Cari autori, stiamo riscontrando problemi con l'invio delle email dal sito. Al momento sono quindi sospesi gli invii email delle notifiche di commenti e testi. Nel caso non riceviate l'email di conferma di iscrizione, potete scrivere a staff@alidicarta.it per la conferma manuale.




Ultimi pubblicati  |  Ultimi modificati  | Cerca un testo | Archivio degli autori  | Ricevi il feed dei testi di Alidicarta.it  Feed Rss dei testiRegistrati come autore!

Il twitter degli autori

Caricamento twitter... (reload in caso di blocco)
Fai il login per twittare
mostra/nascondi twitter degli autori


Tá Valentiniká
Scritto da Gallerani Gianluca
Categoria: Narrativa
Pubblicato il 17/02/2011, Ultima modifica il 31/01/2018
Codice testo: 1722011165737 | Letto 680 volte

Attendere caricamento dei dati...(reload in caso di blocco)

1/1

Tá Valentiniká

STORIA DELLE GESTA DI UN PROBO EROE ALLA FESTA NATALE

"O Muse, o alto ingegno, or m’aiutate! O mente che scrivesti ciò ch’io vidi, qui si parrà la tua nobilitate!"
È Alessandro Valentini il Grande, valentin condottiere, il qual s’appresta a consumar la cena parrocchiale, in ver non così frugale, in compagnia delli giovani prodi, e de le nobili donzelle, vereconde e ben educate. Sotto l’egida d’Iddio Signore, il lauto pasto rinvigorirà le membra possenti e valorose, al calar delle tenebre e all’incombere de l’arcigne prove imminenti.
Tu, ventre tonante, so che da giorni digiuni, ne son sicuro, ed ora t’odo rimbombar come un tamburo, al sollicito servir le pietanze de la monna gentil, la Martina festante. Ben approva il Bocca, mentre che la sua bocca i fior della letizia trangugia, da che il suo non è certo né men gonfio né men duro. Levando in ver' de i cieli l’unta mano, anch’elli narra l’eroiche imprese, quale orator dalla lingua sensibile e mente arguta, avvegnaché la sua poderosa spada niuna amazzone abbia mai feruta.
Non indugiare, o alessandrino valente, a mirare il giulivo sorriso della lesta Mary che, sempre allegra in viso, li occhi tuoi non videro giammai furente o mesta! Si confarà al modello nostro il truce guardo di Simon, lui ch’impassibile non si move né fa motto; e se come gli achei, fermi sotto le sacre torri di Troia, non dimorasse da dieci anni in questo santo loco, non capiremmo che ci stia a fare.
Ma ora deponi il calice di plastica adornato, se giugne il tempo dell’arduo giuoco, e afferra lo scudo dal sudore logorato; oltre l’infausta rete batti forte la pallina, siccome improvvida ancella che non ti rispetta, da che cotesta ossequia solo il tuo avversario Paolo, ala di falco, lui che vince a ogne piena, vota e mezza luna, ed è sol fortuna…
Bieco e frustrato da cotanta doglia, dovrai omai volger l’orecchio ai molesti, ma eziandio indefessi, strepitii de i gol di Inter e Juventus che, in su dal biliardino altare, forsennato araldo annuncia: e tu nota, auditor, si davvero un pagliaccio non ti pare…
Ogne sfida ha da cessare, allorquando come i guerrieri così le dame Don Giulio a raccolta con passo alipede e canora laude appella; gaio Giulio da la virtute romana, non di console Cicerone, non generale o centurione, ma s’intenda Vaticana. Et indi smamma, molla l’arme e placa il tuo furore, orsù accorri ratto in ver' del sempiterno ardore de la beatrice fiamma!
A prodigar la Sapienza, i’ non so si adesso sia normale che verun parli, sicché ogne prode lento e schivo sembri, sin al disaccordo fatale che l’animi accende, siccome, furtivo prima e poscia ruggente, sulla preda s’avventa il leopardo, nell’agguato ch’ei le tende silente. E tu, sol un sovente, contro tutti ti scagli, con lo spirto gagliardo, e pella foga che t’assale.
- No, cavalier Filippo, non inferir “testardo”, – tu te difendi – dacché già in troppi contra me infieriscono, borbottanti iene, e verun mi sostiene!
- I’ t’ausilio tra le fiere, - interviene un savio folle, levando l’indice, impietosito – ma preferirei tu fossi un po’ men ardito, si neanco un argomento ti sovviene!
Movendo da la bella scola, o Magno Alessandro, valicherai con tale compagnia picciola le colonne d’Ercole imperiose, e solcherai i procellosi mari sfidando Nettuno, più fiero del Titanic, sin a condividerne le sorti gloriose, come quella dell’ultimo Ulisse, col petto in suso, laonde ei disse: "infin che il mar fu sovra noi richiuso".

Cos’altro aggiugnere a codeste historie? Omai s’appropinqua il dì Natale, e di core iniziare possiam la festa, onde amor rimembri amore, e tutto quel che quivi resta, è la gioia sana, d’un affiatato gruppo, che nel Cristo attende la Vita immortale. E codesta morale, per persone dabbene, poniamo a suggello delle nostre gesta, e di quelle di chi legge, perché ciascun nel suo piccolo può divenir eroe, se sorretto dalla Grazia, e né si puote vivere sanza far niente.
Ma vogliate altresì un poco di bene al narratore, il quale per tre giorni intieri ha faticato, e con passione audace; e se daddovero qualcuno ne fia uscito annoiato, me ne perdoni con carità la colpa, e non ritenga il detto mio mendace.

1/1



Menu

Home Page
Iscriviti come autore
Scrivi il tuo testo
Forum
Cerca


Pubblicità

Su di noi

Strumenti

Help

© 2001-2018 - Layout, grafica e contenuti sono protetti da diritto d'autore
Vietata la riproduzione - PI:02102630205 Hosting www.dominiando.it