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Una semplice vendetta
Scritto da serbasciu
Categoria: Narrativa
Scritto il 15/02/2018, Pubblicato il 15/02/2018, Ultima modifica il 15/02/2018
Codice testo: 1522018203924 | Letto 296 volte

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Ne era certo, l’aveva lasciata lì deliberatamente. Ebbe il tempo di pensarlo e di giungere a questa conclusione, in un sinistro momento di calma, mentre rifletteva disordinatamente e furiosamente sul da farsi, in ginocchio, rannicchiato nella sua camera da letto, tra la parete ad angolo e il lato di un armadio, protetto provvisoriamente dalla spalliera della poltroncina, che riuscì a usare come scudo, creando così una sorta di nicchia per il momento sufficiente a dargli un po’ di tregua. Purtroppo era anche il punto più lontano da finestra e porta.
Sibilò una soffocata imprecazione, stringendo il pugno, mentre con l’altra mano cercava di tamponare le ferite sanguinanti in fronte, alla tempia e sugli zigomi.
Aveva sapore di sangue sulla lingua, perché una velenosa e precisa staffilata era arrivata violenta anche sulla bocca spezzandogli un dente.
Erano passati solo pochi minuti da quando, seduto sul bordo del letto, sorridendo, soddisfatto, prima di abbandonarsi a un meritato sonno, si diceva che la giornata non poteva finire meglio di cosi.
Aveva organizzato tutto al meglio. Nicole, quell’innocua francesina che la scorsa estate gli aveva dolcemente scombussolato la vita, insisteva ultimamente ad accusarlo di arroganza e di crudeltà solo perché lui non voleva più vederla. Ma arrogante era lei, si diceva tra se e se, era forse l’unica donna a meritare attenzione ? Aveva l’esclusiva ?
Quella sera l’aveva invitata a casa sua, Nicole aveva accettato, era stato molto dolce con lei, non falsamente, si sentiva così davvero, avevano perfino fatto l’amore ancora una volta, l’ultima nelle sue intenzioni, proprio su questo letto, poi l’addio, gli occhi rossi, i singhiozzi, per fortuna nessuno sfogo di rabbia, l’ultimo struggente abbraccio e infine lui, solo, nella stanza, che si scrollava quasi di dosso con un gesto delle spalle un po’ di malinconia rimasta appiccicata in gola.
Poi la vide. La borsa. Nicole l’aveva dimenticata sul divano. Voleva forse una scusa per tornare ? Non succederà, si disse convinto.
Che strana borsa. Sembra quasi che mi stia fissando. Sono proprio stanco.
Guardò meglio. Una foggia non usuale, ma non rara. Pelle nerissima, all’apparenza morbida, dimensioni medie, insomma non una borsetta. La particolarità, per certi versi un po’ inquietante, stava nelle rifiniture, se così si può dire. Borchie di metallo argentato, sporgenti, appuntite, su tutti i lati. al centro dei due lati più lunghi una composizione di piccole borchie appuntite sporgenti disposte in modo da raffigurare un teschio, responsabile forse della sensazione di essere osservato. Inoltre, manici in metallo, forse argento, a forma di lunga treccia, che avevano all’estremità un specie di chiodo con la punta ciondolante libera proprio sopra l’anello di giunzione del manico al corpo della borsa. Che gusti strani, e scommetto che è anche firmata.
Con un gesto la gettò idealmente via, si voltò, spense la luce, accese la lampada al fianco del letto, si distese in pigiama sulla coperta, sbadigliò, si preparò a continuare per qualche minuto la lettura di SHINING, il romanzo di Stephen King, da cui era stato tratto il mitico film omonimo di Stanley Kubrick con Jack Nicholson.
Era il punto in cui il bambino sferragliava col suo triciclo, inquadrato in primo piano, lungo un corridoio deserto, silenzioso, inquietante di un lussuoso hotel disabitato.
Cos’è ? Aveva sentito un rumore, come di qualcosa che striscia. Senza abbassare il libro che teneva dritto davanti al viso, guardò nel buio. Non vide niente di strano, naturalmente, e rivolse di nuovo lo sguardo alla pagina. Però, c’era qualcosa che non andava bene, un formicolio in pancia, un senso di peso, forse ansia ? Si concesse qualche secondo ancora per capire. Poi l’intuizione. Anche al buio, e guardò per conferma, non avrebbe dovuto vedere il divano vuoto, come invece vedeva.
E la borsa ? Istintivamente abbassò il libro per alzarsi. LA BORSA, ERA SULLA SUA PANCIA. Il respiro, il respiro, aria, accidenti...Annaspava, non capiva più niente. E arrivò il primo colpo lancinante, alla tempia. Urlò, portandosi le mani alla testa, per proteggersi, non sapeva neanche come. Già sanguinante, in tutto quel dolore, in quella sorpresa ebbe la visione di una specie di frusta micidiale attaccata alla borsa, che sbatteva con un tonfo disgustoso sul bordo del letto prendendo lo slancio per abbattersi su di lui.
E puntava chiaramente al viso, agli occhi. La sorpresa e il dolore l’avevano paralizzato. Ma al terzo, quarto colpo, la voglia di vivere lo spinse a sferrare qualche calcio.
Pessima idea, vista la dotazione in borchie della borsa traditrice. Si buttò giù dal letto, agitando freneticamente braccia e gambe, senza riuscire a pensare, perché lo staffile o qualsiasi cosa fosse lo cercava, lo feriva, non dava tregua, rotolò lungo il fianco del terrore, senza badare a quello che travolgeva, finché si trovò incastrato in un angolo quasi sconosciuto della sua vita, una situazione disperata ormai, anzi...una fortuna.
La poltroncina con schienale alto e pieno si rovesciò su di lui e lui la afferrò e si ritrovò dunque in una nicchia provvidenziale, per il momento inaccessibile.
Era così dunque. Nicole si vendicava. Aveva sentito parlare di stregonerie, ne aveva letto, ma non erano tutte favole ? Si ricordava ora del racconto di Nicole, della sua famiglia che affondava le sue origini negli anni bui del Medioevo, a cavallo dell’anno 1000, nel sud della Francia, il sud degli allora potentissimi cavalieri templari, il sud delle crociate contro i catari e i valdesi, il sud di Rennes-le-Château, di Couiza, il sud dei roghi contro le streghe. Ma allora ? ....la poltroncina era presa d’impeto d’assalto da quell’assurdo essere che si abbatteva su di essa come un maglio. Cercava di insinuare nei pertugi la sua lunga frusta; lui cercava di afferrarla, ma inutilmente. La frusta o il manico sciolto, se volete, scompariva non senza lasciargli un segno rosso sulle mani.
COSA FARE ? Ma la fortuna, il caso, il destino ? senza ragione, o forse con una ragione a noi incomprensibile, a volte scende in campo come il Deus ex machina del teatro greco e latino. La porta d’ingresso si aprì e qualsiasi maledetta cosa fosse quella che mi voleva distruggere, stregoneria, incantesimo, maleficio, sortilegio, diavoleria, a causa evidentemente di quella intrusione smise di colpo di aspirare in un risucchio velenoso e rivoltante l’aria già di suo così inquinata.
Chi era? Un amico? Uno che voleva aiutare? Era uno solo? Erano tutti?
Sopravvisse. La borsa era tornata nella sua condizione inanimata. La distrusse e non raccontò niente a nessuno. Aveva intuito la lezione ? forse. Ma fece di meglio, a suo modo di vedere. Si mise alla ricerca di Nicole, perché in conclusione una strega è meglio averla per compagna che come nemica. E se ne può ricavare qualche vantaggio economico, a veder bene. Non vi sembra?

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