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la verità sia con te
Scritto da athos
Categoria: Narrativa
Scritto il 19/10/2017, Pubblicato il 19/10/2017, Ultima modifica il 19/10/2017
Codice testo: 1910201715235 | Letto 308 volte

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Nota dell'autore athos:
Il racconto si divide in due parti. La prima riguarda la conoscenza di due ragazzi italiani con una ragazza e un ragazzo inglesi. la secondo, racconta il tragico epilogo

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[...]
Jerry tentava di comunicare con Bonnie, ma ogni suo atteggiamento minimalista volto a domandarle qual¬cosa, era adocchiato dai due carabinieri che con loro erano seduti al tavolo. Jerry scoprì quanto fosse vecchio e retrogrado il suo amico mentre Clyde somigliava sempre più ai manichini di moda per ragazzi che vedeva alla Rinascente di Milano.




Arrivò una terza e poi una quarta bottiglia di vino.

Gli animi erano accesi, Tom sembrava già parecchio su di giri, Bonnie e Jerry si guardavano spesso negli occhi, comunicandosi quel piccolo sentimento appena nato. L’unica nota diversa era Clyde che nonostante fosse an¬cora minorenne aveva cominciato a bere anche lui, scolandosi tre bicchieri con nonchalance. Sembrava reggere l’alcool con facilità.
“All’estate!” urlò Jerry, alzandosi e porgendo la mano a Bonnie. “All’estate!” gli fece eco la ragazza. I due sorridendo si alzarono e rientrarono nel locale. La musica era alta e sulle note di Stand By me degli Oasis cominciarono a ballare. Dapprima con giri di walzer poi sempre più vicini, fino a che Bonnie ebbra si avvinghiò a Jerry. Cominciarono a baciarsi e a conoscersi, fino a che inciamparono nelle loro stesse gambe e caddero a terra. Le loro risa risuonarono alte nel locale, anche il barman danzava con loro e alzava le mani al cielo. Tom entrò nel locale e li guardò torvo. Barcollava, e si appoggiò a una mensola. Anche Clyde giunse sul posto dietro a Tom. La serata stava proseguendo esattamente come la sera prima e se ognuno dei due esclusi si era immaginato uno svolgimento diverso, la realtà li stava riportando con i piedi per terra.
Bonnie si avvicinò ai due e fece loro una piccola carezza chiusa da un inchino. Era felice e rideva voltan¬dosi a guardare Jerry. Tom le prese un braccio con forza, negli occhi un lampo di rabbia inutile.
I quattro tornarono fuori ai tavolini. Bonnie prese Clyde per un braccio e chiese.
“Che facciamo cugino? Dove vuoi andare?”
Il ragazzo le rispose “Andiamo a casa.”
“E loro? Non sono neanche le dieci di sera”
“Possono venire anche loro”
Bonnie lo guardò incuriosita, si girò verso Tom & Jerry e sbottò “Si va a casa nostra, lo dice il mio grande cugino!”
Si avviarono lungo la strada che costeggiava parallela il lungomare e finirono in un quartiere signorile, con case a due e tre piani. Sostarono davanti a una di esse. Bonnie prese le chiavi dalla borsa e aprì il cancello. Tom & Jerry entrarono anche loro nell’androne e poi, seguendo Bonnie, passarono il giardino fiorito con delle palme altissime. Si guardavano intorno e pensavamo a quanto fossero ricchi questi inglesi per permettersi di passare le vacanze in un posto così bello.
Entrarono in casa. Bonnie li prese entrambi per mano e li portò a visitare l’appartamento.
“Questo è il salone delle feste, più in là c’è lo studiolo di mio padre, poi la cucina, il bagno e due camere da letto. In una ci dormo io e nell’altra Clyde”
Il ragazzo diventò rosso. Jerry istintivamente pensò che come nei filmetti anni ’80 Clyde curiosasse nella stanza della cugina e non si sarebbe persa una sua doccia neanche se avesse avuto mal di denti. Sorrise a questo pensiero di moderno Pierino d’oltremanica.
“E poi abbiamo la cantina con i giochi. Clyde, prendi la chiave che andiamo giù a giocare a biliardo.”
Clyde prese una chiave appesa al muro e aprì la porta dell’appartamento.
“Posso andare in bagno?” chiese Tom.
“Sì, vai pure. Cominciate a scendere, tanto sull’ascensore si sta solo in due. Poi appena Tom ha finito, vi raggiungiamo.” Disse Bonnie.
Clyde e Jerry uscirono dall’appartamento e presero l’ascensore. Era angusto e piuttosto lento, impiegò un paio di minuti per fare tre piani. Giunti nel seminterrato Clyde aprì una porta. Un ampio salone si aprì alla vista di Jerry. Vi era un biliardo, un tavolo da ping pong, una panca, una cyclette, un tapis-roulant e un punching-ball attaccato al soffitto. Era tutto pulito e organizzato, con l’aria condizionata messa a tempera¬tura ideale per fare un po’ di sport.
“Ci vieni con tua cugina ad allenarti?” ruppe il ghiaccio Jerry.
“Sì, a volte. A lei piace fare la panca e correre sul tapis-roulant. Io preferisco dare qualche pugno. Mio padre, quando viene qui in primavera si allena spesso.” Rispose Clyde.
“Mi piace tua cugina.”
“L’ho visto.”
“Piace anche a te.”
“E’ una domanda?”
“Sì e no, è anche un’affermazione”
Clyde lo guardò sospettoso e diede un gran pugno alla palla di gomma pendente dal soffitto.
Jerry era un po’ ubriaco e aveva voglia di provocare il ragazzo. Sembrava un damerino ma, spogliato dei vestiti da milord, poteva divenire un’altra persona.

Tom uscì dal bagno. Non sentiva più nessuna voce e si aggirò per la casa. Vide Bonnie che guardava fuori dalla finestra. Era a piedi nudi e il vestito si era un po’ scollacciato nella caduta in birreria. Quando si voltò, la ragazza gli fece un sorriso e gli disse “Andiamo.” Tom non capì bene, cercò di tergiver¬sare. Trovarsi solo con una ragazza gli mandava il sangue alla testa.
Si sedette sul divano, con le gambe aperte.
“Che hai Tom? Raggiungiamo gli altri.” Gli disse Bonnie.
Tom non disse nulla. Piegò la testa all’indietro e si diede una pinta. In una frazione di secondo fu in piedi. Le si avvicinò eccitato e cercò goffamente di abbracciarla. Bonnie lo respinse con forza e si mise in guardia.
“Cosa fai? Non fare lo stupido.” Gli disse guardandolo impaurita. Lo stava respingendo, ma lui era nettamente più forte.
Tom non capì più nulla, si riavvicinò e la strinse forte. Come in un goffo tango la fece girare su se stessa e passo dopo passo la spinse in camera. Bonnie non credeva ai suoi occhi, cercò una difesa scomposta e capì tutto. Tom le saltò sopra e le strappò il vestito. Bonnie si piegò in due, tentando di coprirsi. Le lacrime le impedivano di urlare. Tom si spogliò, il sudore gli copriva il volto e gli faceva bruciare gli occhi. Ansimava. Le aprì le gambe con forza. Bonnie non reagì
“No, nooo, che fai? Ho il ciclo…non voglio fare nulla…ti prego…” a bassa voce,
Era terrorizzata la ragazza, gli occhi sbarrati verso il suo triste destino.

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