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Piccoli Mondi
Scritto da Giank vento
Categoria: SELECT NOME FROM CATEGORIA WHERE ID = 8SELECT NODO FROM CATEGORIA WHERE ID = 8Altro
Scritto il 18/04/2017, Pubblicato il 18/04/2017, Ultima modifica il 20/04/2017
Codice testo: 184201716203 | Letto 270 volte

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Nota dell'autore Giank vento:
Piccoli Mondi

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Avevo vissuto in appartamenti così piccoli da renderti claustrofobico. l’ultimo era imbattibile:
un solo ambiente, largo tre metri e lungo sei, conteneva l’angolo cotture, salotto, camera da letto e ingresso. Il bagno era proporzionato a tutto il resto, ci stavo a stento, eppure aveva tutto, compresa la doccia. Ero già stato in quartieri malandati e malfamati, ma quello a prima vista non sembrava granché pericoloso, fino a quando il sole illuminava la giornata; la sera era tutta un’altra faccenda. Dovevi stare davvero attento e, possibilmente, evitare di attardarti a rincasare.
Il fatto era che non rientravo mai volentieri, un po’ perché mi sentivo soffocare tra quei quattro muri scalcinati ed inoltre mal sopportavo la solitudine e stare fuori mi faceva sentire un poco meno solo, anche se intorno a me c’erano disperati, alienati, soli e senza via di scampo.
Mi sbronzavo spesso ed ero stato rapinato un paio di volte, mentre rientravo tardi e ubriaco, m’avevano pestato a dovere e s’erano fregati i pochi soldi e l’ultima bottiglia di rum che portavo a casa per finire di anestetizzarmi. Quella sera, una sera speciale per come si svolsero i fatti; mi ero piazzato dentro un bar schifoso in un tavolino appartato e bevevo una birra da mezzo litro, quando entrò bella disinvolta una rossa da sogno, decisamente nel luogo sbagliato e al momento sbagliato. Tutti gli ubriaconi autoctoni si girarono bavosi, il profumo che emanava era una droga per uomini soli “inscimmiati” dalla mancanza totale di fragranza femminile, da così tanto tempo, che rischiavano un’overdose solo ad annusare quel profumo estasiante.
Alcuni avventori un po’ più giovani, sballati, sbronzi duri ed eccitati si mossero lentamente all’unisono verso la rossa. La faccenda si faceva complicata, lei tranquilla e saltellante, chiedeva informazioni su qualcosa al barman mentre ordinava una birretta. Se ti vuoi muovere per prevenire casini, devi avere i tempi giusti e cosi feci. Ancora prima che i ragazzi la raggiungessero ero già lì al suo fianco:
“qui tira aria brutta, non voltarti e vieni fuori con me, fingi di conoscermi, sorridi e prendimi per il braccio e filiamo”
Inizialmente m’osservò come si osserva un poveraccio demente, ma dal mio sguardo comprese che non scherzavo e così seguì le mie istruzioni alla lettera, devo dire piuttosto bene, molto credibile.
Una volta fuori si voltò verso la vetrata del bar e il fermo immagine ricordava la notte dei morti viventi, all’interno cinque o sei zombie ci guardavano con odio folle: lucido, puro, impressionante odio bestiale e folle.
Filammo via e la rossa fu una passeggera della mia esistenza per un pezzo Fino a quando le cose non si sfaldarono, come ogni cosa della mia fottuta esistenza.

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