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L'uomo, in amore
Scritto da Lapis
Categoria: Narrativa - erotico/romantico
Scritto il 15/05/2018, Pubblicato il 15/05/2018 07.10.37, Ultima modifica il 15/05/2018 13.26.07
Codice testo: 155201871036 | Letto 130 volte

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Nota dell'autore Lapis:
Dove sta la verità? Forse con Zazà...

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[...]
Allora Gianni, gran bravo attore, mi pregò:



« Senti Lap, allora scrivine una per Gloria. La conosci; mi sono innamorato di lei. Se sei un amico... »
E così andò. Immaginai Gloria, che conoscevo bene, pensai ai suoi capelli lungi e ai boccoli castani, ai suoi occhi chiari, al suo fisico possente, atletico, slanciato ma tonico. Era una ragazza molto bella, buona e gentile. Piaceva a tutti. La pensai, finsi che fosse davvero il mio amore, e scrissi una lunga lettera che avrebbe fatto piangere di gioia anche una femmina di Orango, figuriamoci una personcina sensibile come lei. Quando la consegnai a Gianni, non fece in tempo a leggerla che nei suoi occhi vidi la luce demoniaca della falsità, dell'effimero, la luce di colui che vuole far innamorare una donna per soli fini di piacere.
Non feci in tempo a strappargliela di mano, lui scappò a casa, dicendomi:
« Ti devo un favore...anche due. Grazie mille Lap, sei stato grande, come quella volta a scuola... »

Fin qui tutto potrebbe sembrare normale: lui amava lei, non sapeva come dirglielo e si era fatto aiutare da un altro bugiardo, io, che scrivevo d'amore ad una donna che non amavo. Così credevo.
Ma la storia era più complicata: Gianni di quella lettera ne fece un numero illimitato di copie, e le spedì a tante, ma tante, ma tante donne, con una sua teoria da ragioniere commercialista:
« Vedi Lap , io quella lettera la spedisco a dieci donne...ogni volta due o tre rispondono. Poi decido quale scegliere... »
Golden Boy, quante ne hai ingannate in quel modo, me tapino complice involontario?
Ma c'è una domanda alla quale non so dare una risposta: come facevano ragazze brune, minute, con gli occhi neri, o marroni, a pensare che fossero per loro quei pensieri che parlavano di occhi chiari come laghi alpini, di capelli al vento al pari di spighe di grano nei temporali estivi, e di prestanza fisica, di pelle chiara come la luna e di labbra carnose, quando magari le povere tapine erano basse e tarchiate, brune di pelle e con le labbra fini più che una fettina di prosciutto cotto?
Era tanto difficile capire l'inganno, o invece si accontentavano di quelle false parole di poetucolo che io, ingenuamente, avevo scritto con leggerezza?
Col passare degli anni mi sono reso persuaso, come direbbe Montalbano per mano del grande Camilleri, che a tutte, o quasi, quelle ragazze, andava bene così, anche se si capiva sin dalle prime righe che quelle parole d'amore erano false. Tranne una però, Annalisa.
Lei, povera stella, come usava dire mia nonna parlando di ragazze sfortunate, è rimasta innamorata a distanza di quaranta e più anni, ed ancor oggi si illude che qualche verità in quelle parole ci fosse. Anche perché Annalisa ha davvero gli occhi chiari, un bel fisico atletico e i capelli al vento che ondeggiano come spighe di grano al tiepido vento primaverile.
Io ho preferito aspettare l'amore che buttarmi a capofitto in avventure che poggiavano su grosse bugie poetiche. Forse mi sono illuso di essere onesto e non un fingitore alla Pessoa, ma diciamola tutta la verità: perché mai io dovrei essere più sincero dei miei colleghi, visto che anche questo brano odora di falsità sin dalle prime righe e io non sono io ma potrei benissimo essere Golden Boy?

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