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Vasca
Scritto da Leo1962
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 15/08/2018, Pubblicato il 15/08/2018 21:51:04, Ultima modifica il 15/08/2018 21:51:04
Codice testo: 158201821514 | Letto 373 volte

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Nota dell'autore Leo1962:
Da un mio vecchio Ebook

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Appoggio la Gold Wing sul cavalletto e ne scendo. Mi soffermo un attimo a fissare l'edificio e l'onda dei ricordi mi sommerge: i manifesti sui vecchi muri dall'intonaco corroso, che annunciavano scioperi, inneggiavano contro la tirannia dei padroni, costellati di falci e martelli o fregiati da loghi sindacali... Il grande cancello scorrevole, la guardiola del portacarraio, i camion OM Lupetto e Tigrotto che sferragliavano sobbalzando sul binario. L'uscita, alle 17.30, con un gran movimento di Vespe, Lambrette, Fiat 500 e 127: fumo azzurrino di miscela, fari rossi che ammiccavano, motori che rombavano o scoppiettavano, gente che si salutava, passando fra i veicoli in manovra. Jeans, giubbotti corti in pelle (o similpelle) nera col collo di pelo, maglioni rossi neri e blu, coppole e berretti in lana con le "orecchie", oppure zazzere folte con il ciuffo sulla fronte ed i basettoni. La ricordo sì, la gente che veniva a lavorare in cartiera: gente della zona, di Belpasso Rocca e frazioni varie. Tanta gente.



Tolgo il casco e gli occhialoni che mi fanno somigliare a Francesco Baracca.



Non è la prima volta che vedo la Cartiera dall'epoca della sua chiusura, ma poche volte mi ci sono soffermato. Ho sempre tirato dritto, mi metteva tristezza.



Sembra ci sia più ombra, ed in effetti gli alberi sono cresciuti, soprattutto all'interno della recinzione: il cortile è quasi impraticabile. Sono giovani robinie, ma bastano a dare ombra e rendere quel senso di abbandono che ben conosco. Grossi cespugli di sambuco, rovi, e soprattutto ortiche completano il quadro. Il cemento crepato e diseguale del cortile è sparito sotto uno strato, per ora sottile, di terriccio: la Natura inizia a fagocitare l'aliena creazione umana.



Vedo delle ruspe che stanno per sferrare il contrattacco, però. Già un angolo del cortile è ripulito: a ridosso delle cisterne in ferro rugginoso, grossi cilindri sulla cui sommità crescono dei cespugli mentre le liane colonizzano scalette e sostegni, sorge un prefabbricato. Sotto una coltre di rampicanti si erge la cabina Enel che a suo tempo alimentava la ditta: sembra abbandonata ma è ancora attiva. La porta in ferro è aperta su un riquadro nero, il sudario di edere è lacerato in quel punto. Dalla cavità oscura escono voci. Forse la settimana prossima ci sarà corrente per il cantiere: ed inizieranno i lavori per il "Condominio Cartiera". Lo dice un borioso cartello che illustra come apparirà lo stabile una volta trasformato.



Non mi piace. Interferisce con i miei propositi.



Ma so che ho tempo.



Il cancello scorrevole è aperto. Le liane lo soffocano, è tutto ruggine, come del resto già ai tempi, ma non c'è più il segno argentato dove la catena veniva fatta scorrere tutte le sere per chiudere. In quel punto il telaio è distorto: l'hanno agganciato a una ruspa per fare saltare la vecchia catenaccia e per vincere il mortale abbraccio dei rampicanti.



Mi addentro nella savana che fu il cortile. Il palazzo incombe su di me: ancora più grigio, ancora più macchiato di ruggine che cola e di calcare disciolto dall'acqua che cola dal piatto tetto di cemento, sul quale vedo prosperare un autentico boschetto. Festoni d'erba spenzolano dal cornicione sbocconcellato, edere si avvinghiano ai pluviali in parte marciti e sbilenchi, sul punto di crollare frantumendosi in un vortice di scaglie d'ossido.



A parte gli adetti alla cabina, che parlottano coi tecnici dell'Enel, solo due operai sono presenti: eccoli lì, col caponcantiere, che cercano di forzare il cancelletto a vetri della ex-ditta. I vetri beninteso sono infranti, in buona parte: vedo i buchi prodotti da sassi, presumo, scagliati a forte velocità da una fionda, credo, ma anche fori d'arma da fuoco.



Nessuno bada a me.

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