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Vietato a minori e bacchettoni
Scritto da Amorcita
Categoria: Narrativa - erotico/romantico
Scritto il 15/06/2018, Pubblicato il 15/06/2018 13.16.59, Ultima modifica il 15/06/2018 20.56.25
Codice testo: 1562018131659 | Letto 122 volte

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Nota dell'autore Amorcita:
Racconto scritto in estasi autoerotica

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Il bacio galeotto

Ernesto chiuse gli occhi, e avvicinò le sue labbra a quelle di Caterina. Era in uno stato di ebrezza sessuale, e gli girava la testa. Si rese conto che, se non avesse avuto conferma del fatto che il desiderio che lo avvampava era anche quello di lei, si sarebbe vergognato a morte di questa sua avance
Sentiva un vuoto allo stomaco, come quello che può provare chi si trova in bilico su un precipizio.
Passarono alcuni istanti e, quando ormai la sfiducia si era impossessata di lui, sentì sul labbro inferiore come un piccolo morso di farfalla. Allora si fermò, e quando avvertì il calore delle labbra di Caterina sulle sue, si abbandonò al piacere.
La lingua dell'amata, calda e umida, premeva dolcemente sulle sue labbra chiuse, e dava l'impressione di voler forzare il pertugio per entrare nell'avida bocca di Ernesto. Allora lui aprì le labbra, ed appoggiò la sua lingua arsa di desiderio, a lungo coltivato, su quella di lei.
I due piccoli organi del gusto iniziarono a sondare i rispettivi sapori, ma l'estasi impediva di assaporare le salive di entrambi al pari di un sensore chimico. Piuttosto era evidente l'inganno del piacere a lungo represso e, così come un assetato che trovi nel deserto un bicchiere di acqua fresca e in quel liquido agognato riesca a sentire sapori e profumi vitali oltre il lecito del vero, così i due amanti andavano assaporando sensazioni che trasformavano i retrogusti salini in vere e proprie armonie voluttuose.
Ora la lingua di Ernesto appariva più avida e spingeva decisamente per entrare nella bocca di Caterina, una bocca umida, calda, accogliente. I due corpi si avvicinarono e il petto di lei, prosperoso, ansimava, quasi a cercare ossigeno vitale, necessario a prolungare l'amplesso. Nel movimento il suo seno si gonfiava, premendo su quello di lui che ne traeva un piacere mai provato. Le mani di Ernesto iniziarono a frugare nella camicetta, delicatamente ma in maniera decisa, quasi frenetica. La donna emetteva gridolini, sospiri, miagolii, come una gatta in calore, ed Ernesto non riusciva più a trattenersi, tanto a lungo era stato frenato il suo desiderio.
I due corpi ardevano, e ben presto si ritrovarono spogliati, l'uno dalle mani dell'altra. Adesso il contatto epidermico dava nuova vitalità alle lingue, che si cercavano con foga, premendo, cliccando, saltellando nelle bocche, roteando sulle labbra e sulla superficie dei denti.
Il bacio chiedeva ai due amanti di essere prolungato fino allo sfinimento, e per farlo la respirazione doveva giocoforza avvenire per via nasale. Le vibrazioni dell'aria in quell'ansimare rendevano l'atmosfera ancor più eccitante, come solo può esserlo un'agonia d'amore.
Le bocche non riuscivano più a staccarsi; labbra, lingue ed umori risultavano ormai fusi nello stesso intreccio. Ernesto cominciò a risucchiare la lingua di Caterina. La voleva dentro la sua bocca, e la stessa cosa faceva lei.
« Ti voglio » riuscì a miagolare la donna senza staccare le sue labbra dalla bocca dell'uomo. Un filo di saliva aveva inumidito l'angolo della sua bocca e colava fino al mento. Lui la leccò avidamente e, parlando senza capirne il senso, disse:
« Anch'io ti voglio. Prendimi »
Allora Caterina si decise. Appoggiò le sue cosce su quelle dell'uomo e con le mani cercò il dardo di Ernesto, che avvertì turgido ed umido, possente, pronto all'amplesso. Lo portò sull'ingresso della sua calda fessura e, con studiata delicatezza, vi si sedette sopra. Il bacio prolungato era diventato galeotto, e da quel momento i due corpi iniziarono ad entrare in una simbiosi armonica perfetta, abbandonando le rispettive volontà dei due amanti per concludere degnamente quell'atto d'amore.
E la conclusione avvenne con un piacere talmente alto da rasentare il dolore.
Il piacere di piacersi aveva avuto il suo giusto epilogo, naturale conseguenza di un forte desiderio troppo a lungo represso.

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