolo di cucina allegato ad una qualsiasi rivista per casalinghe. No. Lo osservo un attimo e poi lo riconosco. E' un vecchio libro appartenuto a mio zio. Quello smidollato di mio zio. Fratello di mia madre. Quello che da un giorno all'altro senza motivo ha abbandonato la zia. Ormai non è più mia zia. A quel tempo aveva trent'anni e dopo poco si era innamorata di un cubano. Diceva che amava ballare. Se ne era volata a Cuba. Qualche cartolina poi più niente. Mi era rimasto solo quello di mio zio. Lo conservavo ormai da quasi quattro decenni. E non lo avevo mai letto o sfogliato. Avevo dieci anni all'epoca della scomparsa di mio zio. Il giorno del mio compleanno mia madre aveva organizzato un piccolo rinfresco, invitando tutti i parenti, anche se eravamo poveri. Voleva farmi felice. A me non importava degli altri parenti, mio zio era il migliore, il numero uno per me. Anche un po' per i regali che mi portava. Lui mi conosceva meglio di tutti. Quel giorno non venne e mia zia disse che se ne era andato con un'altra. Ricordo che gridava e si dimenava ondeggiando il suo corpo come avevo visto fare solo in tv o in certi film. Tipo quelli in cui qualcuno impazziva. Non so perché mi venne da chiederle dov'era il mio regalo. Lei mi sbatté il libro in testa e disse che quello era l'unica cosa che le aveva lasciato lo zio. Adesso era tutto mio. Ci rimasi male. Forse per il regalo forse perché non era stato lo zio a darmelo. Forse perché il mio decimo compleanno era durato non più di un ora. Lo zio aveva rovinato tutto e quel libro non era un regalo gradito, così lo gettai in un vecchio baule dove tenevo i giocattoli che non usavo più. Doveva essere stata lei, Francesca, mia moglie a rovistare a casa dei miei genitori e a trovare il libro. Probabilmente lo aveva recuperato dal vecchio baule. Curiosità da antiquari. Non riusciva a stare lontana dalla polvere. Nella fretta stamattina lo aveva abbandonato in cucina probabilmente. Era sempre in ritardo all'apertura del negozio. La maggior parte delle volte era a causa mia. Fortuna che era di proprietà della madre, altrimenti avrebbe perso il lavoro un migliaio di volte.
L'adoravo, amavo mia moglie da impazzire, solo digerivo male la sua semplicità nel disporre dei miei libri. Presi il libro in mano, la copertina era ruvida e robusta. Feci scorrere le pagine sotto il pollice, la carta gialla e spessa delle pagine produsse un fruscio, sentii sulle guance un sospiro di vento. Mi voltai verso le finestre sicuro di trovarne una socchiusa, e invece no. Le finestre erano chiuse, le tendine a fiori gialli immobili. Guardai di nuovo la copertina del libro, era marrone, marrone chiaro con inciso in caratteri dorati il titolo.
La uovo sveglia appesa al muro in cucina segnava le nove. La mia ricerca di libri dispersi era terminata, un solo scomparso di cui ignoravo la presenza in casa. Lo abbandonai sul tavolo di sala, tornai in cucina e diedi un'altra occhiata all'uovo affisso alla parete. Dovevo prepararmi per uscire. Scivolai nella vasca da bagno, l'acqua calda abbracciò tutto il mio corpo, meraviglia, niente a che vedere con le docce dei giorni di lavoro.






2






Finalmente a casa, lontano dal traffico e dalla gente. Ci vuole un po' di solitudine e tranquillità. Svuoto le buste della spesa. Apparecchio la tavola con la tovaglia che piace a Francesca, a centro tavola sono indeciso se metter fiori o semplicemente una bella candela, sono più ispirato dai fiori per il pranzo. La tavola è pronta, manca solo il cibo. Mi accendo una sigaretta e prendo il telecomando, niente telegiornali almeno la domenica niente morti in diretta. Lascio un canale dove trasmettono un documentario. Stappo una bottiglia di vino rosso e ne verso un poco nel bicchiere.
L'uovo segna l'una e qualche minuto, accendo il forno per le lasagne, basta riscaldarle, sono l'avanzo di ieri sera. Francesca a minuti sarà a casa. Per il pollo arrosto e patate ci ha pensato la rosticceria, quindi basta riscaldare, niente cattivi odori in cucina. Sorseggio il vino e mentre nessuno muore in tv penso di esser un buon marito.
Ho appena riposto il cibo nel frigorifero, Francesca non torna a pranzo, mangia qualcosa di veloce fuori con la madre. Hanno alcune cose da fare in negozio, tipo catalogare tutti gli oggetti per avere un'idea di cosa c'è nascosto da teli e polvere nel magazzino. Quindi niente pranzo intimo, niente amore dopo pranzo... decido che la canna me la faccio comunque.
Non sono bravo a rollare, spreco due tre cartine e poi ci riesco. Ha veramente l'aspetto di un cannone non di una sigaretta, non ho il tocco di Francesca, comunque tira a dovere.
Mi sdraio sul divano, accendo la tv e scorro i canali in cerca di qualche film. Aspiro ed emetto grandi nuvolette di fumo, a metà canna l'abbandono nel posacenere, non è la stessa cosa senza Francesca.
La tv è monotona piena d'immagini viste e riviste, la spengo. Vado in cucina, mi verso un bicchiere di vino rosso abbondante e torno in sala. Sul tavolo noto il vecchio libro di mio zio. Lo prendo e torno a sedermi sul divano. Mi concentro sulla copertina, ma il titolo non mi dice niente, è una parola straniera, la ignoro. Sfoglio qualche pagina poi torno alla prima. E' incomprensibile, non è inglese né francese né spagnolo, non sembra nemmeno una qualche lingua orientale. Bah... solo mio zio poteva avere un libro incomprensibile. Cercai di capire quale fosse la casa editrice, niente. Presi il portatile di Francesca e mi collegai ad internet.
Le mie ricerche furono vane, non sapevo di che tipo di libro si trattasse, né la lingua in cui era scritto. Potevo anche buttarlo, tanto non ne avevo mai sentito il bisogno in tutti questi anni, figuriamoci ora. Forse per Francesca poteva avere un qualche valore commerciale, più tardi avrei saputo da lei cosa farne.

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