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Rivelazione
Scritto da Leo1962
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 15/08/2018, Pubblicato il 15/08/2018 22.34.55, Ultima modifica il 15/08/2018 22.34.55
Codice testo: 1582018223455 | Letto 273 volte

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Nota dell'autore Leo1962:
Tratto da un mio vecchio Ebook del 2002

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"E vidi i morti, grandi e piccoli, dinanzi al trono...."
Giovanni, Apocalisse, 20:12

Buone vacanze nelle isole greche....!

<> aveva proposto Sara, e Paolo non aveva certo provato neppure a dire di no, anche perchè la Grecia piaceva a lui pure, e perchè, tanto, da buon "servo della gleba" era abituato a non discutere più di un tanto i desideri della partner. Galletto latino, tanto fumo e poco arrosto!
Da buoni latini amavano il paesaggio mediterraneo, il sole, e si beavano dell'aspetto falsamente tradizionale dei luoghi gabellati come "caratteristici", fossero le isole greche o italiane o le costiere.
La Fiat Uno ormai decennale di Paolo stava giusto giusto transitando davanti al lussuoso ipermercato sorto sulle rovine di una tintostamperia. La mole pretenziosa e le luci violente si imponevano a forza nel tramonto, decine di luci rossastre occhieggiavano nel parcheggio. C'era ancora un tratto del vecchio muro di cinta, la garitta dell'addetto al cancello scorrevole con, sul tetto piatto, l'insegna ormai spenta da anni ed anni.
"Accidenti, non ci sono ancora passata.... la Mony mi ha detto che è molto bello" pensava Sara guardando il nuovo centro commerciale. Lei faceva la spesa nei "Megadiscount Fabbiani", per risparmiare rispetto ai negozi del centro.....e non è che il nuovo ipermercato stesse indietro coi prezzi, anzi! ... Diciamo che era solo un posto..."per provare", ma tutt'altro che economico, come tutti i nuovi ipercolossi. Era solo riuscito per un attimo a far fallire i vecchi onesti "markets" di quartiere, dove il signor Gino o la signora Amelia menavano ancora una gestione all'antica segnandoti "in conto" la spesa... ma aveva potuto poco contro i discount, brutti e squallidi, che li avevano rimpiazzati. Fabbiani aveva iniziato rilevando i due o tre markets ed eliminandovi anche le poche strutture di abbellimento: tubi e impianti erano in bellavista, niente bancone con signor Gino, tutta roba confezionata e rigorosamente di sottomarca, scaffali metallici stipati di scatoloni che dovevi aprirteli tu per prendere il prodotto, un paio di cassiere troppo giovani e butterate dall'acne, ... e via così nei successivi punti vendita aperti nelle sedi di morte officine o botteghe.
Ed a proposito di morte botteghe...<> aveva chiesto poco prima Paolo alla signora dell'agenzia di viaggi, un'ancor bella sessantenne che da decenni vendeva i biglietti delle FF.SS. e le prenotazioni per i traghetti o gli alberghi di lusso in località esotiche prima che scoppiasse la moda di rivolgersi lì anche per le ferie a Rimini e gli operai andassero alle Seychelles. In effetti lei, sebbene gioisse per l'aumentato volume di affari, rimpiangeva il pubblico selezionato degli anni Sessanta e Settanta e detestava queste coppiette tutte uguali, con lei pettinata all'ultima moda (ma le mani con le unghie rovinate ed il segno della crescita sotto la tinta) e lui magrolino (ma peloso, con la pancetta, ed una calvizie precoce in arrivo).
Dalla parte opposta stavano sventrando un locale a pianterreno, cui non avevano forse mai fatto caso durante le rare incursioni in centro. <> Paolo aveva avuto un attimo di lucidità ("..il Botti!!.." ci andava sua madre tanto tanti anni prima... già, ricordava la saracinesca ormai per sempre calata) e si era domandato come mai tutto ciò che aveva conosciuto in Città stesse morendo, solo in parte sostituito da queste cose nuove, belle ma senz'altro estranee... Poi era tornato a pensare alle sue vacanze: ad ogni pensiero cupo, c'era una risposta, la videocamera, la Tv nuova, il cellulare.... Anche allo spettro della disoccupazione, gli era stato insegnato di reagire con... le ferie!
Si erano immessi sul Rettifilo, sotto al quale scorreva il Torrente che, a giudicare da quel che si vedeva e udiva dalle griglie, doveva essere incazzato non poco a causa delle piogge. Quando il Torrente saliva, c'erano sempre problemi con scarichi, tombini, fogne... a volte si verificavano dei cedimenti. Anche sotto al Quartiere Nuovo "G.Orombelli", dove abitavano e dove giunsero dopo varie gimkane fra scooter scassati e rumorosi di ragazzotti con la faccia da zombie e dopo il il solito parti-frena-riparti da traffico postlavorativo. I lampioni gialli illuminavano un fiume di auto, i condomini più anziani, con la luci accese qua e là dietro le finestre, sovrastavano come torri le vie di quartiere, e le palazzine più nuove erano semioccultate da una smunta vegetazione arborea. Poche svolte, ancora motorini fumanti e rumorosi, il solito deficiente che usciva in retromarcia da un cancello, e finalmente fine della corsa. Fu un sollievo chiudere la serranda del box ed avviarsi sull'asfalto sgretolato verso il portone.
<> si lagnò Sara, che odiava cordialmente l'auto ma non poteva trattenersi, il sabato pomeriggio, dal salirci per bighellonare a vuoto fra i carissimi negozi del centro, ammaliata da orrende scarpe dalle fogge assurde, da borse e abiti grotteschi, tanto più cari quanto osceni.
<>
Ed eccoli, infatti, alla prova del nove. La signora aveva sciorinato prezzi annotandoli con la biro in margine alle varie didascalie, precisando ciò che queste furbescamente tralasciavano. C'erano posti belli ma cari, altri così così ma scarsamente collegati che imponevano arrivi e partenze anticipati. C'erano extra a pagamento e servizi gratis non inclusi: un labirinto di offerte-trappola. Colori e foto strategicamente combinati stimolavano il lettore facevandogli perdere la lucidità. Del resto, con l'incubo di vedersi proposta la "mobilità" a settembre, cosa di meglio di una bella (e costosa, no questo non lo pensavano) vacanza? Una vacanza per dimenticare...
Un giorno, un Testimone di Geova aveva lasciato loro un depliant riguardante le fine dei tempi, incentrato sulla figura di Giovanni e la sua Apocalisse: era spiegato che l'apostolo aveva avuto la Rivelazione stando sull'isola di Patmos, in una caverna sul mare. A quei tempi l'isola era una colonia di esiliati, in particolare cristiani, e questi ultimi spesso vivevano in maniera ascetica, in luoghi suggestivi, dove forse era facile avere visioni. Cosa di più "mediterraneo" di questo? Valeva la pena, per una volta, lasciare da parte i centri turistici per quanto "tipici" e le discoteche e cercare qualcosa di simile...
Cercando qualcosa nelle proposte su Patmos, furono incuriositi da una proposta alternativa, messa quasi in disparte nel catalogo. "Agios Eustorgios presso comunità di religiosi posti limitati assaporate la vera vita isolana ed il raccoglimento dei Padri della fede". Come mai la signora non gliel'aveva additata? Forse perchè non avevano l'aria di chi cerca un posto simile.
Per raggiungerla bisognava fare un trasbordo su di un natante adibito alla locale consegna di posta e di mercanzie da un'isola maggiore assai distante. Agios Eustorgios era infatti una specie di isolotto situato molto in disparte. E che non fosse contaminato dal turismo lo capirono una volta messo piede sull'imbarcazione: un catenaccio osceno che partiva appunto dal porto principale dell'isola maggiore. Un grosso barcone dipinto di rosso e azzurro, tutto di legno scabro fortunatamente levigato da strati e strati di vernice. Nessuna concessione al confort dei passeggeri, che si riducevano a loro due e ad una coppia di anziani olandesi che negli anni Sessanta dovevano essere stati degli hippy.
La conferma su posti disponibili era avvenuta tramite un semisconosciuto ufficio ospitato direttamente nella casa del gestore del trabiccolo galleggiante: una scrivania in una nicchia voltata, nascosta da una tenda. Un vecchio telefono nero di quelli col disco combinatore, niente fax o computer, molti blocchi notes e fogli sparsi trattenuti da varie statuette a carattere religioso. Il gestore era un uomo taciturno, attempato, evidentemente ex-pescatore (anzi, togliamo l'ex, ed abbiamo il personaggio): qui tutti contemporaneamente vendevano souvenirs, affittavano motorini, imbarcazioni e camere, e poi pescavano polipi. Una telefonata in perfetto italiano sulla segreteria dell'agenzia, poche parole "...sì, i posti per i signori ci sono..." e via!
La cosa strana era che... nessuna somma era da versare in anticipo. Un pò sconcertata la signora aveva riferito che tutto era in ordine, nel senso che ciò che spettava al suo ufficio era stato già versato. In conto corrente. Probabilmente il corrispondente greco aveva un suo particolare accordo coi religiosi, che evidentemente non ricercando scopi di lucro si adattavano ad essere pagati tradizionalmente, alla fine del soggiorno, e sempre che l'ospite arrivasse. Non era prevista alcuna penalità, e questo alla coppietta era piaciuto moltissimo, in caso di arrivo tardivo o partenza anticipata o addirittura assenza.
Il pilota del barcone sembrava il clone del tipo nell'ufficio, non parlava, ma additava burbero dove mettersi e dove mettere la roba, accompagnandosi con monosillabi. Se ne stava tranquillo nel casotto, appoggiato al timone, fumando delle oscene sigarette che avrebbero fatto venire il cancro ad un rinoceronte, e badava alla rotta ed al regime del diesel puzzolente. Beh, tutto sommato non male come inizio: un pò di Grecia "veramente" vera, niente motonavi supermoderne con stereo, bar, aria condizionata ed ogni sorta di diavoleria occidentale.
Il tragitto sembrò protrarsi per parecchio, mentre intorno si stendeva la calma superficie azzurra del mare. Davvero qui tutte le stronzate perdevano come di importanza, e diventavano lontane, lontane, e piccole piccole... solo il borbottìo del vecchio diesel turbava un idillio perfetto... si poteva immaginare di essere su una triremi greca o romana, coi flutti che ti bagnavano di spruzzi colpendo la prua. E tutto sommato il vecchio motore aggiungeva un pizzico di "modernariato" alla vicenda: sia lui che il barcone che propelleva appartenevano ad un'altra, seppur recente, era remota. Un'era dove per traghettare turisti e mercanzie bastava ed avanzava un peschereccio di legno mosso da un singhiozzante reliquato dell'occupazione italiana dell'Egeo...
Tutto assumeva un diversa proporzione, ed i due sposini cominciarono a rilassarsi, accettando dentro di sè la esasperante lentezza del vetusto natante, i suoi mancanti conforts che non erano però autentici disagi come temuto, quando... ecco profilarsi una gobba rossastra.

L'isolotto
Accidenti, se era piccolo: sì e no un chilometro di lunghezza (e chissà se era largo altrettanto o stretto come un'acciuga...), poca vegetazione eccettuato un qualcosa di simile ad un boschetto o macchia sulla propaggine verso cui erano diretti... e dalla quale occhieggiavano i tipici colori dell'architettura egea, bianco ed azzurro.
Ecco una cupola, un campanile a vela, degli infissi verniciati... delle arcate. Il motore variò di regime, per quel poco che c'era da variare nel suo regolare lento battito sfiatato. Con una ampia manovra si portò a ridosso di un pontile ricavato sulla scogliera e sorretto in parte da voltine semidiroccate.
Con estrema abilità il timoniere, fermato il motore, lasciò al natante l'abbrivio necessario per lambire il pontile e con un balzo fu fuori dal casotto per gettare una grossa cima dotata di cappio attorno ad una bitta in pietra corrosa dal tempo. Con uno strattone il barcone arrestò il suo moto residuo, urtando coi parabordi usurati le pietre disposte secoli prima da monaci ormai polverizzati.
Le operazioni di sbarco furono le più sommarie immaginabili. Strano, ma della "mercanzia" che ci si immaginava diretta all'eremo (cos'altro poteva essere un posto del genere?), non fu lasciata a terra una scatoletta. Il taciturno navigante scese per il minimo tempo necessario a liberare la cima dalla bitta, fece un laconico cenno di saluto e scomparve... ma per un lungo attimo fissò tutti con uno sguardo intenso. Quasi volesse fissarseli bene in mente... o volesse comunicare loro qualcosa che non poteva essere detto con la voce. E seguitò a guardarli, serio, sporgendosi dal casotto, mentre si allontanava.

Fu qui che Sara...
<<.... Paolo... PAOLO!.... richiamalo!>> gridò di colpo, presa dal panico. Aveva la pelle d'oca, sebbene a parte la brezza facesse decisamente caldo.
I due olandesi, lui con una barba un tempo bionda ora color giallastro, lei con un ridicolo caschetto dello stesso colore, li guardarono incuriositi.
Prima che lui potesse reagire in qualche modo fu lei a ripigliarsi. Sorrise scioccamente, imbarazzata: <>. Si guardò attorno: i due olandesi la osservavano come fosse un nuovo tipo di granchio, e sorridevano. <> "Figurati se quei due capiscono qualcosa... ma ho fatto la solita figura dell'emotiva che faccio di solito... uff!".
Paolo la fissò per un attimo anche lui a bocca aperta, poi fece un "boh" (c'era abituato, ai ghiribizzi subitanei, agli svarioni, ai ripensamenti dell'ultimo secondo, alle variazioni d'umore da bambina di due anni di Sara), e raccolse lui i due zaini lasciando a lei la grande ma più leggera borsa da spiaggia. Accidenti, quei due cosi sembravano piombati! Uno sulle spalle, uno portato per gli spallacci... lo ammazavano come la soma ammazza un mulo. "Quante stronzate si tira dietro questa... uff!!" pensò, ma in silenzio. Si avviarono verso il piccolo monastero che se ne stava beato fra gli alberi.
Strano che non fosse venuto nessuno... i religiosi avrebbero dovuto, da quel che poteva apparire logico, essere alquanto ospitali e solerti con i pellegrini (tali si sentivano). Invece... nessuno...
<> fece d'un colpo una voce apparentemente di vecchio, a giudicare da colui che la emetteva, ma decisamete salda e forte, da ancor vigoroso patriarca. Ed infatti la figura emersa dai cespugli corrispondeva a tale personaggio: vestita di nero, barba e capelli bianchi, lunghi e curati. Due occhi vivi, non offuscati dall'età, anzi penetranti e magnetici. << Benvenuti in questo luogo di pace e preghiera... Permettete vi dia una mano...>> Senza por tempo in mezzo prese la borsa da spiaggia e poi, blaterando in olandese con lo stesso fare da imbonitore agguantò con energia una specie di borsaccia in jeans e se la scarrozzò senza sforzo.
"Che tipo!" pensò Paolo, che al più si era aspettato di incontrare qualche monaco decrepito capace di biascicare solo due parole e col quale avrebbero comunicato a gesti.
Raccontando che sapeva chi erano perchè previamente avvertito, e che non si stupissero della sua poliglossia dato che aveva viaggiato per il mondo da giovane, il religioso li guidò verso una porzione di stabile, accostata al pendio naturale dell'isola, ed aprì una cigolante porta assai scrostata che recava ancora tracce della vernice azzurra. Li fece entrare in un ambiente voltato, fresco ed in penombra, il cui intonaco bianco aveva conosciuto lontani tempi assai migliori. Nicchie nelle pareti ospitavano... i letti o i facenti funzione: Sara rabbrividì di nuovo per un attimo, pragonandoli ai colombari di certe catacombe. In effetti l'ambiente era misurato, lo spazio per dei letti autentici avrebbe ingombrato la cella, impedendo di sistemarvi il tavolo ed il semplice mobile, entrambi assai vetusti e provati.
Andava spiegando l'arzillo monaco che questa era una delle celle ospitanti i suoi colleghi, all'epoca in cui l'eremo era abitato da parecchi di loro.
<>

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