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Un racconto in stile Zen: Le mani del nemico
Scritto da Nero di Sardegna
Categoria: Altro
Scritto il 15/02/2018, Pubblicato il 15/02/2018, Ultima modifica il 17/03/2018 17.45.25
Codice testo: 1522018172550 | Letto 244 volte

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Le reclute erano schierate in due file, il sergente davanti a loro urlava, “ebbene mocciosi del cazzo! Siete già quasi diventati dei bravi soldatini ma vi manca ancora una cosa che dovete conoscere prima che vi spediscano a combattere in qualche cazzo di buco di culo, da qualche parte del nostro ben amata terra!”. Le reclute risposero in coro, “si signor sergente istruttore!!!”. Poi il sergente ordina, “Rompete le file!”. Il sergente rientra nel suo alloggio, prende da sopra la scrivania una lettera che qualche giorno fa’ gli aveva spedito il presidio sanitario locale, sa che gli è stato diagnosticato un tumore al cervello in fase avanzata che di li a poco, come gli aveva detto il medico, l’avrebbe portato alla pazzia e poi alla morte. Prende una penna e un piccolo foglietto di carta giallo e scrive un biglietto, poi prende la sua pistola se la punta alla tempia e spara, il vecchio sergente cade a terra morto. La mattina a seguire il capo squadra l’attende per l’adunata, non vedendo arrivare il sergente istruttore lo cerca dappertutto, in sala mensa, in armeria e negli uffici amministrativi, poi decide di cercarlo nell’alloggio. Bussa, la porta si apre e trova il sergente a terra con la testa immersa in un lago di sangue. Vicino al corpo trova un biglietto giallo con scritto,”Meglio morto che nelle mani del nemico”.

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