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Si alza il vento
Scritto da Nero di Sardegna
Categoria: Narrativa - fantasy/fantascienza
Scritto il 17/03/2018, Pubblicato il 17/03/2018 17.51.14, Ultima modifica il 17/03/2018 17.51.14
Codice testo: 1732018175114 | Letto 298 volte

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Leo sentiva le urla dietro di se mentre correva nel lungo corridoio con la piccola Sofy in braccio, affianco il ragazzo con la ragazza li seguivano tenendosi per mano, intanto Sofia continuava a ripetere con voce bassa e flebile, “San Michele Arcangelo aiutami e proteggimi”. Infondo al corridoio Leo vede una rampa di scale che porta a un piano superiore, ci si butta letteralmente rischiando di cadere nel primo gradino, intanto i due ragazzi in silenzio lo seguono. Il gruppo inizia a salire le scale che li porta ad un portoncino in ferro alto non più di un metro e mezza, fortunatamente era aperto anche perché come aveva constatato l’uomo sarebbe stato difficile sfondarlo, nota che la serratura era bucata da un foro, probabilmente di proiettile. Il gruppo esce nella terrazza, Leo chiede ai ragazzi di chiudere la porta dietro di loro, poi con meraviglia vede una figura famigliare in lontananza che osservava il parapetto del terrazzane, la figura si gira e con tono misto tra il sarcastico e la meraviglia annuncia, “ci rivediamo vero?”.

I droni sorvolavano la stazione dei treni, Sara dalla centrale operativa Gestione Droni, osservava i monitor che trasmettevano le immagini, un uomo in divisa color viola seduto davanti ad uno dei monitor touch da dove si comandava uno dei droni si gira verso la donna e chiede, “direttrice nessuna traccia della bambina, continuiamo a cercare?”, Sara risponde in tono secco, “Si!”, l’uomo perplesso aggiunge, “direttrice le devo dire però che l’autonomia rimasta dei droni e di mezz’ora scarsa …”, la donna si irrita ma cerca di contenersi, “le ho detto di continuare a cercare a costo di farli cadere per terra scarichi!”.
“Alberto come ci sei finito qui?”, chiede Leo con una certa meraviglia mista ad un certo sollievo nel vedere una persona conosciuta, “sono passato dal bar, nella confusione ho trovato un ingresso che usano i camerieri per portare la colazione nei piani superiori dei dipendenti delle ferrovie”. Un improvviso suono viene dal cielo gli interrompe, guardano in alto i due uomini vedono un drone viola con il logo della Cy Corp, Alberto aggiunge, “fottuta multinazionale del cazzo, cosa saranno venuti a cercare!”. Leo chiede ad Alberto speranzoso, “C’è una via d’uscita da qui?Si può saltare giù da qualche parte?”, l’ex poliziotto risponde, “no! I fottuti soldati sparano se solo ti affacci, ho già rischiato di farmi ammazzare, ma tanto siamo comunque troppo in alto per saltare, ci fracasseremo le ossa se provassimo a saltare!”.
“Dottoressa è forse la bambina che cercava? Guardi se è quella in braccio a quel uomo nel terrazzo dell’edificio della stazione!”, Sara esulta, “Si è lei!”, era la seconda volta che tirava fuori dai guai quella bambina, ma questa volta aveva deciso di prendersela con se, poi ordina, “Mandate un Vampir!”, l’uomo annuisce, poi schiaccia alcuni tasti della consol davanti al monitor e da un piccolo microfono ordina, “un Vampir 01X alla stazione di Decimo, recuperare una bambina!”, Sara in tono solenne aggiunge, “salviamoli tutti non solo la bambina, voglio essere generosa per questa volta!”.
La porta in ferro si apre, due infetti escono nel terrazzo, i due ragazzi che in quel momento erano vicino alla porta in ferro scappano verso Leo e Alberto, quest’ultimo guarda Leo e gli chiede quasi ordinando, “bene ragazzo!Tira fuori il ferro e inizia a sparare!”, Alberto tira fuori la sua vecchia pistola a tamburo che aveva preso ad uno spacciatore di droga quando era in servizio, gli era piaciuto quel vecchio gingillo e se l’era tenuta, punta l’arma spara e colpisce l’infetto, in mezzo agli occhi facendolo cadere a terra, era un uomo grasso con una camicia kaki. Leo mette a terra la piccola, si toglie dalle spalle il suo zaino e tira fuori la sua pistola Beretta, prende la mira ma quando schiaccia il grilletto verso il secondo infetto, una donna di circa quarant’ anni, il grilletto della pistola non cede alla pressione del suo dito e l’arma non spara. Alberto spara e colpisce al petto la donna, poi rivolgendosi a Leo meravigliato gli chiede, “ehi cazzo! Quella è una pistola della polizia governativa! Da dove cazzo l’hai presa?”, senza aspettare la risposta di Leo, gliela toglie dalle mani con un gesto fulmineo e gli mette in mano la sua vecchia pistola a tamburo da otto colpi, “Tieni la mia facciamo scambio, io questa ragazza la conosco bene e so come si usa!”. Il giovane dietro di loro con tono concitato sostiene, “è meglio chiudere ancora la porta!”, intanto la ragazza aveva preso in braccio Sofia che continuava a ripetere con mormorio “San Michele Arcangelo aiutami e proteggimi”. Il ragazzo raggiunge la porta, inizia a spingerla per chiuderla ma la donna che Alberto aveva colpito al petto si rialza e l’aggredisce morsicandolo in un braccio, il ragazzo urla, dalla porta escono altri tre infetti che si buttano sul ragazzo, che ormai sopraffatto non riesce più a divincolarsi per fuggire, la ragazza urla disperata,”Francescooo!!!”. Alberto e Leo iniziano a sparare sul gruppo degli infetti, qualcuno cade sotto i loro colpi di pistola, ma dalla piccola porticina ne entrano ancora, Leo sconcertato riconosce anche il funzionario zelante che non li aveva fatti passare. Alberto annuncia quasi come una dichiarazione di resa, “amico mio qui siamo alla fine!”, intanto continuava a sparare.
Un improvviso vento forte si innalza al improvviso e uno strano ronzio avvolge l’aria, poi si sente un rumore meccanico e iniziano a girare le canne di due grossi mitragliatori modello Vulcan 3000DG, una pioggia di proiettili si abbatte sugli infetti riducendoli in poltiglia e bucando il muro e la porta in ferro dietro di loro, quasi come fosse fatto tutto di polistirolo. Poi da un megafono si sente una voce metallica, “Stiamo atterrando lasciateci spazio!”. I grosso elicottero a forma di sogliola atterra e apre le portiere, i due rotori nelle ali rallentano il numero di giri, un uomo in divisa viola con il casco da pilota si affaccia è urla, “Salite!”, Leo, Alberto e la giovane ragazza con la piccola Sofia in braccio iniziano a correre verso il pilota, con impeto salgono nella cabina dell’elicottero, le due portiere si chiudono e l’elicottero prende il volo.

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