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Canzone D'Addio
Scritto da Domenico De Ferraro
Categoria: Altro
Scritto il 14/08/2016, Pubblicato il 14/08/2016, Ultima modifica il 14/08/2016
Codice testo: 1482016215859 | Letto 449 volte

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Canzone D'Addio

Lasciarsi andare tra tante sofferenze, svanire in un crescendo di note aldilà di ciò che possiamo credere ,perseguire vicino al nostro cuore come ieri , come oggi vicino alla tua bocca, vicino al tuo seno , svanire, trasformarsi in qualcosa d'incomprensibile, in mille parole mai scritte che aspettano d'essere vestite, irrise, messe all'asta , il tempo cambia , cambia le nostre opinione, cambia il credo, lo scorrere d'attimi che giacciano dentro di noi, irriconoscibili a prima vista , vivere, cambiare al ritmo d'un semaforo, cambiare sedia, cambiare casa, cielo, altre illusioni, emisferi biblici che racchiudono tutto il sapere umano.


Accusi tarchiato con un cappellino in mano ,aspettane sta sciorta, aspettane che ò padrone abbia finito di pisciare, abbia finito di strangolare il gallo e la gallina, con un sigaro in bocca ,scuro come chiesto core che batte forte nella notte, chiu niro d'un leone africano, chi niro di mille indigeni, che saltano con le lance in mano che gridano contro lo cielo la loro rabbia, chi sa quante passa sta sciorta, quest'altra sconfitta ,questo senso d'essere diverso.


Non ricordo come, quando, per un semplice motivo tutto è cambiato, come girando, rigirando questa frittata, il mondo cadde nella padella e si brucio,ed io non ebbi tempo di spiegare al mio vicino di casa , cosa era successo, perché si sentiva quella terribile puzza di bruciato. Io sola alle quattro di mattina con un telefono in mano, cerco di parlare con il mio pastore , per essere spiegato il significato di una mia visione, rido, poi decido che mi tirerò un colpo di pistola alla tempia. Io alle cinque di mattina, ancora incapace s'intendere e volere, trascinato da una rapsodia in blues , fingo di giocare a carte con un vecchio fantasma, fumo , continuo a fumare a pensare che non c'è la farò mai ad uscire da questo tunnel. La macchina corre sulla strada apre l'ali ed io m'alzo in volo, viaggio verso un nuovo giorno , verso altre domande, verso qualcosa che mai potrò comprendere.


Tutto finisce , finisce questa inutile parodia, una stupida commedia fatta da tanti sorci ballerini, fatta di fate e gnomi, di gufi occhialuti, d'un amore che mai aprirà le sue braccia, mai ti stringerà al suo seno. Rinascere, incapace d'amare, di rendere felice la propria sorte, vagare in una dimensione senza senso in preda alla paura di morire da un momento all'altro ,di non poter chiudere la porta dietro di se. Questa estate è trascorsa troppo in fretta ,con troppa carne sulla brace, con una discreta abbronzatura con una spiegazione per ogni male intravisto. Una folla oceanica di giovani , vecchi, imbecilli, professori, matite diritte sui banchi, io felice in questa commedia, io, grande come un dito mignolo, seduto in spiaggia, sognando una gloria intravista tra le pagine d'un libro macchiato di caffè.


Così ci si rivede nel viaggio intrapreso, ad una fermata d'autobus con un zaino sulle spalle, ed un sorriso rubato ad una bimba felice, in questo viaggio, verso un nuovo riscatto, con te, che gridi, vai avanti, cretino, ancora, intrappolato nella tela del ragno, tra la quarta, quinta pagina inciampico in una prosa senza senso, scritta in fretta a macchina. Cercando d'evadere da questo mondo troppo piccolo, che corre incontro ad una morte dalle molte lingue ,dai molti sogni, cresce sopra la sua rovina, sopra, ad un albero insieme ad una cicogna, tutti insieme con lo sguardo rivolto verso di te, che solo vivi nel cuore d'un dio troppo umano, troppo cattivo per comprenderlo.

Ritornare indietro a quando s'era altro, quando il signore del piano di sotto scopava la moglie e si sentivano le grida salire nell'azzurro cielo, divenire una nube rosa ed i molti matti,rincorrere questa vita, che non regala nulla, che ti ha aspettato sopra una fermata d'autobus in maniche di camicia. Mi hai salutato, poi ti sei fumato una canna ed inspiegabilmente sei diventato qualcosa d'incomprensibile qualcosa simile ad un ragno,ad una scimmia , hai urlato, vezzeggiato una vecchietta di novant'anni. Poi ogni cosa ha ripreso a fluire tra il cielo è la terra nel vento siamo partiti. Siamo giunti dove io non credo d'essere ciò che sono, dove il popolo canta una canzone, mentre in parlamento si cambiano leggi, ed altre vigliaccherie. Si cambia nel dolore che fa do,re, mi, sol ,fa, che risuona, nel dolce andare, in questa canzone d'addio con ancora nel cuore questa breve libertà.

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