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AMBIGUA FOLLIA
Scritto da pennanera
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 16/03/2018, Pubblicato il 16/03/2018 18.52.03, Ultima modifica il 16/03/2018 18.52.03
Codice testo: 163201818523 | Letto 313 volte

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AMBIGUA FOLLIA

Finalmente l’aveva finito. Adesso il piano era lì, davanti a lui, appoggiato alla pila di libri che ostruivano tre quarti della scrivania: Il delitto perfetto, Krimen, Il corvo, De Sade, Inquisizione e tortura…
Era in grado di ripeterlo quasi a memoria. Non tutto, i punti più importanti come il percorso, i tempi… ecco, i tempi, quelli sì che se li ricordava, manco si trattasse del numero di telefono di un’amante.
Una preparazione maniacale, a volte ossessiva. L’arte della perfezione. Era quello a cui aveva mirato, l’unica ragione che giustificava la caparbietà con cui aveva divorato migliaia di pagine, milioni di parole, assorbendone i profumi, gli odori, i fetori, come se le decine e decine di efferatezze che fuoriuscivano da quei tomi costituissero per lui la linfa vitale della sua stessa sopravvivenza.
Guardò l’orologio. Doveva sbrigarsi.
Uscì di casa senza fare il minimo rumore e in macchina mantenne una velocità sotto i cinquanta. Parcheggiò al fondo di una via che sbucava in una piazza la cui pavimentazione era in rifacimento.
Teneva una mano affondata nella tasca della giacca, l’altra stringeva il manico di una borsa che conteneva l’arma. Camminava tenendosi a ridosso delle vetrine, la testa bassa per non offrire segni di riconoscimento. Ma nessuno sembrava dargli importanza, nessuno lo guardava.
Non percepiva altri pensieri se non quelli legati all’azione che stava facendo. Si sorprese a sorridere, come se all’improvviso la borsa che stringeva nella mano non avesse più peso e il suo contenuto non rappresentasse più l’ambiguità di una follia, ma il gesto puerile di un sognatore, l’illusione di un capriccio da soddisfare.
Imboccò la via alla sua sinistra. E i volti delle vittime cominciarono a prendere forma nella sua mente. Li conosceva quasi tutti. Nessuno in modo particolare. Solo sfumature, dettagli: quello con i capelli bianchi, la signora con gli occhi verdi, il ragazzo con gli occhiali, l'architetto, la fioraia.
Il portone era aperto. Entrò.
Salì i gradini delle scale senza forzare, prima una rampa, poi l’altra. Ora la borsa sembrava contenere pani di piombo. Sentiva caldo e difficoltà nel respirare. La stoffa della camicia gli dava una sensazione di pesantezza.
Voltò a destra; a una decina di metri il riflesso di una luce più intensa rischiarava il pavimento. Davanti a una finestra con un vetro incrinato due uomini e una ragazza si scambiavano battute a voce alta. Lei rideva con disinvoltura. Si voltò e lo fissò. Un attimo appena.
Fu a quel punto che un attacco di panico lo costrinse a fermarsi, ad appoggiarsi al muro. Sentiva le gambe legnose, faticava a muoversi. Sudava. Dovette strofinarsi la fronte con un fazzoletto.
Per un breve istante fu tentato di tornare indietro, abbandonare tutto. Buttare l’arma in un cassonetto della spazzatura. Senza ripensamenti.
Sentì un'altra risata, il vociare concitato di persone che percorrevano il corridoio in senso inverso. Respirò a piena bocca. Si riprese.
Adesso era pronto.
Entrò nella sala. Stranamente era affollata. Fu sopraffatto dall’odore di legno invecchiato. Qualche sorriso beffardo. Saluti affrettati con un gesto della mano. Alcune persone mai viste: una ragazza con i capelli rossi e un ragazzo con i jeans e le scarpe da ginnastica. In un angolo, in ombra, seduta compostamente su una poltrona damascata, una signora con un cappellino verde sopra una nuvoletta di fili argentati. Anche un signore anziano con l'impermeabile appoggiato sulle ginocchia. Sconosciuti, ma non per questo li avrebbe risparmiati.
Il cuore a un ritmo normale. Era calmo. Perfettamente rilassato.
Sedette su una sedia accostata al muro. Non alzò più la testa. Non guardò più nessuno. Si appoggiò la borsa sulle ginocchia, fece scattare la serratura, infilò la mano tra i separatori di cuoio ed estrasse l’arma.
Ci fu solo un borbottio, forse quelli seduti davanti stupirono, poi il silenzio si consumò nell’aria.
Rinunciare non aveva più senso.
Allora abbassò gli occhi e cominciò a leggere il suo racconto.

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