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LUCI E OMBRE NELLA MEMORIA
Scritto da paolo s.
Categoria: Epistolare
Scritto il 16/04/2018, Pubblicato il 16/04/2018 15.00.47, Ultima modifica il 16/04/2018 15.00.47
Codice testo: 164201815046 | Letto 216 volte

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I ricordi a volte sopraggiungono inattesi e confusi a confrontarsi con analoghe esperienze che si stanno vivendo. Ma è stupefacente che ricordi di episodi importanti appaiono ora deboli e insignificanti rispetto ad altri molto meno importanti che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria.
I conflitti aspri con mio padre ebbero come conseguenza l’abbandono degli studi, cancellando per sempre quelle che erano le mie ambizioni e le aspettative di coloro, parenti, professori, amici,che consapevoli delle mie notevoli capacità di studio rimasero allibiti e delusi nei loro vani tentativi di mediazione per sanare un conflitto generazionale dalle conseguenze tanto dannose pregiudicando per sempre il mio avvenire. Di tutto questo sono rimasti solo ricordi confusi e contraddittori, non riuscendo più a distinguere chiaramente quelle che sono state le cause scatenanti di tali conflitti, lasciandomi l’amarezza e un vago senso di rimorso per il desiderio inappagato di un abbraccio chiarificatore nei confronti di quello spigoloso e velleitario comunista.
Anche i ricordi del giorno del matrimonio non hanno lasciato segni significativi, tranne la visione di uno sposo smarrito e infreddolito fra mucchi di neve che si massaggia freneticamente il corpo in attesa della sposa nel sagrato di una chiesa nel gelido inverno dell’Appennino ligure. Della prima notte di nozze sono rimasti solo vaghi e sfumati ricordi di un rapporto consumato con troppa cautela nel timore di causare dolore. Per contro la visione di una bellissima ragazza, mia futura consorte, a letto con febbre alta per una feroce tonsillite, che smania con il volto arrossato e sconvolto dal desiderio a cui le mie carezze l’hanno condotta, implorando un rapporto finalmente completo, scontrandosi col mio vigliacco e pauroso diniego. Rimane luminoso e visibile in tutti i particolari a rimarcare quello che poteva essere e non fu.
Non conosco i misteriosi motivi per cui la memoria privilegia alcuni episodi, preservando anche minimi dettagli, e destina in un oblio vago e nebbioso altri che sarebbero molto più importanti per le conseguenze che hanno causato. E’ comprensibile che rimangano scolpite nella mente le prime esperienze sessuali, l’immagine della prima donna nuda solo per i tuoi occhi, preservando nel tempo anche il ricordo di particolari, insignificanti in apparenza, fondamentali per soddisfare l’inesauribile curiosità pre e post adolescenziale. Non è comprensibile invece che conservi intatto nella memoria il ricordo di una scorribanda giovanile in barca a raccogliere molluschi e frutti di mare, all’imbrunire, nel cammino verso casa stanco e affamato, la finestra aperta di una cucina al piano strada, una donna che traffica sui fornelli scaldando dentro una padella spaghetti al pomodoro, evidente avanzo di un pasto precedente, le spalle di un uomo seduto a tavola in paziente attesa. Un improvviso e incontrollabile desiderio di pasta riscaldata mi assale. Corro per comunicarlo a mia madre, ma la voglia si scontra con i piatti colmi di minestrone freddo nella tavola già imbandita. Un ricordo netto, preciso, un desiderio inappagato destinato nel tempo a incidere sulle mie abitudini alimentari. Spesso a pranzo cucino la pasta in quantità superiore al necessario per poterla mangiare anche a sera riscaldata in padella.
I traumi fisici che costellano la vita di ognuno di noi in teoria dovrebbero lasciare segni indelebili nella memoria, ma del grave incidente che troncò la promettente carriera di calciatore vi sono scarse tracce, ricordo piuttosto confusamente solo la dinamica. Del devastante urto, in sella a una moto, contro la sponda di un camion ho in mente solo un lettino del pronto soccorso e un fiume di sangue che esce dalla bocca. Ma gli occhi carichi di crudeltà bolsa e inespressiva, come quelli di uno squalo, del poliziotto che mena un tremendo fendente col manganello contro una donna indifesa, il mio tentativo di impedirlo, il dolore lancinante alla spalla destra, i sensi che mi abbandonano per qualche secondo sull’asfalto di corso Italia . Quegli occhi no, non potrò mai dimenticarli.

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