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PASCAL PASSAGUAI
Scritto da Domenico De Ferraro
Categoria narrativa, genere
Scritto il 17/05/2017, pubblicato il 17/05/2017, ultima modifica il 17/05/2017
Letto 104 volte

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PASCAL PASSAGUAI


Quanti giorni si sono succeduti , con una lacrima sul viso , con un lavoro da tirare avanti , insieme a mille sciagure che presenti in bilico nell’ore meno adatte , giocando con la morte insieme a tanti ignari , con gli ultimi nei pigri pomeriggi che hanno animano le caste speranze , un grido , un interminabile delirio , forse cercando la pace che ci ha portato tra un dare ed un credere, dentro questa esistenza china in se stessa che fa mille smorfie , si muove poi scompare, credendo di dover pagare il pegno di un amore che non è bello che non è questo sogno.

Chino tra vari errori ed orrori quotidiani, chino sul domani che mi conduce a credere a cambiare una vita falsa , fatta di forme metriche di rime legate a quella virtù che non conduce a nulla di buono , tutti ballano la loro vita sotto il segno del pesce che esce dall'acqua , saltella sulle onde. Giorni in cui si raccolgono dolori ed altre incomprensioni , meditazioni che rimandano indietro nel tempo , tutti hanno qualcosa da dire, tutti vogliono vivere la propria vita , aldilà di come ci si chiami. Alla stazione tre donne hanno deriso un cliente, hanno avvertito una guardia, hanno rubato la luna dal cielo, ora sconvolto mi muovo tra loro , forse vivo , forse fingo, forse sarò anch'io malmenato , ma tutto passa , passa questa vita , scorre questo fiume di gente legate ad un nome, al vero , ad un fatto .

Il mio nome , il mio dolore , tutto relativo ,tutto come io l'avevo immaginato , seguendo il moto delle stelle , seguendo i tuoi occhi nel buio i miei pensieri , che si animano in un arcobaleno, che appare ignudo . Vedo ,forse , comprendo , forse sarò li a chiedere una spiegazione a chi comanda , un motivo per continuare a seguire , le acque di questo mare che hanno portano via tutto ciò che noi abbiamo sognato.

Cosi per scherzo , come tanti anni fa , con dei calzoni corti, con una chitarra ed una amica a cui cantare le proprie disgrazie , nei parchi pubblici , nella gola del diavolo, dopo il gioco dell'oca tradotto in ode ,note allegre, incredibile , perplesso in questo avido mondo che non torna indietro che va avanti, pieno di vanità, con un cielo , sopra la testa , sopra l’esistenza , con poche speranze , si ritorna , in vecchie questioni, illogiche che non conducono a nulla di concreto . Ed ora ascolta.

C’era una volta un povero guaglione di nome Pascale che chiagneva sempre, tanto che piangeva , le sue lacrime cadendo in terra , facevano sbocciare fiori meravigliosi , quest’ultimi nascevano, s'allungavano verso cielo , da quei fiori nascevano frutti saporiti , cose incredibili , nascevano , case, famiglie felici, un lungo assolo di sax. Un bel giorno Pascale volle provare a chiagnere più forte , le lacrime scesero copiose , ma non erano di acqua , erano lacrime di sangue , erano tutte le sue paure ,le sue disgrazie, i suoi dolori , le lacrime caddero sulla terra inondarono il mondo in cui egli viveva, il suo paese fu completamento allagato , annegarono quasi tutti , tranne un vecchio ciabattino vedovo che aveva sempre pregato la vergine di Pompei. Una squadra di eroici militi fu mandato in missione ad arrestare le lacrime del giovane che giunte a Roma in poco tempo avevano già bagnate il colonnato di San Pietro e parte di via condotti . Il povero giovane continuava a piangere , da solo nella sua camera all'ultimo piano di un palazzo di sei piani . Il mondo era immerso in una pozza di sangue , in cui le barche dei sopravvissuti , lottavano contro gli incubi del giovane , che emergevano dalle acque , paure antiche, mostri dalle tante teste , il mondo andava alla deriva , bagnato dalle sue lacrime , ed i valorosi militi iniziarono a combattere contro i mille mostri della sua ragione , per giungere infine alla porta di casa del giovine, che continuava a non capire a piangere su quel latte versato , su quella sua misera vita.

Quando i valorosi militi riuscirono ad entrare in casa trovarono Pascale che provava ad asciugarsi le lacrime, singhiozzava , chiese aiuto , ed i militi lo presero e gli regalarono un fazzoletto , lui s'asciugo il viso , spernacchiò a lungo , cosi sorrise ed i valorosi militi colsero l’occasione per condurre il giovane dalla sua vecchia madre, che abitava sopra un monte cosi alto che si poteva vedere tutta la città e forse tutto il mondo. Dopo che Pascal abbracciò la madre , le sue lacrime smisero di scendere ed una smorfia apparve sul suo viso insieme alla sua storia , il suo mondo con tutte le sue lacrime vennero conservate in un barattolo di vetro che in poco tempo si trasformarono in pietre preziose, in gioie, in nuovi mondi, in una nuova vita da vivere con dignità, forse con un altro amore puro e casto che purtroppo finisce sempre in una fossa , insieme alle nostre incomprensioni , alle nostre disgrazie , dolori che conducono alle lacrime versate in silenzio , sempre nel bel mezzo del nostro cammino.

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