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Non Amo Il Campeggio...
Scritto da Andrea Guidi
Categoria: Narrativa - umoristico
Scritto il 15/06/2011, Pubblicato il 15/06/2011, Ultima modifica il 19/04/2013
Codice testo: 1562011112540 | Letto 2400 volte

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De gustibus, con quel che segue; ma per non amare una cosa dobbiamo quanto meno averla provata. E io sono pure recidivo: campeggio libero per due anni consecutivi (!!!), 1977 e 1978.

Agosto 1977… Quattro amici ventenni decidono di regalarsi un’esperienza nuova: campeggiare liberamente, a contatto con sole, mare, natura, avventura. Ma dove andare? Un quinto amico, ricco, ha una casa per le vacanze in quel di Rapallo, Liguria. “Dai, venite lì, che poi ci troviamo; ci si diverte, garantito!”
Detto fatto: tenda prestata da un conoscente, bagagli, provviste, e quattro giovani (non ancora “robusti”, per fortuna), stipati in una Fiat 850 color verde pisello. Solo l’incoscienza poteva darci la certezza di arrivare a destinazione. Ed infatti a destinazione arrivammo.
Prima sera: tenda montata in un campo (l’amico ricco non si fece sentire), e risveglio allietato dalle grida del contadino, proprietario/coltivatore del terreno di cui sopra. Smontaggio del tutto tra improperi assortiti nel bella parlata ligure… e via.
Arriviamo al paese di San Rocco, dove parcheggiamo e, colpiti dal nome di una località a ridosso del mare, Punta Chiappa (sic), decidiamo di raggiungerla attraverso l’unico sentiero, naturalmente pedonale: un paio di chilometri in discesa, (quindi armi e bagagli portati a mano), ed arriviamo in un posto prospiciente il mare, dove spiccano, a due passi dagli scogli, i resti ancora ben messi, di un bunker costruito dai tedeschi nella seconda guerra mondiale. Ovviamente piantiamo le tende proprio lì, sulla nuda pietra, e ci godiamo una settimana di libertà e solitudine, perché ben pochi si avventuravano fin lì; e l’amico ricco, evidentemente, si era scordato di noi; le telefonate, dalle cabine a gettone, rimasero tutte senza risposta.
Ma vogliamo mettere quanto giovò allo spirito il rude contatto con la natura? Una settimana a tonno e pomodori; ogni tanto un polpo, pescato, cotto e mangiato, e la sublime opzione di liberare i nostri bisogni corporali, chiediamo tuttora venia, nel mare.
Ma fu una repentina ed inattesa invasione di granchi che ci consigliò di togliere le tende, rifare, in salita e con i bagagli “a mano” i due chilometri di sentiero scosceso, e tornare alla civiltà!
Già mi sorsero i primi dubbi circa il campeggiare!

Agosto 1978... I quattro amici decidono di riprovarci; la vecchia 850 era nel frattempo stata sostituita da una seminuova Fiat 127 color rosso aragosta. E la mèta fu scelta fidandoci delle parole di un altro amico, che, precursore del wind-surf in Italia, era stato ingaggiato per insegnare questo sport ai frequentatori di uno stabilimento balneare ad Albinia, località vicina ad Orbetello, Argentario.
Mettiamo di nuovo in moto la macchina delle vacanze, e via…. Anche stavolta campeggio rigorosamente libero. Viaggio tranquillo, troviamo un posto ideale, nella natura, ma senza problemi di villici incazzosi. Montiamo la tenda, scarichiamo vettovaglie e quant’altro, e ce ne andiamo dal nostro amico.
Ovviamente, ospiti del prof. di wind-surf, avevamo libero accesso alla spiaggia ed ai servizi dello stabilimento balneare. Ma questa cosa, si vedeva chiaramente, non era graditissima ai proprietari. Tornando poi la sera al nostro accampamento, scoprimmo con disappunto che qualche malfattore aveva fatto man bassa delle nostre cibarie!
In definitiva, due furono le cose da ricordare, ed entrambe legate alla rigogliosa “Festa de l’Unità”
di Orbetello: un giovanissimo e sconosciuto Francesco Nuti, che ci insegnò la locuzione “Maremma cignala!”, e un fantastico spettacolo della PFM (Premiata Forneria Marconi, per i giovani), durante il quale il mitico Franz Di Cioccio ci deliziò esibendosi, con le bacchette che usava per suonare la batteria, nell’uccisione di svariate zanzare che evidentemente lo disturbavano durante il concerto.

Dopo pochi giorni, io e Roberto, un altro che la pensava come me, decidemmo, prendendo a pretesto un esame da preparare, di tornarcene al paesello natio in treno.
E proprio sul treno ebbi modo di conoscere Sandra, ragazza siciliana, occhi e capelli nerissimi, bellezza mediterranea, che andava dai parenti a Torino. Purtroppo Pisa veniva molto prima di Torino, e seguendo la testa e non il cuore scesi… E fu l’ennesima occasione perduta!
Ma non era finita: sceso dal treno, e imboccato il sottopasso per portarmi all’uscita della stazione, una pattuglia di militari mi ferma chiedendo se ero una delle reclute che stavano aspettando. A me, antimilitarista convinto, che non perdevo mai occasione per scrivere “Quando la Patria chiama, rispondi signornò”! Non li degnai di risposta e guadagnai velocemente l’uscita.

Da allora l’idea del campeggiare non ha mai nemmeno lontanamente sfiorato l’anticamera del mio cervello! Meglio la più scassata delle pensioni, il più derelitto degli alberghi, che non l’avventurosa vita del libero campeggiatore!

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