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Al mio Infinito
Scritto da Darknotice
Categoria: Poesia
Scritto il 16/11/2016, Pubblicato il 16/11/2016, Ultima modifica il 16/11/2016
Codice testo: 16112016214736 | Letto 800 volte

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Al mio infinito

Danza ti prego al soave suono della vita, tra i mille fuochi che ardono nel cuore,
tra le parole scritte sulla sabbia con le dita, sui fogli bianchi pregni di dolore,
in mezzo all’incostante mia natura, sul ciglio della mia insana follia,
dietro le porte chiuse con tacita paura, di cui le chiavi ho già buttato via.

Oh mia memoria danza senza sosta, che la fatica nutra il tuo tormento,
sospinta come l’onda sulla Costa, sferzata come foglia in mezzo al vento,
tra il vacuo sciabordare dei pensieri, là dove anche la luce si dilegua,
nel bieco bosco dei miei desideri, in cui il lamento non conosce tregua.

Danza ti prego bruciando nelle vene, come veleno scivolato in gola,
al suono delle mie stolte catene, al canto dello schiavo che s’immola,
tra i rovi della Rosa che io amai, sfiorita troppo in fretta dentro il vaso,
negli occhi senza tempo che guardai, respiro che di vita mi ha pervaso.

Oh mia memoria danza dentro il sangue, lo stesso che dà linfa alla mia essenza,
su quel sorriso dolce che non langue, che da sollievo al vuoto dell’assenza,
dentro le vesti a strati del destino, bardate dai colori più cangianti,
in quel passato astratto da bambino, in cui io fui cullato dai giganti.

Danza ti prego, al pari di una lama sulla pelle, tra le ferite scegli il tuo percorso,
mappai le cicatrici come stelle, su strade lastricate dal rimorso,
tralascia le carezze sopra il viso, di cui il calore ancora non è perso,
di lei il mio mondo intero resta intriso, della sua voce si ode sempre il verso.

Oh mia memoria danza tra le spire del serpente, che ora si aggroviglia all’intelletto,
io fui senza esser parte del mio niente, vana presenza al pari di un insetto,
eppure in lei scorgevo la mia luce, fulgida guida tra le mie apprensioni,
l’amore a cui ogni cosa mi conduce, che svincola da sbarre e da prigioni.

Danza ti prego, nel dolce grembo del mio stesso mondo, che ebbe inizio in lei e con essa è andato,
legame senza fine il più profondo, son figlio sin da quando sono nato,
e a te, oh mia madre corre il mio pensiero, che sei distante eppur così vicina,
è arduo proseguire sul sentiero, tra le ombre della notte e la mattina.

Oh mia memoria danza con pudore, muovendoti con somma leggerezza,
tra i resti fatti a pezzi del mio cuore, su spoglie di un’immane tenerezza,
fino a fuggire tra le braccia sue, che nel suo essere tutto fu infinita,
come un’infante afflitto dalle bue, che torna a lei che è tutta la sua vita.

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