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Ethernia - Capitolo 3 (L'Accademia)
Scritto da Jared Johnny Marcas
Categoria altro, genere
Scritto il 18/05/2017, pubblicato il 18/05/2017, ultima modifica il 18/05/2017
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La facciata principale dell’Accademia era maestosa ed immensa. Le due torri squadrate che si ergevano ai lati dell’ingresso principale erano decorate con dei mosaici raffiguranti maghi e stregoni nelle varie fasi del combattimento. Nel punto più alto invece si poteva osservare la statua di un drago con le ali completamente spiegate in procinto di usare l’alito di fuoco. Essendo rivolta verso est, la facciata si mostrava in tutta la sua bellezza specialmente in quelle prime ore del mattino.
Passando sotto al monumentale portone d’ingresso, Medd rimase colpito dalla bellezza di quell’edificio. Sopra ai tre portali d’ingresso si trovava una galleria di statue raffiguranti l’imperatore Olis e il suo esercito delle Terre Libere, sormontate da una balconata con balaustra che delimitava un piccolo terrazzo. Un rosone centrale raffigurante il sole si affacciava sul balcone, affiancato da due finestre: su quella di sinistra si trovava un mosaico rappresentante Ethernia che Si Risveglia dalle Acque, mentre su quella di destra era raffigurato Il Trionfo del Silenzio, opera tetra e inquietante voluta dal primo presidente eletto per enfatizzare come decenni e decenni di oppressione e di disinteresse avessero quasi portato il popolo di Ethernia a perdere per sempre la loro amata patria.
Un gruppo di ragazze superò Medd chiacchierando e sghignazzando. Ben vestite e curate nell’aspetto, il ragazzo notò che indossavano tutte uno strano cappello bianco senza tesa a forma di cupola, con un nastro dorato tutto intorno.
- Sei… sei qui anche tu per l’iscrizione? -
Un ragazzo mingherlino comparve alle spalle di Medd. Si stava guardando intorno con aria impaurita e diffidente, sommerso da un mantello grande almeno quattro volte il suo esile corpicino.
- Uh? Ah, sì, ho ricevuto la lettera… -
- Ah, che fortuna! E’ da quasi un’ora che sono qui e non riesco a trovare la Sala delle Udienze! Non è che mi ci potresti portare tu? -
Più che uno studente dell’Accademia, a Medd quel ragazzino sembrava appena uscito dalla Scuola di Formazione Iniziale.
- Beh, sono appena arrivato e non ho idea di dove sia, ma possiamo cercarla insieme. Scusa la domanda, ma quanti anni hai? -
- Ventidue, perché scusa? -
Medd fece un sorriso per l’ingenuità del ragazzino, ma allo stesso tempo rimase colpito.
- Non niente, anche io ho ventidue anni, ma credevo tu ne avessi molti di meno rispetto a me -
Il ragazzino si guardò in giro agitato, grattandosi in modo compulsivo la tempia destra.
- Sì, me lo dicono in molti, purtroppo non mi davano molto da mangiare ed in casa c’era più birra che acqua quando ero bambino -
- Cosa?! -
- Non c’è tempo! Ci aspettano in Sala delle Udienze! -
Ed il ragazzino si avviò verso le scale, salendo ogni gradino due passi alla volta.
- Ma, fino a poco fa dicevi di non sapere dove si trovasse la Sala! -
Il ragazzino si voltò verso Medd, meravigliato.
- Ah, già! Allora, mi ci porti? -
Incapace di riconoscere se quella scena fosse reale o meno, Medd si avvicinò alle scale.
- Sì, va bene… ma prima dimmi come ti chiami -
- Dimwit! Andiamo! - , disse il ragazzino velocemente, per poi proseguire a salire le scale.
- Ehm, io sarei Medd… -
“Accidenti, si preannuncia una giornata davvero interessante”, pensò confuso il giovane, seguendo Dimwit ai piani superiori.

Fortunatamente, al primo piano si trovava una stanza con il cartello “Segreteria” attaccato sulla porta. La vecchietta al suo interno, avanti con l’età ma comunque distinta ed elegante, indirizzo i due ragazzi al quarto piano, dove si trovava la Sala delle Udienze. Gli interni dell’Accademia ricordavano a Medd quelli del palazzo reale Surita: ampi corridoi luminosi con pareti color crema tappezzate da dipinti cavallereschi. Sui lati dove si aprivano le finestre inoltre si potevano trovare varie statue raffiguranti maghi e streghe famosi che avevano completato il loro percorso di studi nell’Accademia di Vinminkal.
La Sala delle Udienze, al quarto piano, era preceduta da una piccola anticamera. Vicino alla porta di accesso alla Sala si trovava un bancone, simile a quelli presenti nelle taverne, dietro al quale era seduto un piccolo ometto occhialuto e scapigliato. Oltre a lui, nella stanza erano presenti altri ragazzi e ragazze, seduti sulle varie poltrone e divani dell’anticamera. Medd e Dimwit si avvicinarono all’ometto per chiedere informazioni.
- Scusi, cerchiamo Sala delle Udienze, abbiamo ricevuto la lettera di convocazione - , disse Medd dando uno sguardo agli altri ragazzi presenti nell’anticamera.
- S-s-s-siiii? Cosa v-volete? -
Quando l’ometto alzò gli occhi dal grosso tomo che stava leggendo, Medd notò che indossava degli occhiali a fondo di bottiglia, le cui lenti grossolane e spesse accentuavano un lieve strabismo.
Il ragazzo si girò lentamente verso Dimwit cercando un lieve conforto a quella strana scena. Ma questi si stava accarezzando le mani giunte davanti al petto, fissando senza motivo il vuoto e piegando ritmicamente il busto avanti ed indietro. “Bene! I più strani della scuola li ho trovati subito!”
- Uhm, la lettera che abbiamo ricevuto diceva semplicemente di recarsi qui a quest’ora nella giornata di oggi. Non so, non ha un registro per controllare che ci siano i nostri nomi? - disse Medd scocciato dalla situazione.
- Ah, s-s-sì è vero, il! Contro-control-l-llo s-subito. Nomi? -
- Medd Mantir e… -
Dimwit si era improvvisamente bloccato con gli occhi chiusi e le mani dietro la testa.
- Ehm… Dimwit? - , gli chiese Medd sottovoce, alzando sconsolato gli occhi al cielo.
- Sì! Dimwit! Dimwit Tavarana! - urlò il ragazzino, suscitando l’attenzione di tutti i presenti nella sala. Medd avrebbe voluto sprofondare nel pavimento o svanire all’istante.
L’ometto occhialuto sgranò gli occhi, squadrando Dimwit dalla testa ai piedi. Poi, guardando anche Medd, disse:
- C-c-certo che siete d-d-d-due tipi strani voi… S-s-sì, i v-v-v-vostri nomi sono s-s-sul re-re-regi-registro, accomodatevi lì e v-v-v-v-errete chiamati al p-più presto -
Cercando di mettere un po’ di distanza fra lui e Dimwit, Medd si diresse velocemente verso un divano libero, accanto a due ragazze che stavano prendendo un the.

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