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IL SASSOLINO NELLA SCARPA (SESTA PUNTATA)
Scritto da ilvindiceincazzato1
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 15/04/2018, Pubblicato il 15/04/2018 08.40.21, Ultima modifica il 15/04/2018 20.32.40
Codice testo: 154201884020 | Letto 159 volte

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Nota dell'autore ilvindiceincazzato1:
SONO GRADITI COMMENTI. GRAZIE.

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IL SASSOLINO NELLA SCARPA (sesta puntata)

Qualche giorno fa, ho citato i ponti, che negli anni trenta Mussolini a fatto costruire, pure nelle vicinanze di piccoli villaggi, voglio dire, a portata di piede del cittadino Italiano. Non starò li a spiegare tutto quello che fece costruire, dato che l’Italia era priva di tutto, e tutto fece costruire comprese le condotte dell’acqua potabile, erigendo nei punti più centrali, monumentali fontane, con capitelli sagomati, dove rubinetti in acciaio sgorgavano acqua pura notte e giorno. Con questo avevamo finito di bere acqua del fiume che passava nella periferia del paese, che a vista d’occhio, sembrava cristallina, ma è meglio farVi un esempio. In tutti i paesi in cui un determinato fiume, passava nelle vicinanze, tutti i panni sporchi venivano lavati nelle acque del fiume con sapone di pessima qualità, contenente soda caustica e altri solventi chimici poco in armonia con la salute. La schiuma compresi gli acidi scendevano con la corrente del fiume, da paese in paese. Buona parte di queste scorie venivano assorbite dalla vegetazione delle sponde del fiume, ma molti elementi nocivi rimaneva nell’acqua, che si lasciava trascinare verso valle, quindi, anche se l’acqua sembrava a prima vista, limpida e cristallina, era in effetti, non dico proprio inquinata, ma non certo priva di impurità. Ma il popolo savoia , purtroppo, doveva dissetarsi con l’acqua pura, (dicevano loro) che ci portava il fiume.

(Desidero aprire una piccola parentesi, per ricordare agli stimati lettori, che tutti i lavori venivano eseguiti da imprese qualificate. I lavori, dicevo, venivano eseguiti a regola d’arte con la massima precauzione nella scelta dei materiali, in maniera che il lavoro in costruzione, avesse una durata non dico eterna, ma quasi. Dopo quasi cento anni, ancora sono bene in vista costruzioni, non intaccate dal tempo, ma in grado di resistere chissà quanti secoli avvenire. PONDERATE GENTE,….. PONDERATE.)
Fece costruire perfino gli enormi abbeveratoi per gli animali, installati nelle periferie di paesi e villaggi. Già, perché anche gli animali erano soggetti a malattie e a malesseri, proprio come noi “cristiani” non voglio essere noioso nel descrivere cose che Voi forse sapete anche meglio di me. Ma un ripassino non vi nuocerà di certo.
Cosa altrettanto molto apprezzata, fu l’installazione della luce elettrica cittadina. Non ricordo ogni quanti metri fossero distanti l’una dall’altra, le lampade, ma sui punti di densa abitazione, erano abbastanza vicine, sollievo per la popolazione, perché specialmente d’inverno, per grandi e piccini
non c’era più il pericolo di cadere lungo disteso, dopo aver preso una delle grosse buche che le strade infangate nascondevano. (Neo, o disagio degli anni trenta, le strade di piccole cittadine e paesi non erano ancora asfaltate) A chi pensate che il popolo, mentalmente ringraziasse, per queste grandi comodità acquisite? Se pensate che ringraziasse i savoia, non avete azzeccato la scommessa, ma sono certo che ce l’avete sulla punta della lingua, e siete sul punto di dirlo. Io fretta non ve ne metto.
Intanto io mi continuo a levare qualche schéggiolina del sassolino frantumato dal mio calcagno indurito, con la speranza di trovare un po' di sollievo.
Vorrei parlare della Sardegna, (pur conoscendo tutta l’Italia da Catania a Trento e da Aosta a Trieste e buona parte dell’Europa,) (i miei soldini gli ho spesi in viaggi. Che figata!) La Sardegna, era un pantano, (come del resto buona parte d’Italia) un pantano, dicevo, dove la gente moriva di malaria e di asma, ancora in giovane età. Alle estremità del mio paese, esisteva una di queste paludi, ampia circa duecento ettari dove al centro di esso poteva raggiungere anche diversi metri di profondità,
ma essendo incustodito, sul perimetro circostante, diventava una vera e propria palude, dove, sì, si prendeva un poco di pescato e, visto che vi nidificavano diverse specie di volatili e altre specie acquatiche, la povera gente, stanava di tanto in tanto, qualcosa per appagare la fame, ma il peggio era, che anche diverse specie di zanzare vi si erano installate, compresa la zanzara “anofele” e Voi sapete meglio di me, quanto esse siano prolifere, e ancora peggio, pericolose.
Si mettevano in caccia specialmente di notte, prendevano appuntamento nelle case dell’intero paese, (paesi) portando la malaria, l’asma e altre malattie che il genere umano non avrebbe dovuto subire, se i savoia non avessero pensato solo alle loro immense fontane e zampilli, nelle loro tenute, di campagna e pure in quelle cittadine, accompagnate con musiche di grandi compositori, ma avessero pensato un poco anche al popolo. INCAPACI DI REGGERE UN GOVERNO, E PRIVI DI BUONSENSO. EGOISTI E CRUDELI AVVOLTOI!!! (Mio nonno morì giovanissimo di asma bronchiale nel 1904)
Per difendersi da questa piaga, (zanzara) raccontavano mio padre in primis, e altri che vissero quel supplizio, la notte, si dormiva tutti in un unico camerone, dove al centro di esso vi si metteva un mucchio di paglia e, all’ora del meritato riposo, si dava fuoco alla paglia, in modo che lo stanzone si riempisse di fumo e così si tentava di scacciare l’acerrima nemica. Il soffitto era fatto di canne divise in due diametralmente in lungo, ed il soffitto diventava una specie di sottile griglia, così, il fumo, veniva assorbito verso l’alto e fuorusciva tra le canne. (se fosse stato un soffitto chiuso, sarebbe stato impossibile rimanere dentro. VITA DA CANI. (ma non alludevo ai cani di oggigiorno) CONTINUA











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