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Sulla vita, sull'amore, sul perdono
Scritto da waylander
Categoria: Altro
Scritto il 18/03/2018, Pubblicato il 18/03/2018 10.16.30, Ultima modifica il 18/03/2018 10.16.30
Codice testo: 1832018101630 | Letto 334 volte

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Sulla vita

«Chiedo scusa, signore.»
«Ancora tu?» protestò il vecchio, aprendo gli occhi. «Cosa c’è adesso? Avete la
casa... che altro volete?»
«Stai cercando di morire?»
«E se fosse?»
«Io... io so che sono affari tuoi, ma adesso la casa è calda e mi sentirei più a
mio agio se ti unissi a noi. Forse ne potremmo parlare. Di rado la morte è una soluzione
per qualcosa.»
«Non essere sciocco, ragazzo. La morte è la risposta finale a tutto. È la conclusione
di ogni viaggio, è la pace e la fine della lotta.»
«Sì» convenne Errin, «ma è anche la fine delle risa, della gioia, del cameratismo
e dell’amore... e soprattutto è la fine dei sogni e delle speranze.»
«Ah, sì, ma la morte non incute nessun terrore ad un uomo senza sogni o speranze.
Hai mai pensato che quanto più amiamo tanto maggiore è la nostra tristezza?
Prima o poi infatti tutte le cose finiscono e nessun sogno si realizza completamente.»
«Ma non si potrebbe sostenere la tesi opposta?» obiettò Errin. «Quanto maggiore
è la tristezza, tanto maggiore è poi la gioia, e come possiamo riconoscere la seconda
senza avere la prima a controbilanciarla?»
«Rispondi a questo, giovane disquisitore: se un uomo ama una donna per quarant’anni,
la adora e vive per lei, quanto sarà grande il suo dolore allorché lei morirà
e lo lascerà solo? Se gli venisse offerta la possibilità di tornare indietro e ricominciare
daccapo, non credi che sarebbe saggio ad evitare il primo incontro e a vivere
la sua vita senza amore?»
«Non puoi evitarlo, nessuno lo può. Noi siamo come le stagioni, cresciamo
in primavera, maturiamo in estate, secchiamo in autunno e moriamo in inverno.
Però è stolto dire: ‘È primavera ma non intendo far sbocciare i miei fiori
perché tanto devono avvizzire.’ Cos’è la vita senza l’amore? Un inverno perpetuo
fatto di gelo e di neve.
Un uomo che vive d’inverno rimpiange forse che poi venga l’estate?» sorrise
Errin. «Credi che sceglierebbe un autunno perenne? La tua non è un’argomentazione
valida, signore. Ora vieni dentro e godi un po’ del calore del fuoco.»
«Il fuoco non mi serve, ma verrò con te» dichiarò il vecchio, poi si alzò agilmente
e si pulì gli abiti dalla neve, seguendo Errin all’interno.
Sheera si era addormentata accanto al fuoco e Ubadai era intento ad affilare la
vecchia ascia.
«Non ancora morto, allora?» commentò, sollevando lo sguardo sul vecchio.
«Non ancora» replicò questi.
Dopo aver chiuso la porta Errin si accostò al fuoco e protese le mani verso il
calore gradito della fiamma, poi si tolse il mantello e la sopratunica in modo da

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