Cari autori, stiamo riscontrando problemi con l'invio delle email dal sito. Al momento sono quindi sospesi gli invii email delle notifiche di commenti e testi. Nel caso non riceviate l'email di conferma di iscrizione, potete scrivere a staff@alidicarta.it per la conferma manuale.




Ultimi pubblicati  |  Ultimi modificati  | Cerca un testo | Archivio degli autori  | Ricevi il feed dei testi di Alidicarta.it  Feed Rss dei testiRegistrati come autore!

Il twitter degli autori

Caricamento twitter... (reload in caso di blocco)
Fai il login per twittare
mostra/nascondi twitter degli autori


Il nastro rosa
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 15/05/2018, Pubblicato il 15/05/2018 15.15.23, Ultima modifica il 15/05/2018 15.15.23
Codice testo: 1552018151523 | Letto 233 volte

Attendere caricamento dei dati...(reload in caso di blocco)

Torna alla prima pagina 1/3 Pagina seguente


“E’ inutile, non riuscirò mai a finirlo in tempo!”
Sara stava osservando demoralizzata il display del suo computer. Erano ormai quasi le dieci di sera e lei sarebbe stata costretta a lavorare per almeno un’altra ora.
L’ufficio era deserto, immerso nel buio e nel silenzio più assoluto. Senza il chiacchiericcio dei suoi colleghi e il rumore delle stampanti e dei fax quel luogo sembrava essersi completamente trasformato, procurando a Sara un senso di solitudine e di inquietudine che non riusciva proprio a scacciare.
Si massaggiò lentamente le tempie con le dita. L’arrivo di un leggero mal di testa era il sentore che la stanchezza aveva preso il sopravvento su di lei.
“Che stupida! Ma come diavolo ho fatto a non salvare quei dati? Adesso sarò costretta a inserire daccapo tutti quei nomi nell’archivio, altrimenti chi lo sente quel rompiballe di Pascali! Già solo a sentire quella sua voce stridula mi sale un nervoso!” Emise un profondo sospiro: “Dio solo sa quanto ci impiegherò! Accidenti di nuovo a me e alla mia sbadataggine!”
Poi, facendosi coraggio: “Non è comunque il momento per piangersi addosso, Sara! Mettiamoci al lavoro!”
Iniziò di nuovo a picchiettare veloce con le dita sopra i tasti del suo computer.
“Sara”
Si bloccò all’improvviso. Una voce dietro di lei la fece sussultare. Si volse ma non c’era nessuno, l’ufficio era sempre deserto e buio; solo la luce della lampada sopra la scrivania spezzava un po’ quell’oscurità.
“Bene, ho anche le allucinazioni uditive adesso” disse tra sé, riprendendo a battere freneticamente sulla tastiera “Voglio finire al più presto e andarmene a nanna!”
“Sara”
Di nuovo quella voce che la fece sussultare. Si volse una seconda volta. Nessuno.
“Chi…chi c’è?” chiese con voce titubante e in preda a una sottile ansia.
Non ottenendo nessuna risposta, si alzò dalla scrivania e si diresse verso il corridoio. Accese la luce principale. Nessuna anima viva intorno a lei.
Tirò un profondo sospiro, ritornò alla sua scrivania e iniziò di nuovo il suo lavoro.
“Adesso inserisco questi altri nomi e poi me ne vado a casa perché non ce la faccio proprio più! Se resto un altro minuto qui, va a finire che impazzisco!”
Aveva inserito un altro nome quando vide qualcosa che la raggelò. Attraverso il monitor del suo pc vide riflessa un’ombra dietro le sue spalle.
Si alzò dalla sedia urlando, ma dietro di lei non c’era nessuno. Era sola in quella stanza, completamente sola.
Ritornò a fissare il monitor. L’ombra era scomparsa.
“Ora basta! Me ne vado a casa! Al diavolo il mio lavoro e quello stronzo di Pascali!”
Prese il suo cappotto e si diresse verso la porta d’ingresso. Qualcosa però la trattenne sulla soglia. Dal suo ufficio provenivano una luce e dei rumori, la luce del monitor del suo computer che lampeggiava e il suono di dita che premevano sulla tastiera.
“Come…come è possibile?” disse, avvicinandosi alla porta del suo ufficio. Entrò lentamente nella stanza. Il computer si era acceso da solo e i tasti erano battuti da una mano invisibile.
Sara guardò con spavento il display.
“Sarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasaraaarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasarasara”
Grida di paure proruppero dalla sua gola. Corse verso la porta principale dell’ufficio; con mani tremanti cercò la chiave dentro la giacca del suo cappotto, ma non la trovò.
“Merda! Merda! Merda! Merda!” urlò con le lacrime agli occhi, picchiando forte i pugni sulla pesante porta di legno.
“Sara, non puoi scappare da me!”
“Fatemi uscire! Vi prego, fatemi uscire! Aiuto! Aiuto!” urlava con tutto il fiato che aveva in gola, ma nessuno la sentiva.
A un tratto il rumore dei tasti cessò. Un nuovo rumore però giunse alle sue orecchie, quello di passi invisibili che si avvicinavano a lei.
La ragazza si appiattì contro la porta dell’ufficio, tremando di paura. I passi si fermarono e la porta dell’ufficio accanto al suo si aprì da sola, lentamente, senza far alcun rumore. Sara la guardò con occhi colmi di lacrime.
“Non è possibile!” disse piangendo “Tutto questo non può essere vero! Deve essere un incubo, solo un dannato incubo!”
“Sara”
Di nuovo la voce e adesso sembrava provenire da quella stanza. La ragazza si avvicinò alla soglia e vide con orrore che la stampante si era accesa da sola. Fissò con spavento le piccole luci verdi che spiccavano nell’oscurità come due piccoli occhi demoniaci e quel foglio che usciva lentamente dall’apertura della macchina.
Sara prese il foglio con dita tremanti. C’era un disegno sopra, il disegno di un corpo di donna steso in terra e martoriato.
“Ma cosa diavolo significa tutto questo!” Poi, in un parossismo di ira cominciò a urlare nel buio “Ehi, brutti stronzi! Guardate che se è uno scherzo non è per niente divertente! “ Cominciò a pensare che quello fosse un brutto tiro mancino perpetrato a suo danno da qualche collega.
Sentì qualcosa scivolargli tra le gambe. Qualcosa di umido, di bagnato. Guardò in basso. La scrivania stava sputando fuori sangue.
Sara era sul punto di svenire quando un tonfo la fece riprendere. Proveniva dal suo ufficio. Vide che la luce si accendeva e spegneva a intermittenza.
Entrò nella stanza. La luce si spense definitivamente, all’infuori della lampada situata sopra la sua scrivania. Il terrore prese possesso del suo corpo. O la follia.
Seduta sulla scrivania c’era una figura. Era di spalle. Sara notò che era completamente vestita di bianco e aveva lunghi e bellissimi capelli ricci legati con un nastro rosa.
Sara volle gridare ma nessun suono uscì dalla sua bocca. La figura si voltò. Il suo volto e il suo petto erano pieni di tagli profondi, tagli che sembravano essere stati inflitti da un tagliacarte.
“Sara, ti stavo aspettando”pronunciò la ragazza misteriosa.

Torna alla prima pagina 1/3 Pagina seguente



Menu

Home Page
Iscriviti come autore
Scrivi il tuo testo
Forum
Cerca


Pubblicità

Su di noi

Strumenti

Help

© 2001-2018 - Layout, grafica e contenuti sono protetti da diritto d'autore
Vietata la riproduzione - PI:02102630205 Hosting www.dominiando.it