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la verità sia con te
Scritto da athos
Categoria narrativa, genere
Scritto il 19/10/2017, pubblicato il 19/10/2017, ultima modifica il 19/10/2017
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Nota dell'autore: Il racconto si divide in due parti. La prima riguarda la conoscenza di due ragazzi italiani con una ragazza e un ragazzo inglesi. la secondo, racconta il tragico epilogo

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La verità sia con te
Questo racconto è stato pubblicato con il titolo “Tom & Jerry” nel mio primo libro “la versione di Giobbe”: Una serata tra giovani che si sono appena conosciuti, un saluto che sembra un addio. Ma quando tutto sembra finito, la storia continua. Qui ripropongo la versione integrale della prima parte, cui seguirà la seconda e ultima parte.

Tom e Jerry entrarono nel piccolo pub. Ambientazione di legno, sgabelli in prossimità del banco e tante immagini di miti canori. Riconobbero subito David Bowie, Bono Vox e Kurt Cobain. Erano un po’ brilli, la farinata locale li aveva saziati e il vino ligure, ma era poi così?, li aveva tirati su di giri. Erano giovani, contenti e amici per la pelle. Si conoscevano da qualche anno, periodo in cui avevano condiviso la pas¬sione per la musica rock, i cinema americani e una certa filosofia giovanile. Si appollaiarono su piccoli troni poggiando le braccia sul bancone di legno. Il barista chiese loro cosa volessero da bere. La sete era ancora tanta in quell’estate fredda. A metà giugno il tempo non aveva ancora messo la testa a posto e, in quei pochi giorni di vacanza, una sola volta erano entrati in mare. Freddo da togliere il fiato, due passi e ti trovavi già con l’acqua alla gola. Chiesero due Guinness, sapendo che non erano molto alcoliche e completa¬mente sgasate.
C’era poca gente nel locale, era un mercoledì sera piovigginoso, e loro erano gli unici turisti. Poi guardan¬dosi intorno con fare ebete si accorsero che forse non erano solo loro gli stranieri. Un ragazzo e una ragazza ballavano sotto le luci. Lui era un ragazzetto di diciassette o diciotto anni mentre lei, morbida e carina, ne avrà avuti una ventina. Erano straniti, si guardavano e ridacchiavano. Tom si muoveva a ritmo di musica e fece un gesto alla coppia. Questi si avvicinarono, e si presentarono. Bonnie e Clyde. Tom & Jerry cominciarono a ridere – ci prendete in giro? – e bevettero un sorso di birra. I due ragazzi li guarda¬rono increduli, erano inglesi. Bonnie era di Newcastle, niucasel in inglese. Tom se lo fece ripetere tre volte perché in Italia non si conoscevano molto le lingue straniere. Alla fine capirono a gesti, segnando la posizione sulla cartina del Regno Unito posta vicino al tabellone delle freccette. Clyde arrivava da Lon¬dra ed era il cugino della ragazza. Erano in vacanza anche loro, finita la scuola, i genitori li avevano man¬dati in Liguria per un po’ di relax. Jerry chiese loro come mai avessero scelto una meta così insolita, a quell’età un ragazzo avrebbe voglia di sfracellarsi a Ibiza o a Rimini. Non lo sapevano neanche loro, ma avevano accettato di buon grado questa vacanza.
A mezzanotte il locale stava per chiudere, ormai erano rimasti solo loro, salutarono il barista e uscirono nell’umida notte di Laigueglia. Faceva fresco e Tom & Jerry chiesero loro se volessero andare a fare un giro in macchina, magari a Loano, dove avevano affittato un piccolo appartamento. I due inglesi si guarda¬rono, erano indecisi. Clyde non era molto convinto della proposta, mentre la ragazza ne era entusia¬sta.
Salirono in macchina, Tom e Clyde davanti, Jerry e Bonnie dietro. Partirono nella notte scura. Co-mincia¬rono i primi tornanti, Tom guidava bene e veloce, e la macchina seguiva i ghirigori della strada. Clyde guardava fisso davanti a sé, che sembrava ipnotizzato. Dietro Jerry e Bonnie parlavano un mix d’italiano, inglese ed ebbrezza. Jerry si avvicinò a Bonnie e la baciò. Un bacio caldo, lento, li avvolse. Era bellissima quell’età per le ragazze, hanno la felicità nel cuore e i loro baci lasciavano il segno, pensava Jerry. Le mise la mano sui seni, morbidi e accoglienti che ci si smarriva. Tom davanti guidava e li osservava nello specchietto, mentre Clyde aveva sempre lo sguardo fisso.
Arrivarono a casa. I due davanti che cercavano di trovare un dialogo e i due dietro leggeri come piume. Una volta entrati nell’appartamento Clyde si sedette al tavolo della cucina, prese il giornale e cominciò a leggere. Gli altri tre ridevano e scherzavano. Tutto quanto successo prima era nel limbo, talmente naturale e quasi dimenticato. Presero una bottiglia di rhum e riempirono i bicchieri. Brindarono all’estate, alla gioventù e alla vita. Clyde era serio, compunto, continuava a leggere il giornale, anche se non capiva una parola d’italiano. L’impegno che ci metteva tradiva che qualcosa gli era andato storto quella sera.
Al culmine dell’ebbrezza Bonnie prese dalla borsa un rossetto e cominciò a disegnare sullo specchio del bagno tanti cuori accompagnati da un volo d’uccelli. Tom & Jerry ridevano e scherzavano. La notte era magica.
Tornarono in cucina, dove Clyde, stoico come un antico romano, era sempre impegnato in una strenua lettura. I ragazzi risero, erano più grandi di lui e la vita aveva già riservato loro qualche esperienza. Ri-torna¬rono in macchina per riportarli a casa.
Il viaggio fu il più dolce nella vita di Jerry. I baci di Bonnie lo fecero salire in vetta al mondo e non capì più nulla nel tragitto di ritorno. Si salutarono sotto casa promettendosi amore eterno.
Il giorno dopo fu “un altro giorno”. Le vacanze erano finite e Tom & Jerry tornarono verso casa.

Seconda parte

I due ragazzi intrapresero il viaggio di ritorno verso l’appartamento. Erano passati solo pochi minuti che Tom cominciò a insul¬tare Jerry.
“Coglione di un effeminato, mentre io guidavo, te la spassavi con la biondina.”
“Ehi amico, non t’incazzare. E’ stata una serata veloce e piacevole, che ti posso dire.” Gli rispose Jerry indispettito.
Tom ascoltò e tacque. Poi, di botto, rispose: “Restiamo un altro giorno. Domani ne parleremo con il proprietario. Ho un po’ voglia di divertirmi. Dai!”
Jerry lo guardò incuriosito. Sapeva che Tom aveva un carattere duro e a volte diffidava di lui. “E che dovremmo fare secondo te? C’è sempre il ragazzino, e Bonnie finirebbe nelle mie braccia.”
“Oh sì, lo so. Il tuo fascino ha colpito ancora! Io invece sempre a bocca asciutta. Io ti dico che ho voglia di rivederli.”
Non c’era in giro nessuno a quell’ora e in pochi minuti arrivarono al loro alloggio. C’era un silen¬zio assoluto e una leggera brezza rinfrescava l’aria. Non sembrava ancora estate.
“Dio mio! Se tornavamo a casa, era meglio, non ho voglia di stare in questo posto. Vorrei rivedere Bonnie, ma da solo però, invece tu sarai in mezzo a noi non so a che fare.” Ribatté un assonnato Jerry.
Salirono in casa, si spogliarono e si buttarono sul letto. Crollarono in un sonno profondo nel giro di qualche minuto. La giornata con le sue emozioni li aveva provati.
La mattina si svegliarono alle undici, intorpiditi dal troppo alcool della sera prima. Tom era il più sveglio. Prese uno straccio e ripulì lo specchio imbrattato di rossetto. Dopo una decina di minuti tutto era ritor¬nato come prima. Tom si guardò intorno soddisfatto, come se avesse cancellato il ricordo della notte precedente. Chiamò il proprietario per chiedergli se aveva qualche cliente in arrivo. Ricevuto un diniego, avanzò la proposta di avere a disposizione la casa per un altro giorno. L’uomo, dall’altra parte del telefono, ne fu ben felice e concordarono il prezzo per quella notte supplementare.
Tom era raggiante mentre Jerry sbuffava a ripetizione. Non capiva perché avrebbero dovuto fermarsi ancora un giorno. In cuor suo aveva voglia di rivedere Bonnie. Quando l’aveva salutata, pensava che non l’avrebbe più rivista. Era tutto stato così veloce che non ricordava bene cosa fosse successo. Ma si ricordava la morbidezza delle sue labbra e il suo corpo caldo. Temeva però qualche problema con Tom. Era un ragazzo un po’ introverso, era suo amico ma con lui non aveva molto dialogo, un compagno di scorribande ma tutto finiva lì. Capitava che i due non s’incontrassero per dei mesi poi, improvvisamente, cominciavano a far coppia fissa per un paio di settimane, il tempo di girare tutte le birrerie della zona dove vivevano, due perditempo in cerca di avventure. Ma Jerry, rispetto a Tom, era un’altra persona.
“L’hai chiamata?” chiese Tom
“No, non ancora.” Fu la risposta
“E cosa aspetti? Dai ragazzo, svegliati.” Insisté Tom.
“Uff…ok, adesso la chiamo.”
Jerry prese il telefono e chiamò Bonnie. La ragazza era al settimo cielo a sentire la sua voce, e mentre Jerry sorrideva appoggiandosi alla sedia e lasciando scivolare all’indietro la testa, Tom mostrava segni di nervosismo. Non era uno che parlava molto, e l’universo femminile era sempre stato molto distante da lui.
“Allora…ci vediamo con loro alle sette in birreria.” Disse Jerry per tranquillizzare l’amico.
Andarono al mare nel pomeriggio, senza parlare molto. Jerry non era molto convinto della serata, men-tre Tom sembrava che si stesse preparando psicologicamente a un gran galà.

Alle sette in punto entrarono in birreria. Si erano lavati e profumavano di fresco. Jerry indossava un paio di pantaloni corti blu e una maglietta rossa mentre Tom aveva pantaloni marroni con camicia azzurra. Non era un abbigliamento molto intonato, ma il ragazzo era un po’ demodé. Si era pettinato i capelli all’indietro, usando molto gel. Jerry pensava che Tom voleva fare colpo su Bonnie, ma non ne capiva il motivo. Si sentiva debole e impreparato ma tutto poco alla volta passò, pensando a quando avrebbe rivisto la ragazza.
C’era qualche cliente nel locale, ma di Bonnie e del cugino nemmeno l’ombra. Presero due birre e si appollaiarono sugli sgabelli come la serata precedente. Dopo un quarto d’ora li videro entrare. Bonnie era raggiante, felicissima in un abito color acquamarina che ne risaltava le morbide forme, mentre Clyde vestiva all’inglese: pantaloni blu su scarpe Timberland e magliette Fred Perry bianca. Era proprio un ragazzetto di buona famiglia e non c’entrava nulla con la grettezza di Tom.
“Ciao ragazzi, come state?” esordì Tom un po’ guardingo. “Bene, oggi abbiamo fatto un bel bagno a Bergeggi. Una giornata stupenda e Clyde mi ha insegnato a nuotare a farfalla.” Gli rispose Bonnie sor-ridente. Clyde non parlava. Si vedeva lontano un miglio che non aveva dimestichezza con quella com-pagnia. In cuor suo sembrava desiderasse di rimanere solo con la cugina. Jerry accarezzò il braccio paffuto di Bonnie e lei gli prese la mano. Si scambiarono un bacio fugace.
“Che si fa?” chiese Tom. Era strano per uno come lui fare tutte quelle domande, lui che era sempre un po’ in disparte e privo d’iniziativa.
Il gruppo si sedette a un tavolino all’aperto e prese le ordinazioni. Bonnie e Jerry si erano trovati l’uno di fronte all’altro, mentre gli altri due si sedettero con circospezione nei posti rimasti liberi. La situazione era ferma, non aveva ancora preso lo slancio della sera prima e tutti cercavano di tenere alto il livello della conversazione, reso difficile dalla differenza di lingua.
Ordinarono quattro panini e una bottiglia di vino bianco. Mangiare e bere fece loro bene, cominciarono le prime risate, e mentre Jerry seguiva un po’ tutti Tom aveva occhi solo per Bonnie. La ragazza non ne era lusingata, ma faceva la sua parte da piccola donna di mondo e star della serata. Il leggero caldo pomeri¬diano aveva lasciato posto a una sera fresca, e i tre avevano una gran voglia di bere. Ordinarono un’altra bottiglia di vino. L’unico sobrio era Clyde, che mostrava il solito atteggiamento preciso e irreprensibile.
Jerry tentava di comunicare con Bonnie, ma ogni suo atteggiamento minimalista volto a domandarle qual¬cosa, era adocchiato dai due carabinieri che con loro erano seduti al tavolo. Jerry scoprì quanto fosse vecchio e retrogrado il suo amico mentre Clyde somigliava sempre più ai manichini di moda per ragazzi che vedeva alla Rinascente di Milano.

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